Scuola digitale, Telecom Italia lancia EducaTI

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EducaTI è il nuovo progetto di Telecom Italia per la scuola digitale
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Telecom Italia mette a disposizione 60 milioni di euro per il progetto EducaTI, per offrire ai docenti l’affiancamento di tutor esperti di coding

Da un protocollo d’intesa con il ministero dell’Istruzione, nasce EducaTI, un’iniziativa che durerà tre anni, per portare in classe, fin dalle elementari, la cultura digitale. Telecom Italia mette a disposizione 60 milioni di euro per il progetto EducaTI, per offrire ai docenti l’affiancamento di tutor esperti di coding. Oltre 60 milioni di euro verranno investiti per sostenere lo sviluppo di un sistema scolastico d’eccellenza, mentre Telecom Italia si propone come “abilitatore alla cultura digitale”. L’azione dell’azienda di Tlc è a 360 gradi: spazia dalle borse di studio alle piattaforme digitali, dagli open lab al coding (per insegnare il codice informatico fra i banchi di scuola e offrire l’Abc della programmazione). A scuola oggi manca una “visione algoritmica delle cose”, ma i ragazzi potranno acquisire la capacità di trovare soluzioni ai numerosi problemi, diventando cittadini con una cultura digitale in un Paese dove l’accesso alla Rete si ferma al 60% e l’Italia è fanalino di coda in Europa.

L’iniziativa promossa dal Miur e attuata dal Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica (Cini), il progetto parte con un’ora di base alla primaria e poi altre 20 ore interattive di approfondimento. Telecom Italia mette i propri dipendenti a supporto e come tutor per studenti  e insegnanti (investimento pari a 400 mila euro). Verranno inoltre premiate le scuole più meritevoli.

EducaTI è il nuovo progetto di Telecom Italia per la scuola digitale
EducaTI è il nuovo progetto di Telecom Italia per la scuola digitale

Quindicimila docenti di scuola primaria saranno affiancati da tutor digitali, per imparare a usare tablet, cloud, e-book, didattiche interattive.

Gli studenti delle superiori si sfideranno in un concorso “Digital make: you teach” realizzando un video su Rete e social network di una lezione dedicato ai professori.

Infine tutti verranno coinvolti nel Crowdfunding WeDo, per raccogliere fondi online, per finanziare i migliori progetti della scuola (dall’acquisto di nuovi Pc al ridipingere le aule).

Oggi in Europa scarseggiano le professionalità digitali: attualmente risultano disponibili 449 mila posizioni nel 2014 e si prevede che nel 2020 saranno tra 730 mila e 1,35 milioni (fonte: Empirica 2013).

A proposito di competenze digitali, la Commissione europea ha lanciato E-skills for jobs 2014, per diffondere le competenze digitali e dell’imprenditorialità digitale nelle scuole e nelle università. E-skills for jobs 2014 e Fostering Digital Enterpreneurship sono due progetti della Commissione Europea nell’ambito della Grand Coalition for Digital Jobs, di cui in Italia se ne fa garante l’Anitec (Associazione nazionale Industrie Informatica, Telecomunicazioni ed Elettronica di consumo.

Con l’attuale tasso di diffusione, l’OCSE osserva che ci vorrebbero altri 15 anni, , per raggiungere i livelli di scuola digitale della Gran Bretagna, dove l’80% delle classi è digitale. Secondo l’OCSE, sarebbe necessario raddoppiare la spesa, “attingendo ad investimenti sia pubblici che privati”, accelerando “l’attuazione del piano”. L’Ocse raccomanda di ricorrere a finanziamenti integrativi: da parte di Regioni, Fondazioni e scuole; ma anche l’apertura ad altre tecnologie meno costose e scelte dalle scuole, per esempio sfruttando kit composti da computer di classe, visualizzatore e proiettore. Inoltre bisogna sviluppare una piattaforma virtuale di scambio delle risorse digitali per insegnanti, permettendo alle scuole di gestire la formazione dei docenti in modo flessibile, istituendo premi per i docenti e fiere dedicate all’innovazione, ridefinendo gli obiettivi, tappe per il completamento del programma e criteri di valutazione dei risultati.

Con il progetto EducaTI, gli studenti italiani potrebbero mettersi al passo con i colleghi europei, visto che oggi, secondo l’ultimo rapporto Censis 2014, hanno un terzo dei Pc rispetto a loro.

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