Si fa presto a dire Euro

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Le visioni dei distributori Actebis Computer, Esprinet, Opengate, Pisani Distribuzione e Tech Data Italia sul passaggio alla nuova moneta

Una piccola-media impresa su quattro risulta in ritardo, a livello europeo, sulla tabella di marcia delladeguamento alleuro, ma secondo lultimo sondaggio della Commissione Ue, in Italia il 78% delle imprese avrebbe stilato un piano dazione per riconvertirsi, contro il 51% della media Ue. La stessa Commissione ammette che tutte le pmi europee non hanno ben chiari i tempi e stanno mancando dadottare misure che le rendano pronte in tempo. Il Belpaese è peraltro sopra la media comunitaria, le imprese in regola con il passaggio alleuro sono il 29% contro il 26% della media europea. Ma davvero leuro è percepito in questo modo così pronto nel nostro Paese? Non si direbbe vista la impressionante disinformazione di tutti a qualunque livello, riconosciuta da tutti gli organi dinformazione. Ma cominciamo con i dati della ricerca di Unioncamere, Indagine Euro 2000 con dati limitati al primo semestre 2000 (che appare sul sito www.unioncamere.it/) , relativa a 1.500 imprese appartenenti ai settori agricoltura, manifatturiero, artigianato, commercio e turismo. Si evidenzia il processo di avvicinamento alla moneta unica da parte delle imprese italiane. Secondo gli analisti di Unioncamere, rispetto al 1999 il processo dadattamento alleuro delle piccole e medie imprese nostrane è uscito dalla fase pionieristica e il 2000 ha rappresentato il primo anno di reale verifica di cosa concretamente le imprese hanno realizzato o stanno approntando. Nonostante il miglioramento della performance – il 34,8% delle imprese del campione ha dichiarato di essere adeguato – il dato medio nasconde una parte della realtà quello italiano è un tessuto di imprese formato soprattutto da piccole e micro aziende orientate esclusivamente al mercato domestico che hanno valutato di non anticipare al 2000 il percorso di adattamento, sperimentando poco in termini informatici e di rapporti di credito; nellindagine non si è tenuto conto delle imprese senza addetti, quindi il dato generale è significativo per un universo di imprese che esclude proprio le aziende che avranno maggiori difficoltà alladeguamento e che hanno maggiore necessità dassistenza tecnica; visto che anche in altri Paesi della zona euro il processo di adeguamento non ha brillato, di fatto ha contribuito con la non richiesta di transazioni internazionali nella nuova valuta al rallentamento generale. Da ciò si trae la conclusione che un periodo di transizione così lungo (1999-2001), se per alcuni settori come la pubblica amministrazione centrale e locale era giustificato, in molti settori con forte presenza di piccole imprese come lartigianato e il commercio poteva essere senzaltro più breve. Inoltre, i risultati dellindagine dicono che a livello territoriale, il tradizionale schema interpretativo Nord/Sud è, ancora, purtroppo reale soprattutto perché la capacità dadattamento delle imprese è correlata al grado di sviluppo del territorio, che spesso è sinonimo di capacità dello stesso di mettere in rete le imprese del bacino e creare economie di scala in termini di diffusione dellinformazione e conoscenza finalizzata alladeguamento. Si evidenzia infatti che dove le realtà a vocazione distrettuale industriale e terziaria o comunque dove i sistemi locali di pmi sono diffusi, le aziende si sono rivelate più adeguate. Nel Nord/Est il 35% delle imprese dichiarano di essersi adattate e il 66,7% di essere molto/abbastanza informate così come in Emilia Romagna rispettivamente il 42,8% e il 59,1%. Tra chi dichiara di aver completato e chi di aver iniziato si raggiunge un 63,8%, in particolare nei settori agricoltura, manifatturiero e commercio, nelle imprese più strutturate e che esportano, soprattutto posizionate nelle regioni del Centro/Nord. Una verifica incrociata di questi dati è stata realizzata attraverso alcune variabili di controllo, quali la percentuale delle imprese che hanno affermato di aver sostenuto alcuni costi per ladattamento alleuro (il 32,1%) e quelle che hanno introdotto la dicitura euro nelle buste paga (il 33,6%), risultando simie al 34,9% che ha dichiarato il completamento. Ora le prossime fasi del processo devono interessare nellimmediato futuro le imprese a più piccole dimensioni in particolare localizzate nel Mezzogiorno; le imprese proiettate soprattutto su mercati locali; le società meno dinamiche o poco propense al cambiamento, in pratica le imprese che presentano maggiori criticità sia finanziarie sia di tipo organizzativo-strategico e che avranno un maggior bisogno di assistenza esterna. Un ulteriore dato che emerge dallindagine Unioncamere è che le imprese richiedono supporti precisi, non limitati a sgravi fiscali ma, in ordine di preferenza a decrescere assistenza di tipo telefonico, assistenza tecnico/informatica, assistenza attraverso attività di sportello e formazione del personale. I prossimi mesi saranno i più difficili da percorrere per loro perciò i consulenti e i rivenditori che lavorano bene sul territorio, e magari fanno attività di formazione come chiesto dalle imprese, potranno cogliere loccasione di traghettare nuovi clienti, in passato ostici perfino da profilare, verso leuro.

Autore: ITespresso
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