Scegliere la fotocamera digitale

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Quella della fotografia digitale è ormai una tecnologia alla portata di
tutti, che permette di avere a disposizione immagini di qualità.

Fino a pochi anni fa sembrava impossibile che la fotografia digitale potesse in breve tempo prendere il sopravvento su quella tradizionale, basata sull’uso della pellicola. Soprattutto nessuno credeva che in poco tempo potesse raggiungere una qualità d’immagine paragonabile alla fotografia tradizionale e che le fotocamere arrivassero ad avere prezzi accessibili. Oggi, grazie a una evoluzione tecnologica rapidissima, la fotografia digitale è la vera protagonista del mondo dell’immagine, soprattutto se consideriamo la sua diffusione nelle famiglie e nel privato. Di digitale si iniziò a parlare già negli Ottanta, ma era più un discorso basato sul futuro e sul professionale, visto i limiti della tecnologia di allora e i costi assolutamente proibitivi, inoltre i limiti di queste macchine erano molto rilevanti, sia come qualità, sia come possibilità di utilizzo. Non c’erano, per esempio, schede di memoria capienti, in grado di memorizzare le immagini, tanto che era necessario scaricarle immediatamente su computer. Oggi la varietà dell’offerta è veramente ampia e ognuno può trovare la fotocamera adatta alle proprie esigenze. Dalla più semplice compatta da poche centinaia di euro agli apparecchi più accessoriati, dotati di una qualità superiore e di un maggior numero di funzioni, sino alle fotocamere reflex, che possono essere equipaggiate con obiettivi diversi. Dentro il digitale Il cuore della tecnologia digitale è costituito dal sensore, un componente elettronico che dà origine alle immagini. Esso è costituito da moltissimi elementi sensibili chiamati pixel, i quali, quando vengono colpiti dalla luce, generano cariche elettriche che vengono trasferite a un convertitore analogico-digitale che, a sua volta, trasforma i segnali, forma l’immagine e li manda a un supporto di memoria in grado di archiviarli. Il numero di pixel presente nel sensore determina la sua risoluzione. Maggiore è il loro numero, maggiore sarà la quantità di informazioni contenute nell’immagine e, conseguentemente, la sua qualità. Una qualità elevata significa però anche file, cioè immagini, molto pesanti che richiedono quindi supporti di memoria altrettanto capienti. Il primo storico sensore è il Ccd (Charge Couple Device), che nel corso degli anni ha subito notevoli miglioramenti e ha consentito la formazione di immagini di qualità sempre più elevata. Successivamente sono stati costruiti sensori diversi, con l’intento di migliorare non solo le prestazioni, ma anche consentire la costruzione di fotocamere più economiche e più piccole. Tra i sensori più diffusi, c’è oggi il Cmos (Complementary Metal Oxide Semiconductor), che lavora in modo diverso dal Ccd; in questo caso infatti, l’amplificazione dei segnali, che nel Ccd avviene complessivamente per tutti i pixel, nel Cmos viene effettuata per ogni singolo pixel, consentendo una qualità d’immagine migliore e una trasmissione dei dati più veloce. Il Cmos inoltre ha minori dimensioni e consente la costruzione di apparecchi più piccoli. Alcuni produttori hanno elaborato differenti sensori. È il caso di Fuji che utilizza il Super Ccd, un sensore di forma ottagonale, anziché tondo, che consente, in un medesimo spazio, di contenere un numero di pixel maggiore. Questo determina una maggiore quantità di informazioni e, conseguentemente, una elevata nitidezza. La società americana Foveon ha indirizzato la ricerca su altri fronti: ha creato un sensore nel quale ogni pixel è sensibile a tutti e tre i colori della sintesi additiva: rosso, verde e blu (Rgb, dall’inglese red, green, blu); gli altri sensori, invece, usano pixel sensibili ognuno a un unico colore. Per riprodurre correttamente i colori, avviene una interpolazione, vengono cioè mischiati i tre colori Rgb. Attualmente il Foveon è usato solamente da Sigma, che ha costruito una reflex da oltre 3 milioni di pixel che, proprio per la prerogativa del sensore, può contare su oltre 10 milioni di pixel, dovendo moltiplicare per tre, ogni singolo elemento sensibile.

Autore: ITespresso
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