Si tinge di rosa il futuro dello storage

DataStorage

E’ quanto emerge da una serie di ricerche pubblicate da Forrester Research e
Idc dove sono evidenziati i trend positivi sulla crescita degli investimenti
storage da parte delle grandi aziende

Forrester Research ha presentato i risultati di una ricerca sugli investimenti IT delle aziende europee, evidenziando l’affermarsi di tre temi fondamentali per la gestione di attività d’information technology: sicurezza, maggiore efficienza dei sistemi e migliore gestione delle risorse economiche ed umane La ricerca, effettuata prendendo a campione aziende dai 1000 agli oltre 20000 dipendenti, ha evidenziato un’interesse crescente verso l’upgrade e l’ottimizzazione dell’area storage. In particolare, circa il 40% delle aziende intervistate hanno aumentato il budget dedicato allo storage, a fronte di un 10% che opta per investimenti minimi e del 50% delle aziende che hanno approvato lo stesso budget dello scorso anno. Questo ritorno all’investimento in area storage è la risposta a diverse esigenze, prima tra tutte la necessità di gestire efficientemente una mole di informazioni elettroniche in costante e rapida crescita. Da una ricerca commissionata ad Idc da Emc, gigante informatico dello storage, è emerso infatti che nel 2006 a livello mondiale la quantità di informazioni elettroniche create, catturate e replicate è stata di 161 exabytes, cioè 161 miliardi di gigabytes. Una mole spropositata di dati che corrisponde approssimativamente a tre milioni di volte le informazioni contenute in tutti i libri scritti nella storia dell’umanità. Secondo Idc, nel 2020 l’universo digitale raggiungerà la cifra di 988 exabyte (988 miliardi di gigabyte) con un tasso di crescita del 57%. Ecco quindi che per fornire i necessari strumenti per fronteggiare questo vero e proprio Tsunami elettronico, le principai aziende impegnate in ambito storage stanno investendo in progetti per la gestione di terabyte in lowcost, virtualizzazione dei sistemi di storage per consentire accessi rapidi e diretti alle piattaforme di backup e maggiore attenzione all’utilizzo delle risorse dedicate. Questi investimenti stanno dando vita ad un trend che da Forrester confermano in “costante e periodica crescita” al punto da stimare “un sensibile aumento di budget in area storage” che nel 2008 “riguarderà circa il 60% delle aziende”.

Integrazione prima di tutto

Un altro rapporto Forrester commissionato da Progress Software Corporation, fornitore di tecnologia per lo sviluppo, l’implementazione, l’integrazione e la gestione di soluzioni di business, ha confermato un incremento dei progetti di integrazione dati nella maggior parte dei settori, in risposta alla crescente domanda di dati sempre accessibili in tempo reale. Secondo il rapporto, i professionisti IT fanno fatica a tenere il passo perché ancora impegnati in processi manuali e operazioni ad hoc. Il 55% di coloro che hanno risposto allo studio Forrester ha dichiarato di aver intrapreso 4 o più progetti di integrazione negli ultimi 2 anni e il 48% di essi prevede un incremento di tali progetti nei prossimi 2 anni, mentre il 41% crede che rimarrà costante. Tuttavia, il rapporto,che ha visto il coinvolgimento di 407 senior IT decision maker presso aziende con fatturati di oltre $250 milioni, ha confermato che le attività manuali rimangono la soluzione dominante per l’integrazione dei dati. Per esempio, l’87% degli intervistati sviluppa nuovo codice per integrare i dati, mentre l’80% modifica ancora manualmente gli schemi. Secondo il rapporto, anche se queste percentuali tenderanno a diminuire nei prossimi due anni, i processi manuali continueranno a rappresentare un fattore di ritardo nell’adozione di soluzioni più automatizzate. Anche se molto comuni, questi approcci hanno generato svariati problemi: tra quelli che scrivono codice per l’integrazione, il 75% conferma un aumento dei costi di manutenzione causato da una maggiore complessità, mentre il 71% ha constatato un aumento dei tempi di integrazione di nuove applicazioni. Il 71% degli intervistati che si avvale di modifiche agli schemi per supportare nuove applicazioni conferma che una delle principali sfide è la lentezza della risposta ai cambiamenti richiesti. Quasi due terzi (66%) delle persone coinvolte afferma di aver avuto problemi con altre applicazioni che dipendono dagli stessi dati.

In balia di un torrente di dati

La gestione delle informazioni, soprattutto di dati non strutturati, file non organizzati e non classificati e i dati analogici/cartacei di varia provenienza, rappresenta uno dei principali problemi che affligge le aziende.Da una ricerca commissionata ad Idc da Emc, uno dei principali protagonisti in ambito storage, è emerso che entro il 2020 l’universo digitale raggiungerà la cifra di 988 exabyte (988 miliardi di gigabyte) con un tasso di crescita del 57%. Un oceano informativo che verrà prodotto per il 70% dai privati, ma in termini di sicurezza, privacy,affidabilità e conformità, sarà gestito per l’85% da organizzazioni e aziende. Si stima che i navigatori Internet nel 2006 erano 1,1 miliardi e nel 2010 arriveranno a 1,6 miliardi: la ricerca di Idc elenca i dispositivi e gli strumenti il cui utilizzo genererà la prevista ?ondata digitale’, dalle macchine fotografiche digitali e i cellulari in grado di fotografare (250 miliardi di immagini catturate nel 2006) alle videocamere (i cui minuti di utilizzo totale da qui al 2010 dovrebbero raddoppiare), dall’email (1,6 miliardi di caselle nel 2006) all’instantmessaging (nel 2010 gli account saranno circa 250 milioni). Per gestire questa impressionante mole di dati ogni grande azienda impegnata nel settore storage ha sviluppato e propone diversi approcci e soluzioni al problema. Emc per esempio ha orientato negli ultimi anni l’attività verso il lifecycle management, la gestione dell’intero ciclo di vita dell’informazione. L’information lifecycle management punta ad ottimizzare la gestione e il costo dell’informazione dalla sua creazione alla sua protezione, archiviazione ed eliminazione, e attualmente sta suscitando l’in teresse di numerosi interlocutori.

Conclusioni

Dopo anni in cui le notizie pessimistiche di crisi si alternavano a quelle di flebili riprese, sembra che finalmente in Italia l’informatizzazione stia ritornando lentamente a crescere. In particolare i principali investimenti delle aziende sembra siano orientati verso i sistemi per la gestione e il trattamento dei dati. La sensibilità verso l’organizzazione dei dati e la loro valorizzazione sta infatti riprendendo quota, spinta soprattutto dall’impressionante mole di dati che è stata e che viene continuamente prodotta, così come confermato da un recente studio IDC, commissionato dal produttore di soluzioni storage Emc. Il ritorno agli investimenti storage e all’aumentato interesse verso l’integrazione dei dati sono invece confermati da due studi di Forrester Research, uno dei quali commissionato da Progress Software Corporation.

Autore: ITespresso
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