Scatti nel sesto continente

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Fotografare sott’acqua non è difficile, anche se le condizioni di ripresa sono molto diverse da quelle di superficie. I consigli per realizzare ottimi scatti con qualsiasi apparecchiatura e nelle varie situazioni.

Affacciarsi al mondo della fotografia subacquea significa trovare un’infinità di nuovi argomenti fotografici.Vuol dire anche ricominciare da capo sia con le tecniche di ripresa, sia con le attrezzature; vuol dire infine scoprire un mondo dove c’è ancora molto da dire attraverso la macchina fotografica. Sott’acqua cambia tutto: luce, colore, movimenti, distanze, prospettive. Tuttavia, non si deve pensare che riprendere sott’acqua sia difficile. Non occorre frequentare specifici corsi di ripresa. Basta sapersi muovere con scioltezza e sicurezza sotto il pelo dell’acqua. In genere chi si avvicina a questo genere non è un neofita della fotografia. Anzi, spesso possiede già una buona attrezzatura. Una volta inserite in speciali scafandri a tenuta, le macchine fotografiche usate in superficie (ma anche i flash) servono anche per la ripresa subacquea.

Cose da sapere

Il mondo sottomarino è il regno degli obiettivi grandangolari e della luce flash. Anche il mare più cristallino è ricco di particelle in sospensione, così piccole da renderlo poco trasparente. Meno acqua si frappone tra fotocamera e soggetto, più nitida risulterà l’immagine. Il cosiddetto ?infinito?, nella fotografia subacquea, è molto più vicino di quello della fotografia normale. È raro poter riprendere una panoramica che si estenda oltre i dieci metri dal punto di ripresa. In genere ci si tiene a distanze inferiori, comprese tra i 50 centimetri e i due metri. Già questo obbliga a usare focali grandangolari. Inoltre l’acqua riduce il campo degli obiettivi (in pratica li allunga) di circa il 25%, a causa del diverso indice di rifrazione rispetto all’aria. Un medio grandangolare da 35 mm, sott’acqua, diventa quasi un normale; un grandangolare da 28 mm si trasforma in medio grandangolare da 35 mm e così via. Gli obiettivi più usati sono quelli con focali comprese tra i 10 e i 14 mm. L’acqua, oltre ad allungare la focale degli obiettivi, agisce come filtro che modifica i colori. È un filtro selettivo, che assorbe i colori man mano che si scende in profondità. I primi a scomparire sono quelli caldi. Anche se il nostro occhio vede, o immagina di vedere, i colori a profondità maggiori, per il sensore della fotocamera già a cinque metri sono scomparsi il rosso, l’arancione, il rosa e parte del giallo. Vede solamente il blu, il verde e una ristretta gamma di bruno. Le immagini che riprende avranno solamente queste tinte. Con l’impiego della luce del flash, invece, si ottengono tutti gli splendenti colori del mondo subacqueo.

La ripresa

Fotografare sott’acqua è facile, per chi si muove scioltamente sott’acqua. Tuttavia, non basta affidarsi ciecamente agli automatismi della fotocamera. Sapersi destreggiare con disinvoltura tra tempi, diaframmi e sensibilità è indispensabile. Per questo motivo bisogna spendere un po’ di tempo in una serie di riprese di prova. Si scelgono alcuni soggetti significativi del proprio modo di fotografare e si scattano varie foto, sempre dalla medesima posizione, variando i diaframmi, la regolazione della messa a fuoco e la sensibilità. Tutti i dati vanno scritti su una lavagnetta impermeabile e trascritti, una volta riemersi, insieme ai principali dati atmosferici. Esempio: focale 14 mm, soggetto subacqueo con muta nera, distanza 1.5 metri, f/8, profondità 5 metri, ore 11, sole brillante, acqua limpida. Visualizzata l’immagine a computer, si vedrà se i parametri di ripresa erano corretti e, in caso contrario, quali correzioni apportare, ogni volta che ci si troverà in una situazione simile. Degli automatismi è bene non fidarsi molto. L’esposizione automatica funziona, certo, ma i parametri per i quali è prevista non sono quelli della fotografia subacquea. Soprattutto quando si tratta di riprese controluce e in presenza di forti contrasti di luminosità. Una volta in grado di padroneggiare bene la foto a luce ambiente, si può passare a provare la ripresa a luce flash. Anche in questo caso è bene non affidarsi agli automatismi e fare alcune prove. Si inizia impostando sulla fotocamera un valore di f/5.6, per un soggetto alla distanza di un metro con una sensibilità di 100 ISO e un tempo di sincronizzazione di 1/125. I numeri guida che indicano la potenza del flash usato per la normale fotografia, sott’acqua servono a poco. L’acqua assorbe la luce diversamente dall’aria. Il diaframma cambia di un valore ogni 30 cm di distanza. Se, per esempio, a un metro di distanza il diaframma corretto è f/8, a settanta centimetri si dovrà impostare f/11 e f/5.6 alla distanza di un metro e trenta. Nell’uso pratico si preferisce avvicinare o allontanare il flash dal soggetto, piuttosto che variare il diaframma. Naturalmente avendo ben presente la regoletta appena enunciata: ogni 30 cm di distanza corrisponde un valore di diaframma.

Luce mista

Le foto di maggiore effetto sono quelle scattate usando sia la luce del flash, sia quella ambiente. S’immagini di riprendere una bella parete di gorgonie, con un subacqueo in primo piano, da una distanza di circa 70 cm. Per una corretta esposizione del subacqueo, con la luce del flash, immaginiamo che il diaframma sia f/11. In questo caso la persona sarebbe perfettamente esposta, ma lo sfondo risulterebbe completamente buio. Il mare, la parete rocciosa, le gorgonie, tutto sarà nero. Il flash non ce la fa illuminare tutto. D’altra parte, si fosse impostato un valore di diaframma più aperto, per esempio f/5, per avere correttamente esposto lo sfondo con la luce ambiente, il subacqueo sarebbe venuto sovraesposto. Per salvare capra e cavoli, è necessario impostare il valore di diaframma valido per la luce ambiente e allontanare il flash dal soggetto a una distanza tale che questo non risulti sovraesposto. Si agisce come in esterni, quando non si usa un flash in automatismo TTL per schiarire le ombre. Naturalmente, per poter agire in questo modo è necessario che il flash sia impugnato a mano libera, o sia collegato alla fotocamera mediante una staffa facilmente orientabile ed estensibile. Per misurare la luce ambiente, e avere l’indicazione esatta del diaframma da usare, il metodo migliore è l’uso di un esposimetro subacqueo. Malgrado gli automatismi, di cui sono dotate le fotocamere attuali, e la grande latitudine di posa del sensore digitale, l’esposimetro a mano è ancora uno strumento validissimo. Unica attenzione da adottare: non puntare l’esposimetro verso l’alto, verso il ?cielo?; in questo caso la superficie del mare vista da sotto. La lettura esposimetrica potrebbe essere errata. Eventualmente si può fare una lettura simulata, con la tecnica della luce riflessa. Si mette una mano a circa venti centimetri dallo strumento e si legge il valore di luce riflessa. Il flash è come un piccolo sole che va orientato, avvicinato, allontanato, schermato, riflesso, esattamente come fa il fotografo in studio con le sue luci. In questi casi gli automatismi servono a poco. Inoltre gli automatismi sono spesso ingannati dalla sospensione delle minute particelle solide, sempre presenti nell’acqua.

Fotografia ravvicinata

Le più belle fotografie subacquee sono quelle a distanza ravvicinata: il pesce tropicale coloratissimo, un ramo di corallo, una gorgonia sono altrettanti soggetti che strappano l’applauso. Spesso indipendentemente dalla bravura del fotografo. Le difficoltà da superare per ottenere una fotografia a distanza ravvicinata sono minori, rispetto a quelle che si debbono superare per ottenere quelle in campo totale. L’indice di rifrazione dell’acqua, che ?allunga? la focale dell’obiettivo, senza variare la sua distanza minima di messa a fuoco, già aumenta il rapporto d’ingrandimento dell’obiettivo. Le ridotte dimensioni del sensore digitale, rispetto a quelle del fotogramma su pellicola tradizionale, aumentano ancora la focale reale, sempre senza variare la distanza di messa a fuoco minima. Non presentano questo vantaggio le fotocamere che offrono il cosiddetto sensore a pieno formato. Focale maggiore e distanza di messa a fuoco minima invariata trasformano un obiettivo normale in un obiettivo per la ripresa a distanza ravvicinata. Naturalmente non bisogna considerare solamente la distanza minima di messa a fuoco. La distanza di messa a fuoco minima di un supergrandangolare da 14 mm è di una trentina di centimetri. Però un soggetto di medie dimensioni, un pesce grande quanto una sardina, per esempio, ripreso con un grandangolare, anche alla distanza di una trentina di centimetri risulterà piccolo; tanto quanto fosse ripreso a mezzo metro di distanza con un obiettivo da 35 mm. È meglio, quindi, usare un obiettivo di focale più lunga, eventualmente dotato di lente addizionale, che permette di stare relativamente distanti dal soggetto. Ciò consente anche di illuminarlo meglio con il flash. Andare con l’oblò della custodia subacquea a pochi centimetri dal soggetto impedisce alla luce del flash di illuminarlo bene, perché qualche parte della custodia si frappone tra flash e soggetto. Se, poi, si desidera andare ancora più vicini al soggetto, in modo da averlo ingrandito oltre il rapporto di 1:1, si possono usare le lenti addizionali, oppure i cosiddetti tubi di prolunga o, ancora, usare un obiettivo macro. Gli ultimi due sistemi sono possibili solamente con le reflex digitali a ottica intercambiabile. Le lenti addizionali, invece, si possono mettere davanti all’obiettivo di qualsiasi fotocamera.

Autore: ITespresso
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