Sette anni di cyber-spionaggio ai danni degli utenti Internet italiani

Autorità e normativeSorveglianza

Tre big delle Tlc italiani avrebbero tracciato la cyber-navigazione e il traffico degli internauti italiani per sette anni:

In Italia la privacy è un optional e scrutare dal buco della serratura sta diventando una malattia sociale. Mentre in Gran Bretagna scatta la polemica per Internet Eyes (un progetto anti crimine con ronde digitali, nel paese a maggior tasso di telecamere a circuito chiuso al mondo, a quota 4 milioni e 200 mila), in Italia oggi scopriamo che i cyber-navigatori della prima ora sono stati tracciati sotto l’occhio vigile del grande Fratello: non Orwelliano, ma delle Tlc.

Tre big delle Tlc italiane (Telecom Italia, Vodafone e H3G) avrebbero monitorato la cyber-navigazione e il traffico degli internauti italiani per sette anni: lo ha denunciato a La Repubblicaun dirigente dell’autorità garante: “Chiunque tra il 2001 e l’inizio del 2008 abbia usato la rete internet deve sapere che tre tra i maggiori fornitori di accesso del paese (Telecom Italia, Vodafone e H3g) tre compagnie di telecomunicazione, hanno registrato tutto il traffico di quegli anni. Non tutti lo facevano con la stessa profondità, e lo abbiamo specificato nei nostri provvedimenti del 17 gennaio 2008 “. Forse l’operazione da Grande Fratello è avvenuta senza continuità: “Non è nemmeno detto che lo abbiano fatto in modo continuo dal primo all’ultimo giorno. Però quella raccolta di dati avveniva e il pretesto era che bisognava tenersi pronti per rispondere alle richieste dell’autorità giudiziaria. Il punto è che raccogliere i dati personali in quel modo e con quella rozzezza espone gli stessi investigatori ad errori e valutazioni sbagliate“.

Insomma, una brutta e triste storia. Personalmente, poiché parte della mia famiglia è stata vittima di un altro Big Brother nostrano, Giuliano Tavaroli , al centro dello scandalo della «Security» di Pirelli e di Telecom, la notizia suscita inquietudine: perché sapere di essere stati spiati 24 ore su 24 (e non dalla Magistratura o dalla Polizia Postale per legittimi motivi), è una sensazione che, come minimo, lascia l’amaro in bocca. Ma qui, nella denuncia del dirigente del Garante Privacy italiano, si va oltre: al di là del bene e del male. Ai confini della realtà.

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