Senza banda larga, non c’è futuro per l’Italia Digitale

Autorità e normative

Il presidente di AgCom, Corrado Calabrò, chiede un consorzio per la banda larga, se Telecom Italia non investe

Gli investimenti previsti da Telecom sono limitati e con questi la rete non si realizza. Quindi o Telecom ha i mezzi per realizzarla da sola oppure si consorzi. Gli operatori hanno visioni differenti? Si confrontino” afferma il presidente di AgCom, Corrado Calabrò, intervistato da IlSole24Ore .

La banda larga è una priorità: senza, l’Italia, già sotto la media Ue , sta uscendo dal G8 Digitale , e riceve sonore bocciature da tutti i principali organismi internazionali. Il Digital Divide spacca in due l’Italia e non se ne esce.

Se Telecom Italia non ha risorse da investire nelle Reti Ngn (next generation network), serve un consorzio con operatori alternativi e con investitori pubblici come Cassa Depositi e Prestiti e Poste. Il modello olandese potrebbe essere una via, come il piano Obama da oltre 7 miliardi di dollari per il broad band. Per coordinare le iniziative nella fibra ottica, conclude Calabrò che “é necessaria la creazione di una ‘cabina di regia‘ tra governo e Authority per pianificare la nuova rete”. La cabina di regia era già stata proposta dallo scorso governo Prodi.

La Cdp di Franco Bassanini ha già detto che le risorse sono a disposizione, ma tutto dipende dal ministro Giulio Tremonti.

La Finlandia ha stabilito che la banda larga o broad band è un diritto.

Nei giorni scorsi Calabrò a un convegno aveva affermato che il Piano Romani da 1,45 miliardi di euro (per portare, entro e-Gov 2012, la copertura della larga banda all’intero del Paese con soluzioni Adsl fino a 20 Mbit/s) è positivo, ma, senza lo sblocco dei primi 800 milioni di euro (il finanziamento non è stato ancora approvato dal Cipe), rischia di restare lettera morta, solo sulla carta.

Autore: ITespresso
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