Siae, il bollino vuol dire garanzia

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Il requiem del bollino Siae non trova d’accordo la società degli autori ed editori: senza contrassegno non c’è reato, ma il bollino è una tutela contro la pirateria. La risposta degli esperti di diritto

La Siae, dopo le sentenze che mandano in pensione il bollino , la cui assenza sui supporti i contenenti opere dell’ingegno non costituisce più reato, è finalmente scesa in campo a difendere i suoi contrassegni, che tra l’altro potrebbero diventare oggetto di class action e rimborsi. In un comunicato la Siae ammette fra le righe di aver perso a livello giuridico (sia in sede Ue che in Cassazione), ma si ostina a difendere la sua politica: il bollino, pur non essendo necessario, vuol dire garanzia. La presenza del contrassegno e’ “una garanzia utile ed efficace” per evitare i reati connessi alla pirateria

(l’abusiva riproduzione, utilizzazione, commercializzazione di supporti pirata).

In poche parole, il contrassegno Siae, pur non cosatituendo reato la mancata apposizione, azzera ogni dubbio sulla legittimita’ dei prodotti.

La Siae afferma che il bollino Siae nasce proprio come strumento d’immediata utilità e riconoscibilità, sia per i consumatori, sia per le Forze dell’Ordine: serve per identificare i prodotti originali e evitare la trappola dei falsi e dei prodotti contraffatti, spiega la Siae. La società autori e editori ricorda che sono vietate e punibili penalmente l’abusiva diffusione, riproduzione o contraffazione delle opere dell’ingegno.

Gli esperti di diritto, Guido Scorza e Carmelo Giurdanella, rispondono alla Siae : “Il tam tam degli ultimi giorni in Rete, l’attenzione riservata al problema da Vnunet , hanno costretto la Società italiana autori ed editori a prendere posizione sull’idea lanciata dal blog Guidoscorza.it con Giurdanella che la Siae debba restituire alle imprese italiane quanto sin qui indebitamente incassato e, comunque, cessare senza ritardo di esigere il pagamento del famigerato contrassegno“.

E aggiungono: “Toni e modalità con la quale la SIAE ha rotto un silenzio durato oltre 4 mesi (la Sentenza della Corte di Giustizia è del novembre 2007) lasciano, tuttavia, perplessi e non appaiono, francamente, conformi al ruolo ed alle funzioni di un Ente con una storia tanto importante alle spalle e con funzioni – almeno sulla carta – di grande prestigio e responsabilità.

Il “bollino” come importante strumento antipirateria viene definito dai due esperti di diritto come una “risposta deludente ed ambigua”.

Primo punto: “Non serviva la Sentenza della Corte di Cassazione e, dunque, attendere quattro mesi per prendere atto che distribuire contenuti protetti da diritto d’autore previo pagamento dei relativi diritti ma senza contrassegno è, ormai, INEQUIVOCABILMENTE, lecito. Era, infatti, a ciò sufficiente il tenore della decisione della Corte di Giustizia resa all’esito di un procedimento nell’ambito del quale la SIAE ha strenuamente tentato di difendere il proprio potere di continuare ad esigere l’apposizione del contrassegno.”

Secondo punto: “Nel proprio comunicato la SIAE si guarda bene dal dire a chiare lettere ciò che, invece, avrebbe l’obbligo di dire e cioé che oggi versare gli odiosi balzelli per apporre sui supporti che si distribuiscono il bollino NON E’ PIU’ OBBLIGATORIO. SIAE non lo dice e, anzi, in altre pagine del proprio sito continua a ricordare che non apporre il contrassegno costituisce reato. Se la SIAE fosse un imprenditore operante sul libero mercato e che si rivolge ai consumatori questa sarebbe un’ipotesi di scuola di CONDOTTA COMMERCIALE SCORRETTA PERCHE’ AGGRESSIVA integrata dal fatto di condizionare le scelte commerciali dei propri utenti paventando conseguenze sanzionatorie inesistenti.

Infine: “SIAE omette di prendere posizione sulla disciplina dei rapporti pregressi tra essa ed i propri utenti ai quali essa ha imposto – per il tramite di una Legge dello Stato – oneri e balzelli non dovuti ed inesigibili. Chi restituirà ai nostri imprenditori i milioni di euro che essi hanno versato all’Ente di Viale della Letteratura? Gli imprenditori italiani sono stati “appesantiti” attraverso un indebito inutile esercizio di potere realizzato in violazione della disciplina sulla produzione normativa di pesantissimi oneri rispetto ai colleghi del resto d’Europa. Non credo che in SIAE ignorino che stiamo parlando di CENTINAIA DI MILIONI DI EURO e, in ogni caso, se anche parlassimo di 1 euro…andrebbe restituito.

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