Sharing economy, primo semaforo verde dell’Antitrust

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Nel prossimo decennio, il giro d’affari globale di questo nuovo comparto dell’economia digitale potranno passare dagli attuali 13 a 300 miliardi di euro.

La sharing economy fa passi avanti anche in Italia. L’Antitrust approva una disciplina delle piattaforme dedite alla sharing economy, per la condivisione di beni e servizi attraverso Internet. In un’audizione presso le Commissioni Trasporti e Attività produttive della Camera, il presidente dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm), Giovanni Pitruzzella, ha dato parere favorevole alla proposta di legge presentata in materia da un gruppo interparlamentare, che tra i primi firmatari conta Sergio Boccadutri e Stefano Quintarelli.

Sharing economy, primo semaforo verde dell'Antitrust
Sharing economy, primo semaforo verde dell’Antitrust

Nel prossimo decennio, secondo Pitruzzella, il giro d’affari globale di questo nuovo comparto dell’economia digitale potranno passare dagli attuali 13 a 300 miliardi di euro. A suo avviso, “è opportuno perciò disciplinare l’attività delle piattaforme che consentono di gestire rapporti sia profit sia non profit, per scambi di casa, affitti privati, taxi privati, car sharing, banche del tempo e quant’altro”. E ciò anche per “prevenire o evitare conflitti tra piattaforme come Uber e Airbnb, da una parte, e i tassisti e gli albergatori dall’altra”. In particolare, il presidente dell’Antitrust ha apprezzato “l’iniziativa di una consultazione pubblica, attraverso un sito dedicato, idonea a coinvolgere il più ampio numero possibile di competenze”, come previsto dallo stesso testo.

Nell’audizione parlamentare, Pitruzzella ha insistito poi sulla “opportunità di una regolazione leggera che protegga il processo di innovazione e mantenga il mercato aperto per i potenziali innovatori, scongiurando il rischio di regolazioni coercitive, inadeguate e quindi potenzialmente controproducenti”. La proposta di legge prevede, fra l’altro, l’istituzione di un Registro elettronico nazionale delle piattaforme di sharing economy, attribuendo proprio all’Antitrust il compito di vigilare sulla loro attività. A fronte di queste nuove competenze, l’Autorità chiede perciò “un aumento delle risorse, mediante il reclutamento di nuovo personale dotato di specifiche competenze tecniche, il cui costo in ogni caso non graverebbe sulla finanza pubblica in forza del previsto meccanismo di autofinanziamento”.

La sharing economy sta passando da nicchia ad economia mainstream. Sia il fatturato che i valori delle transazioni sono in rialzo del 75%, nel biennio dal 2014 al 2015. Secondo PricewaterhouseCoopers (PwC), l’economia collaborativa raggiunge 1.1 miliardo di dollari nel 2013 e salirà a 2.0 miliardi di dollari nel 2014. La crescita è dell’80%, ma l’incremento era pari al 97% a quota 4.0 miliardi di dollari nel 2015. In Italia invece l’economia collaborativa stenta a decollare: un italiano su 4 utilizza la sharing economy, ma 3 italiani su 4 non amano car sharing e baratto, secondo Tns Italia.

Autore: ITespresso
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