Se Linux arrivasse sui client

Management

bmind, la costola di Red Hat dedicata a ricerca e sviluppo, tenta di sviluppare l’applicazione in ambiente corporate

Bmind è la costola di Red Hat che si occupa di ricerca e sviluppo. E quello che stanno tentando di sviluppare in questo momento è l’applicazione di Linux sui client in ambiente corporate, per dare altro filo da torcere a Microsoft. “Red Hat uscirà a giugno con una versione desktop per il corporate. Non si pensa di fare un desktop alla Windows, ricco di funzionalità multimediali, tuttavia riteniamo di avere tutti gli elementi che servono all’interno di un’azienda: browser, posta elettronica, programmi di produttività individuale, cioè l’equivalente di word, excel, power point”, spiega Federico Musto vice president di Red Hat e ceo e presidente di bmind. “Questi software faranno parte di una suite che bmind installerà su un thin client prodotto da noi. La particolarità è quella di poter montare monitor e tastiere fino a un massimo di quattro, a un costo davvero basso. Con una spesa di circa 300 dollari un’azienda potrà avere quattro postazioni di lavoro con delle prestazioni di tutto rispetto, visto che sono utilizzati processori Intel Celeron e la memoria arriva fino a un gigabit”. L’ambizioso progetto si propone di cambiare lo scenario competitivo, dando un’alternativa al pc tradizionale, dove Microsoft continuerà a farla da padrone, con il thin client per il mercato corporate. “Riteniamo di poter avere un prodotto molto accattivante e interessante per i mercati bancario, assicurativo e distributivo – continua Musto – la Rinascente o la Banca Popolare di Milano, per fare qualche nome, stanno già sperimentando questa soluzione che sarà pronta a metà dell’estate. Il prodotto completo di hardware e software si chiamerà Taxi Client. In una primissima fase proporremo il thin client direttamente ai grossi clienti europei e americani, ma in un secondo tempo ci sembra strategico siglare una partnership strategica con un grosso hardware vendor”. Strategie quelle di Red Hat rese possibili anche dal cambio di politica commerciale e dalle conseguenti entrate economiche. “Il modello di licensing è cambiato e ora, a onor del vero, è molto simile a quello di Microsoft”, specifica Musto. “Red Hat Linux Enterprise Edition è soggetto a una sorta di copyright non legata al codice, che è comunque aperto, ma al brand. Il prodotto non si può copiare, va comprato per ogni cpu e gli isv, come Oracle, danno assistenza solo in questo caso. In realtà non si parla di un modello a licensing ma a subscription, cioè si paga per avere un anno di manutenzione e aggiornamenti, anche se il prodotto rimane in gran parte sotto la Gpl. Questo ha creato una spaccatura tra coloro che volevano che il codice rimanesse completamente open source e gli azionisti di Red Hat, che hanno preferito un altro modello”. L’operazione da un punto di vista economico finanziario ha avuto un grande successo, perché il titolo è salito ed è stato creato un utile interessante, mentre fino all’anno scorso la struttura perdeva soldi. “Rispetto al mondo Microsoft – conclude Musto – c’è però ancora una differenza: il progetto Fedora, completamente open source, dove Red Hat continua a investire in termini di persone e risorse. È un prodotto assolutamente gratuito, scaricabile e utilizzabile gratuitamente”.

Autore: ITespresso
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