Sincronizzare le tecnologie con i processi di business

Management

Una grande azienda come Hp riformula la proposta dell’investimento in Information Technology secondo il concetto di Adaptive Enterprise.

Michael Winkler è stato posto alla guida del dipartimento commerciale di Hp nello scorso agosto, dopo il licenziamento del suo predecessore Peter Blackmore. Secondo il chief executve di Hp Carly Fiorina, Blackmore è stato licenziato a causa dei risultati inaccettabili ottenuti nel settore dello storage e dei server enterprise. Adesso Winkler sta procedendo a una riorganizzazione, nel tentativo di ottenere risultati migliori. Network News lo ha intervistato per conoscere la sua strategia nel settore enterprise. Network News Italia: Come intende migliorare i risultati nel settore di sua competenza? Michael Winkler: Stiamo continuando a migliorare i nostri schemi di go-tomarket. Non si tratta di cambiamenti strategici e fondamentali ma, per esempio, sappiamo che è necessario assumere un maggior numero di specialisti in alcune aree. Lo storage non è soltanto un’area in crescita del mercato It, ma anche un settore dove Hp occupa storicamente una posizione privilegiata: vendiamo più storage su disco di chiunque altro. Una parte importante, nell’implementazione della nostra strategia adaptive enterprise, è rappresentata dal consolidamento dei server e dalla virtualizzazione dell’ambiente di storage. Di conseguenza, lo storage è uno dei fondamenti di questa strategia. Dal momento che abbiamo già una posizione molto forte sul mercato, dobbiamo consolidarla e fare in modo di essere considerati un partner affidabile. La presenza nello storage condiziona l’assetto delle tecnologie enterprise dei data center poiché tende a essere costituita da reti di storage (SAN) eterogenee che interagiscono con gran parte delle applicazioni enterprise. Quella della sicurezza è un’area caratterizzata da una crescita molto forte; abbiamo migliorato le capacità di OpenView tramite sette acquisizioni e nel software sono state integrate alcune funzionalità di sicurezza molto valide. OpenView è sempre stato progettato per controllare gli aspetti hardware e software delle aziende. I nostri sforzi vanno ora nella direzione di una maggiore integrazione con i processi di business. E in questo senso il paradigma dell’utility computing ha fatto sì che OpenView si adeguasse a necessità di provisioning dettate dalle richieste dei singoli processi di business. NNI: Quali sono le esigenze principali dei vostri clienti in termini di infrastruttura It? MW: I clienti cercano di allineare la loro infrastruttura tecnologica con le esigenze in tempo reale dei business process, ottimizzando l’ambiente in modo che sia in grado di soddisfare le esigenze dei loro clienti e degli utenti. Stiamo cercando di soddisfare le esigenze delle aziende che chiedono sempre di più al loro dipartimento It dal punto di vista di sicurezza e gestione, in termini di allocazione delle risorse hardware e software e del relativo approvvigionamento. NNI: Di conseguenza, intende incoraggiare i clienti a passare al modello di utility computing? MW: I nostri prodotti facilitano la migrazione verso un modello di utility computing, ma l’obiettivo finale non è questo. L’utility computing non è necessariamente adatto a tutti, anche se Ibm vorrebbe far credere che sia così. Per esempio, OpenView può facilitarlo per i clienti che dispongono di applicazioni, business process e strutture di gestione appropriate. NNI: In che modo queste idee sono conformi alla vostra strategia adaptive enterprise? MW: Si tratta della capacità dell’azienda di reagire ai cambiamenti. Tutti sappiamo che i cambiamenti in tempo reale – competitivi, economici, o strategici – creano scompiglio. A questi cambiamenti devono seguire le modifiche ai business process, che tuttavia non si possono introdurre in modo rapido a causa della (scarsa) reattività dell’infrastruttura. Di solito l’It costituisce un ostacolo per i cambiamenti, invece di facilitarli. Stiamo cercando di porre rimedio a questa situazione, in modo che i dipartimenti It delle adaptive enterprise o delle aziende che dispongono di un’infrastruttura reattiva diventino in grado di rispondere direttamente ai cambiamenti. Il Cio di un nostro cliente afferma che qualsiasi cambiamento nel business crea un evento It. È vero. In ogni caso, l’attivazione di questo evento It può richiedere sei mesi; di conseguenza, c’è un ostacolo nell’implementazione di questa decisione. Stiamo cercando di sincronizzare l’It con il business, in modo che diventi in grado di facilitare questi cambiamenti. L’utility computing può rappresentare una parte di questa strategia. Spesso si manifestano dei cambiamenti significativi nelle esigenze che il dipartimento It deve essere in grado di soddisfare. L’utility computing trasforma l’It in un costo variabile: bisogna mangiare soltanto la quantità che si è in grado di masticare. Questo schema mette a disposizione la capacity on demand: un sistema di addebito che permette di pagare soltanto in base all’uso delle risorse di storage o server. È quindi possibile assorbire i carichi di picco senza acquistare una capacità destinata a restare inutilizzata per gran parte del tempo. NNI: Quali sono le sue priorità principali? MW: Chiaramente, uno degli obiettivi che mi sono stati assegnati è quello di ottenere dei risultati migliori; inoltre, devo garantire l’operatività ottimale delle nostre organizzazioni marketing e commerciali in ogni parte del mondo.

Autore: ITespresso
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