Scuola digitale, nasce la Rete nazionale delle Palestre dell’Innovazione

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La Palestra sfrutta tutte le forme di apprendimento più evolute: dalla fabbricazione digitale alla realtà immersiva e virtuale, dall’autoconsapevolezza al problem solving, dal gaming alla robotica

Le stampanti 3D e la programmazione stanno facendo il loro ingresso fra i banchi di scuola. In questo scenario, nasce la Rete nazionale delle Palestre dell’Innovazione. Fondazione Mondo Digitale e MIUR scommettono sulla Rete nazionale delle Palestre dell’Innovazione per diffondere nelle scuole italiane un nuovo modello di educazione basato su IT, innovazione uso di tecnologie. Ben 47 scuole di 14 Regioni hanno preso parte all’incontro “La Rete nazionale delle Palestre dell’Innovazione” a Roma. La Palestra dell’Innovazione si propone come luogo fisico e virtuale (Phy-rtual) in cui giocano un ruolo di primo piano autoconsapevolezza, creatività, imprenditorialità e innovazione a 360°. La Palestra sfrutta tutte le forme di apprendimento più evolute: dalla fabbricazione digitale alla realtà immersiva e virtuale, dall’autoconsapevolezza al problem solving, dal gaming alla robotica.

La iniziativa della Fondazione Mondo Digitale consiste nel far nascere le Palestre dell’Innovazione dentro le 40 mila scuole italiane.

La Palestra sfrutta tutte le forme di apprendimento più evolute: dalla fabbricazione digitale alla realtà immersiva e virtuale, dall’autoconsapevolezza al problem solving, dal gaming alla robotica
La Palestra sfrutta tutte le forme di apprendimento più evolute: dalla fabbricazione digitale alla realtà immersiva e virtuale, dall’autoconsapevolezza al problem solving, dal gaming alla robotica

Intanto il centro di ricerca Indire (Miur) e 22 istituti italiani selezionati (fra cui le scuole 2.0) hanno firmato il manifesto di Avanguardie Educative, un movimento nato per cambiare il modello scolastico italiano, dal basso, partendo dalla condivisione di saperi. Il protocollo per la nascita del movimento è stato siglato al protocollo per la nascita del movimento.

Vogliamo ripensare dalle basi il modello di fare scuola, che in Italia è superato perché si fondava sulla società industriale – ha precisato Elena Mosa, ricercatrice di Indire – Ora è necessario adeguarsi a una società della conoscenza, dove i professori non devono più fare lezioni frontali e gli studenti devono essere attivi nell’apprendimento“.

Le nuove tecnologie (Ict) non sono né ospiti sgraditi né protagonisti; offrono solo nuove opportunità per raggiungere gli obiettivi delle ‘buona scuola’: coinvolgere e motivare gli studenti nello studio, renderli protagonisti nella costruzione del sapere, sviluppare le competenze richieste oggi dalla società della conoscenza e dal mondo del lavoro”. Il progetto non prevede risorse, dunque ciascuna scuola si è attivata in modo autonomo, partecipando a bandi o attraverso il crowdfunding.

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