Senza banda ultra larga ed Agenda digitale 2020, all’Italia costerebbe 850 miliardi di euro

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AgCom e Antitrust: indagine congiunta sullo stato della banda larga in Italia

Un rapporto dell’Osservatorio sui costi del non fare calcola l’impatto dei ritardi nell’economia digitale italiana. All’Italia i costi del non fare pesano per il 3% del Pil annuo. Per il prossimo ventennio

Vogliamo costruire il futuro dell’Italia digitale? Rinunciare a banda ultra larga e all’Agenda digitale 2020, all’Italia costerebbe un salasso: 850 miliardi di euro. Lo rivela un rapporto dell’Osservatorio sui costi del non fare che ha calcolato l‘impatto per l’Italia della mancata realizzazione della banda ultra larga e deli obiettivi dell’Agenda digitale. All’Italia i costi del non fare la banda ultra larga e del non raggiungere i target dell’Agenda Digitale, si aggirerebbero per circa il 3% del PIL annuo per il prossimo ventennio.

L’Osservatorio guidato da Andrea Gilardoni dell’Università Bocconi ha introdotto una sezione dedicata al monitoraggio dell’Agenda Digitale, per dare un’ulteriore sveglia all’Italia. La Commissaria europea per l’agenda digitale, Neelie Kroes, poche settimane fa, ha spiegato che solo il ritardo nella banda larga costa all’Italia l’1,5% del Pil. Inoltre nel mercato Ict entro il 2015 infine serviranno 700.000 professionisti.

Una reta in banda ultra larga verrebbe realizzata in 9 anni, creando nuovi posti di lavoro: l’occupazione in cantiere oscillerebbe fra 15 mila e 27 mila operai, mentre il fatturato per opere civili sarebbe incluso fra 7,3 e 13,5 miliardi di euro. L’ingresso di Metroweb e di F2I e della Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) ha riacceso le speranze per accelerare i tempi sull’investimento in banda ultra larga, ma i niet di Telecom Italia pesano come macigni sullo stallo italiano: “Tra 18 anni – commenta Andrea Gilardoni – la rete dell’incumbent (Telecom Italia, ndr) varrà zero e l’Italia avrà rinunciato a una cifra stimata tra i 4 e i 25 miliardi per la mancata realizzazione di una nuova rete Bul e a 838 miliardi in termini di mancati servizi che su di essa potrebbero svilupparsi: in altri termini il 3% del Pil all’anno da ora al 2030”.

Piuttosto che creare una nuova rete servirebbe “un accordo che consenta di procedere in modo razionale e strutturato, cioè ottimizzando gli investimenti” conclude Gilardoni. Negli ultimi 14 mesi Eurostat, Akamai, Wef, Ftth, Istat, di nuovo Eurostat, Oecd, Ofcom, Università di Oxford per Cisco hanno classificato l’Italia fanalino (quasi) di coda in tutte le classifiche internazionali sulla banda ultra larga. Dall’ultimo Report di Akamai. datato 30 aprile, l’Italia è 39esima con 3,9 Mbps di media. Senza investimenti in banda larghissima, l’Italia perde PIL.

Senza banda larga l'Italia perde il 3% annuo di PIL in 20 anni
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