Scoperte sorprendenti sui giocatori di videogame.

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Secondo uno studio, i videogiocatori sarebbero «social multitasker».

Circa due terzi degli studenti iscritti ai college gioca ai videogame, ma lo stereotipo del ragazzo scemo che passa tutto il giorno chiuso in una stanza impersonando ragazzacci creati al computer è falso, secondo un recente studio. I giocatori dei college non sono necessariamente maschi o eremiti misantropi. E, mentre quasi un terzo degli intervistati ha ammesso di giocare ai videogame durante le lezioni, i giochi generalmente non entrano in conflitto con i loro studi, sostiene il ricercatore che ha condotto la ricerca per conto di Pew Internet & American Life Project. «Il gioco non prende il posto dello studio, né di altre attività» spiega il ricercatore Steve Jones, direttore del dipartimento di comunicazione dell’University of Illinois di Chicago. «Sembra che abbiano piuttosto incorporato il gioco in uno stile di vita orientato su molteplici attività». Oltre che basandosi sui dati della ricerca, Jones ha tratto le proprie conclusioni dall’osservazione diretta che, con i suoi colleghi ricercatori ha compiuto sugli studenti nei laboratori di informatica del college. Molti di loro scrivono biglietti, si prendono brevi intervalli per giocare ai giochi al computer e inviano messaggi online agli amici. «Quello che abbiamo riscontrato è che si tratta di un’attività altamente sociale» spiega Jones. La ricerca, pubblicata domenica scorsa, è stata compilata sulla base di questionari completati l’anno scorso da 1.162 studenti di college di 27 campus in tutto il paese. I risultati ottenuti hanno un margine di errore di tre punti percentuali. Tra l’altro, i ricercatori hanno rilevato che il 65% dei rispondenti sono giocatori regolari o occasionali. La maggior parte dichiara di giocare nella propria stanza al college o a casa dei genitori. Quasi la metà ha dichiarato che il gioco li distoglie dallo studio «poco» o «molto», benché le loro abitudini in fatto di studio non differiscano molto da quelle riportate dagli studenti dei college in generale, afferma Jones. «Esiste questo stereotipo dei giocatori fannulloni che perdono tempo, inconcludenti, che non ha nella realtà nessuna conferma» sostiene Marcia Grabowecky, psicologa della Northwestern University che ha studiato la percezione visiva negli umani, compresi quelli che giocano ai videogame. Giocare ai videogame è talmente comune per i gruppi di ragazzi di quest’età, quasi una seconda natura, dice Jones. «Probabilmente è comune quanto una volta lo era Monopoli». Quasi il 70% degli intervistati ha dichiarato di aver cominciato a giocare per la prima volta alle elementari. A partire dalle medie e dalle superiori, il 50% circa ha detto di aver provato l’esperienza dei giochi per computer e il 43% ha provato i giochi online su internet. La ricerca documenta anche singole esperienze: David McNulty, diciannovenne specializzato in scienze informatiche alla University of Maine, cominciò a giocare a videogame, come il popolarissimo Mario Brothers di Nintendo, all’età di cinque anni. Ora organizza situazioni di gioco e oltre a giocare online con persone di tutto il mondo. McNulty ha raccontato di aver smesso di giocare durante il primo semestre perché preoccupato che la cosa nuocesse ai suoi esami, scoprendo invece che era stata la sua vita sociale a soffrirne. Ha poi ricominciato a giocare di nuovo senza che i suoi studi ne risentissero. «Ci vuole meno tempo a giocare a qualche gioco che recarsi in centro o vedere un film con gli amici. È più semplice incontrarli online e sparare loro» dice, scherzando. La ricerca ha evidenziato inoltre che, mentre il gioco è reputato un passatempo prevalentemente maschile, anche le donne sono avide giocatrici. Di tutti gli intervistati, è stato il 60% delle donne a rispondere di giocare online o con i giochi per computer, rispetto al 40% degli uomini. La stessa proporzione di uomini e donne ha dichiarato di giocare con console come PlayStation, Xbox o altri sistemi.

Autore: ITespresso
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