Siae, tra sprechi e bollini

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La Siae è tornata alla carica con i bollini. I contrassegni sui supporti erano stati bocciati sia dalla Corte di Cassazione sia dalla Corte europea. Ma la Siae, che spende il 17% in più rispetto ai paesi anglosassoni in materia di tutela del copyright, costa ben 193 milioni di euro all’anno (il 76% solo per il personale): ecco spiegato perché non riesce a rinunciare al famigerato bollino, anacronistico nel decennio della musica digitale in crescita del 25% nel 2008). Ora la parola passa al Tar del Lazio, perché editori e consumatori non vogliono tornare al passato. Intanto la Ue alza da 50 a 70 anni la durata del copyright per gli interpreti: il diritto d’autore allunga la vita?

Spiega Altroconsumo: “Dall’analisi del bilancio 2007 della Società, far funzionare la macchina costa complessivamente 193 milioni di euro, di cui il 76% solo per il personale. I l bilancio prevede costi superiori ai ricavi di oltre 30 milioni di euro. Si ottiene un pareggio contabile solo per la gestione finanziaria, considerata nel 2007 in attivo, nonostante fosse costituita, tra l’altro, da titoli Lehman Brothers“. Non proprio un ottimo investimento, alla luce del fallimento di ottobre.

E prosegue: “Un autore che si iscrive alla Società deve pagare 220 euro e ogni anno successivo rinnovare l’adesione con 91,50 euro. Si ha così diritto al controllo dell’utilizzo dell’opera, riscuotendone i diritti. Ma pensare di essere remunerati per la propria creatività in questo modo è un’illusione: secondo Giorgio Assumma, presidente Siae , oltre la metà degli iscritti tra gli autori musicali sono in perdita, cioè guadagnano meno, in diritti, di quanto spendano per l’iscrizione. E all’estero fanno meglio. Per un autore musicale, iscriversi a una società straniera è meno costoso, e si paga solo una volta: confrontare con PRS, in Gran Bretagna (costo: 10 sterline), Sacem in Francia (119 euro), Sgae in Spagna (15 euro)“.

La Siae costa troppo: gli sprechi non sono al passo dell’era dei contenuti digitali. Ma la Siae non si rassegna al cambio dei tempi e torna alla carica con i bollini.

Nel frattempo la musica digitale cresce: ecco i numeri che, secondo la Fimi, dimostrano la svolta digitale delle Major: il mercato digitale nel 2008 a livello mondiale, ha generato un f atturato pari a 3,7 miliardi di dollari, in crescita del 25%. Lo scorso anno sono stati 1,4 miliardi i brani scaricati attraverso la rete ed oggi le nuove piattaforme digitali ricoprono il 20% di tutto il mercato discografico mondiale.

Infine, mentre la Siae reclama un bollino anacronistico e mai stato valido (parola della Ue), l’Unione europea dà la pensione agli interpreti: è stato alzata da 50 a 70 anni la durata del copyright per gli interpreti per i 27 paesi dell’Unione europea. Forse anche il copyright, come recitava un vecchio spot, allunga la vita…

Autore: ITespresso
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