Senza pirateria, più posti di lavoro

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Secondo uno studio BSA-IDC, la riduzione della pirateria software in Italia potrebbe generare più di 6.000 posti di lavoro

“I vantaggi della riduzione della pirateria software non ricadono solo sulle aziende produttrici, ma anche sugli utenti e sulla società nel complesso”. Con queste parole Luca Marinelli, Presidente di BSA (Business Software Alliance) Italia, ha riassunto i risultati dello studio presentato con Antonio Romano, DirettoreGenerale IDC.

La ricerca, condotta su un campione di circa 400 aziende, evidenzia che se in Italia si riuscisse a raggiungere l’obiettivo di una riduzione della pirateria software di circa 10 punti percentuali, in quattro anni, sarebbe possibile generare più di 6.000 nuovi posti di lavoro, 762 milioni di euro di entrate supplementari per l’Erario e una crescita di più di 2.154 milioni di euro del volume di affari per il settore IT. Attualmente la pirateria in Italia si attesta intorno al 51%, rispetto a una media europea del 34% (Europa occidentale). Questo significa che poco più della metà del software installato sui personal computer nel nostro Paese è sprovvisto di regolare licenza. Il problema, emerge dall’indagine di IDC, sarebbe del tutto culturale, in quanto a licenze vantaggiose e flessibili, e alla riduzione dei prezzi, non corrisponderebbe un diverso atteggiamento degli utenti volto a regolarizzare il contratto di licenza. Oltre alla scarsa consapevolezza dei consumatori di commettere un vero e proprio reato, una delle ragioni alla base di una percentuale così alta di software irregolare sarebbe il fatto che installare “programmi piratati” è estremamente facile.

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