Sarà la virtualizzazione a salvare lo storage?

DataStorage

Le campane della società di ricerca Sirmi continuano a suonare a lutto per il
mondo dello storage mentre altri protagonisti dello stesso settore hanno
individuato nella virtualizzazione un elemento di ripresa e sviluppo

Secondo uno studio Sirmi, pubblicato all’inizio del 2007, il mercato Storage continua a mostrare segno negativo a causa del downpricing e dell’offerta di prodotti software che permettevano una migliore gestione dello storage riducendo di conseguenza la necessità di acquistare nuove unità. In controtendenza si muovevano solo le Unità Enterprise per MF/OS e Juke Box/Warm. I principali Vendor attivi sul mercato si erano confermati IBM, EMC e HP con una quota di circa il 60% sul totale.

Dopo circa tre mesi le note di un nuovo rapporto Sirmi suonano nuovamente fosche per il settore storage. In base a una nuova ricerca infatti, il mercato Storage decresce in termini di fatturato del 2% rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso. Significativa la differenza tra i prodotti, dove spicca un incremento del 13,5% sui prodotti di fascia Bassa On Line, dovuta alle buone performance di EMC, che controbilancia gli andamenti negativi delle altre linee di prodotto.

Contemporaneamente a quest’ultima ricerca Magirus, distributore di riferimento nel mondo delle soluzioni enterprise e del secure networking, ha elaborato un report sulla storage virtualization, basato sulle previsioni degli analisti di settore, che conferma come gli investimenti dell’azienda in quest’area, dove distribuisce marchi come Datacore, EMC2, HP, IBM e Vmware, vadano proprio nella direzione di uno dei trend tra i più significativi per il 2007. Magirus in particolare, guarda con grandissima attenzione al mercato dello storage, che è una delle aree in cui l’azienda è cresciuta di più negli ultimi due anni. Attualmente infatti, secondo quanto dichiarato dal managemente della stessa Magirus, l’insieme dei diversi vendor attivi nell’area dello storage, compresa quindi la storage virtualization, rappresenta ormai più del 40% del fatturato della società, e continua a crescere.

Conferme a 360 gradi

A sostenere la tesi di Magirus interviene anche IDC, secondo cui la v irtualizzazione dello storage non è più da considerare un mercato nascente, con un limitato numero di implementazioni e una tecnologia immatura, ma un settore in piena fase di sviluppo trainato dalle applicazioni “file centric”, che renderanno sempre più importante il ruolo di queste soluzioni. Lo dimostra il fatto che il 49% delle aziende interpellate dalla società di ricerca sta valutando soluzioni di storage virtualization e il 34% ha già implementato una soluzione. Sembra quindi che nei prossimi cinque anni la virtualizzazione sarà terreno di confronto competitivo nel mercato dello storage, e porterà a significativi cambiamenti nelle architetture dei sistemi, stimolando gli investimenti in nuove applicazioni. Alla fine di questo periodo, il panorama competitivo dei sistemi e delle applicazioni per lo storage potrebbe essere radicalmente diverso da quello attuale. In alcuni Paesi europei, come la Germania e la Francia, questa evoluzione è già iniziata, e lo dimostrano i progetti recentemente intrapresi da aziende come Lufthansa e France Telecom.

Perchè virtualizzare

La prima risposta che viene in mente è legata al sensibile risparmio economico garantito dal ricorso alle tecnologie di virtualizzazione storage, ma sarebbe riduttivo. Dietro all’angolo esiste un mondo di vantaggi legati alla virtualizzazione, e in particolare:

Una totale indipendenza dalla piattaforma o, meglio, dal mix delle piattaforme di storage;

La possibilità di utilizzare la tecnologia iSCSI, con prestazioni paragonabili a quelle fornite da tecnologie più efficienti ma molto più costose;

Una totale integrazione con le soluzioni di “server virtualization“;

La possibilità di effettuare con rapidità delle operazioni di back-up e recovery dei dischi in ambiente SQL ed Exchange;

La possibilità di ampliare senza problemi le dimensioni dello storage a livello aziendale (anche di un fattore 10);

L’ottimizzazione delle operazioni di migrazione, gestione e consolidamento dei dati, con un risparmio dei costi che si aggiunge a quello che deriva da una significativa riduzione delle ore di downtime (da una media di 60 ore/anno a meno di cinque, sempre in un anno) e dei costi del personale IT;

La centralizzazione della gestione, in modo indipendente dal sistema operativo: Windows, UNIX, Linux, MacOS e NetWare;

Uno sfruttamento razionale dello spazio su disco, dato che quello libero rimane sempre all’interno del pool globale di storage.

Insomma, mille e uno motivi che giustificano la fiducia riposta da alcuni protagonisti del settore storage, come Magirus, nel futuro della tecnologia.

Una voce fuori dal coro

Oltre ai risultati delle due ricerche condotte da Sirmi nel corso del 2007, per completezza riteniamo corretto commentare anche un rapporto apparentemente in controtendenza, recentemente presentato da Forrester Research, che ha evidenziato un trend 2007 positivo relativamente alla crescita degli investimenti storage delle grandi aziende. Forrester Research ha infatti presentato i risultati di una ricerca sugli investimenti IT delle aziende europee, evidenziando l’affermarsi di tre temi fondamentali per la gestione di attività d’information technology: sicurezza, maggiore efficienza dei sistemi e migliore gestione delle risorse economiche ed umane. La ricerca, effettuata prendendo a campione aziende dai 1000 agli oltre 20000 dipendenti, ha evidenziato un’interesse crescente verso l’upgrade e l’ottimizzazione dell’area storage. In particolare, dicono da Forrester, circa il 40% delle aziende intervistate hanno aumentato il budget dedicato allo storage, a fronte di un 10% che opta per investimenti minimi e del 50% delle aziende che hanno approvato lo stesso budget dello scorso anno. Questo ritorno all’investimento in area storage è la risposta all’esigenza di rinnovare un settore “costoso e disgregativo” qual’è quello dello storage e backup, così come tracciato nel Gennaio del 2007 da Andrew Reichman, analista Forrester esperto in sistemi di data storage, networking e management software. All’Università di Washington, Reichman proponeva l’utilità teorica della ” virtualizzazione dei sistemi di storage”, mettendo comunque in guardia le aziende da una “migrazione entusiasta verso le nuove architetture di sistema ” che potrebbe causare “più problemi di quanti ne risolva”. L’invito di Reichman era più per un ritorno controllato e ragionato all’investimento nella ricerca. Gestione di terabyte in lowcost, virtualizzazione dei sistemi di storage per consentire accessi rapidi e diretti alle piattaforme di backup, maggiore attenzione all’utilizzo delle risorse dedicate. Questi sono solo alcuni degli aspetti in cui stanno investendo importanti aziende come IBM e Sun Microsystems, dando vita ad un trend che da Forrester confermano in “costante e periodica crescita” al punto da stimare “un sensibile aumento di budget in area storage” che nel 2008 “riguarderà circa il 60% delle aziende”. Fin qui quindi il rapporto Forrester sembrerebbe contrastare le fosche sensazioni suscitate dalle ricerche Sirmi. In effetti, se analizzata nel dettaglio, la ricerca di Forrester non smentisce categoricamente quanto affermato dallo studio Sirmi, che individua nel calo di acquisti hardware la flessione di fatturato del settore, ma addirittura lo convalida, sostenendo che gli investimenti delle aziende si sono spostati verso nuove soluzioni, come appunto la virtualizzazione. Il rapporto Forrester quindi fornisce contemporaneamente un’interpretazione della flessione attualmente vissuta dal settore storage, e legittima la fiducia di Magirus nel futuro della virtualizzazione.

Autore: ITespresso
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