Siti proibiti

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Un gruppo che si batte per le libertà civili vuole l’elenco segreto di siti bloccati per valutare se il tentativo da parte dello stato della Pennsylvania di bloccare l’accesso a siti web con contenuti pornografici non colpisca anche siti innocui

Martedì scorso, il Center for Democracy and Technology (CDT) che ha sede a Washington Center for Democracy and Technology (CDT) si è appellato alla recente decisione del Procuratore generale della Pennsylvania di non rivelare l’elenco di indirizzi IP relativi ai siti sospettati di contenere pornografia infantile. Il CDT richiede di prendere visione dell’elenco perché sospetta che la campagna governativa sia eccessivamente ampia e abbia forzato gli Internet Service Provider (ISP) a mettere fuori gioco anche siti inoffensivi. «Stiamo cercando di determinare quali altri siti siano stati implicati che non hanno nulla a che fare con gli intenti di questa legge» ha detto Ari Schwartz, avvocato del CDT. «Vorremmo visionare gli indirizzi IP per capire quanti sono i siti, che non hanno relazione con quelli che la legge vuole bloccare, ad essere stati effettivamente bloccati». Una legge dello stato della Pennsylvania, diventata effettiva l’anno scorso, consente al procuratore generale di ordinare agli ISP di bloccare l’accesso a siti web sospettati di contenere materiale pornografico infantile. Ma alcuni sostengono che la tecnica utilizzata per bloccare i siti crei dei problemi. Riesce a impedire l’accesso rendendo off limits alcuni indirizzi IP. Gli indirizzi IP sono indicatori numerici, tipo 12.123.12.123, che i computer sono in grado di interpretare, anche se nomi di dominio più semplici da ricordare tipo Amazon.com sono quelli utilizzati dalla maggior parte delle persone per navigare in internet. Uno studio pubblicato a febbraio dal Berkman Center for Internet & Society della Harvard Law School ha concluso che, a causa del fatto che i moderni standard web consentono a migliaia di nomi di dominio di condividere uno stesso indirizzo internet, il blocco di siti illegali tende a far considerare tali anche siti assolutamente innocui. La pratica della condivisione di indirizzi IP dei siti web è un luogo comune al punto che Yahoo, per esempio, ospita 74.000.siti ad un unico indirizzo e tucows.com ne utilizza uno solo per 68.000 domini. Inoltre, WorldCom, provider di backbone, ha dichiarato che, non essendo in grado di impedire ai residenti di un unico stato la visione di specifici siti web, è costretto a bloccare l’accesso ai siti a tutti i suoi abbonati del nord America. Sean Connolly, portavoce del procuratore generale dello stato della Pennsylvania, ha dichiarato in un’intervista all’inizio di quest’anno, che la legge statale « ha avuto un grande successo» e ha portato un numero minimo di proteste. «Abbiamo lavorato di concerto con compagnie di hosting e ISP per garantire che contenuti illegali e offensivi siano tagliati fuori». Sembra che finora nessun altro stato americano abbia attualizzato lo stesso tipo di legge. Tra gli ISP contattati dallo stato della Pennsylvania ci sono EarthLink, MSN di Microsoft, Terra Lycos, Verizon, e Comcast Communications.

Autore: ITespresso
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