S-economy, quanto valgono davvero i social network

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Startup e rischio bolla

Per evitare una bolla 2.0, andrebbero adottate delle accortezze nel corso delle Ipo dei social media. Ma il business dei social network è solido

Quando di parla della futura Ipo di Facebook, sembra di dare i numeri: al second market la valutazione è di 75 miliardi di dollari, tempo fa ci si è spinti a 100 miliardi di dollari (poiché Facebook avrà ricavi doppi rispetto a quelli stimati da Goldman Sachs, quando valutò il social network a quota 50 miliardi), e la speculazione si spinge a fanta-quotazioni da un trilione (qui però siamo nel regno della fantasia). Come si effettuano le valutazioni hi-tech in Silicon Valley? Se lo sono chiesti anche alcuni analisti.

Eric Schmidt ricorda quando Google venne quotata nel 2004 a 85 dollari per azione: sette anni dopo, Google ha oltrepassato i 500 dollari. E per capitalizzazione. Google è alle spalle di Apple, IBM e Microsoft. Al Allen & Co summit in Sun Valley, in Idaho, tutti ammettono che Google venne sottovalutata. Le prossime Google quali saranno? Fari puntati su Groupon, Zynga e naturalmente Facebook.

Ma i critici non distolgono gli occhi e la mente da errori, sovravalutazioni e delusioni: il social network cinese Renren, la cui Ipo è stata di 14 dollari, oggi viaggia sui 10 dollari. WPP Plc parla apertamente di bolla 2.0. IAC punta il dito contro le sopravvalutazioni.

Anche se il giro d’affari di Facebook è solido, ciò che preoccupa è un’Ipoda 100 miliardi di dollari. Dopo l’ottimismo di inizio 2011, si teme una frenata dei mercati nella seconda metà dell’anno (basta seguire i listini in questi giorni di turbolenze). Ma anche il boom del 109% di LinkedIn mette gli analisti in guardina: il social network del business era forse stato valutato troppo basso?

L’anti-bolla allora consiste nel leggere i fondamentali e nel guardare con attenzione il cash flow generato. Nel mercato dei Social media (o S-economy) è importante mantenere il buon senso, anche se la valutazione è considerata un “hot topic”. Secondo BDO USA, il 75% dei manager di capital markets non considera giustificate le valutazioni. Il 62% teme una bolla. Ma, a differenza degli anni ’90, le aziende che stanno quotandosi o stanno per sbarcare in Borsa, hanno business solidi, ben piantati per terra. Allora c’era l’aleatorietà, oggi ci sono clienti reali, fatturati reali e profitti reali. Foprse la Securities and Exchange Commission (Sec), la Consob americana, potrebbe limitare il numero delle azioni del mercato secondario, per stemperare la febbre da valutazione, prima dell’Ipo? Insomma, si potrebbero trovare soluzioni tecniche per impedire un boom eccessivo o una crescita incontrollata al momento dell’Ipo? Però, secondo navigati esperti di Borsa, ciò non avrebbe senso. Semmai converreebbe aumentare il flottante per calmare gli “spiriti bollenti”.

Ma oggi a far “esplodere” le quotazioni ci sono anche altri fattori: Internet continua a crescere, l’advertising online corre, e si affaccia in Borsa per la prima volta una giovane generazione, talora a digiuno di nozioni finanziarie, che potrebbe essere tentata dall’acquistare “titoli social” perché sono tool online che normalmente usa, senza però aver mai visto i loro fondamentali o conoscerne cash flow ed altri parametri. Se è una bolla, ad alimentarla sono veramente tanti fattori. Però, delineare un parallelismo con gli anni ’90 e lo sboom del 2000, almeno per ora, non ha senso.

Credit: BDO USA
Credit: BDO USA
Autore: ITespresso
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