Smau: Per superare la crisi, alle Pmi serve l’innovazione Ict

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L’Ict deve diventare leva per far fronte alla recessione in arrivo. Le Pmi invece sono ferme al palo per il 50%, mentre il 30% sono a metà del lavoro e solo il 20% sta cavalcando le opportunità. Ecco i risultati dello studio della School of Management del Politecnico di Milano a Smau 2008

È appena iniziata la 45ma edizione di Smau 2008 Business Technology all’interno del quale la School of Management del Politecnico di Milano ha presentato, in occasione del convegno di apertura, una fotografia sullo stato di adozione dell ‘ICT in Italia scattata attraverso i suoi 24 Osservatori.

Dall’analisi di un campione di oltre 700 PMI italiane e di 100 grandi imprese emerge che il 50% delle PMI e il 25% delle imprese di grandi dimensioni sono ancora ferme al palo e restie a cavalcare l’innovazione, sfruttando il driver delle tecnologie ICT. È un dato allarmante, anche se le cose stanno cambiando. Nelle imprese più grandi questa consapevolezza ormai riguarda il 40% del campione. Esiste poi una situazione intermedia formata dal 30% di PMI e dal 35% di big company nel quale esistono squilibri interni che rischiano di bloccare lo sviluppo o perché il vertice è poco sensibile all’innovazione tramite lo sviluppo dell’ICT oppure a causa di un IT manager troppo conservativo o temporeggiatore. Ma solo il 20% sa cavalcare le opportunità dell’Ict.

Da anni ci poniamo l’obiettivo di far capire alle aziende che esiste un legame diretto tra investimenti in IT e competitività sia a livello aziendale che di sistema. – ha dichiarato Umberto Bertelè, Presidente della School of Management del Politecnico di MilanoMai come oggi dunque, in una situazione di congiuntura economica e finanziaria negativa,è importante acquisire questa consapevolezza, non solo nelle grandi aziende dove la strada sembra maggiormente tracciata, ma anche nelle piccole e medie che, come sappiamo, sono l’ossatura portante del nostro sistema produttivo. Non si tratta più di un fattore importante per progredire, ma di una condizione necessaria per la sopravvivenza. E prosegue: “Abbiamo portato alla luce quegli aspetti solo apparentemente minori che spesso sono il vero motore delle decisioni e delle non decisioni. Ci poniamo l’obiettivo di offrire non solo analisi, ma suggerimenti molto concreti. Nella convinzione che sarebbe una iattura per l’intero sistema Italia se nella cabina di pilotaggio delle nostre aziende mancassero le tecnologieICT non perché siano sempre determinanti, ma perché in moltissimi casi mettono a disposizione un potenziale innovativo, per i processi e per gli stessi prodotti, cui sarebbe follia rinunciare.

L’Italia spende troppo poco in IT. I benchmark internazionali sono chiari e senza pietà: la percentuale di spesa in IT sul PIL in Italia è oggi pari all’1,7% (solo +2% rispetto al decennio scorso)contro una media europea del 2,7% (Assinform). In Giappone questa quota è del 3,4% ed è cresciuta del 10% rispetto al decennio scorso. In Francia si attesta al 3,1% in crescita dell’8% rispetto al 1998.

Non colpisce solo il divario in termini assoluti – ha aggiunto Andrea Rangone, Coordinatore degli Osservatori ICT & Management della School of Management del Politecnico di Milano – ma anche e ancora di più la forte distanza nel ritmo di crescita che tende a fare aumentare sempre di più questa forbice che pesa come un macigno sulla nostra competitività internazionale, rischiando di fare dell’Italia un paese “bradipo” in mezzo a tante “gazzelle”. E’ infatti oramai chiaro – e dimostrato da molteplici ricerche – che più spesa IT significa più produttività, più innovazione, più capacità di spingere lo sviluppo dell’economia o quantomeno più capacità di reagire in caso di crisi e di difficoltà a livello congiunturale.” E si chiede: “Che fare? (…) La strada principale sia proprio quella di aumentare questa consapevolezza: che l’IT rappresenta una potente leva strategica per la crescita delle imprese e delle pubbliche amministrazioni e, quindi, in ultima analisi, del nostro Paese. Occorre aumentare questa consapevolezza nella nostra classe manageriale, imprenditoriale e politica. È fondamentale quindi capire che l’IT non è appannaggio dei tecnici ma leva strategica da gestire a livello di Vertici. Molto spesso la gestione dell’IT è riservata all’IT manager e vissuta come un costo necessario piuttosto che essere parte integrante delle strategie di cambiamento e innovazione a livello di Vertice. Questo è vero a livello di aziende soprattutto nelle PMI che in Italia rappresentano l’ossatura portante del sistema produttivo. La strada portante, quindi, per ridurre questo gap tra l’Italia e gli altri paesi, è secondo noi la cultura. Questo per noi è il cammino da proseguire, una sorta di alfabetizzazione o di maggior sensibilizzazione delle aziende e delle istituzioni sull’importanza dell’IT come leva strategica per consentire alle singole organizzazioni e al sistema Italia di rispondere alla sfida della competizione globale.”

Quello presentato dalla School of Management del Politecnico di Milano oggi a Smau è una sorta di “Super Osservatorio” che vuole aumentare, nella nostra classe manageriale, imprenditoriale e politica, la consapevolezza che l’ICT rappresenta un’importante leva strategica per l’innovazione delle imprese e delle pubbliche amministrazioni e, di conseguenza, anche per la crescita del nostro Paese.

La School of Management del Politecnico di Milano presenta a Smau altre due Ricerche: la prima, focalizzata sul ruolo delle ICT nelle diverse funzioni aziendali, la seconda, relativa alle principali evoluzioni strategiche in atto nel canale ICT che sarà presentata venerdì.

Generalmente– spiega Raffaello Balocco della School of Management del Politecnico di Milanole Pmi investono in tecnologia 700-1200 euro per addetto, a seconda della dimensione dell’azienda. Si tratta di investimenti in media limitati anche se esistono molti casi di eccellenza anche tra piccole o addirittura micro imprese. Il vero problema è relativo in molti casi alla diversa sensibilità nei confronti dell’importanza delle Ict da parte del vertice delle Pmi. Alcuni tendono ad investire maggiormente su altri aspetti, trascurando l’investimento in Ict che spesso rimane all’ultimo posto nella classifica delle priorità, altri invece hanno compreso le opportunità che derivano da tali tecnologie. Spesso -continua- anche gli stessi fornitori di tecnologie fanno fatica a spiegare le potenzialità dei mezzi tecnologici”. Diverse sono le problematiche di adozione nelle imprese di dimensioni maggior i. “In tali imprese, oltre all’imprenditore intervengono i manager a capo delle diverse funzioni aziendali. Per l’importante appuntamento di Smau, abbiamo intervistato 600 responsabili di funzione di grandi imprese italiane per verificare il grado di utilizzo in passato e la disponibilità verso l’utilizzo in futuro di tecnologie ICT. Ne emerge un quadro molto interessante,2/3 degli intervistati ha dichiarato che tali tecnologie hanno avuto un ruolo rilevante o molto rilevante negli ultimi tre anni nell’innovazione dei processi. E, ancora più interessante, il fatto che il 90% degli intervistati dichiari che investirà in tali tecnologie una quota costante, se non addirittura superiore a quella attuale nei prossimi tre.”

Guarda: VIDEO SMAU – Intervista a Pierantonio Macola Amministratore Delegato di Smau : “L’obiettivo è aiutare le aziende e investire in tecnologia”

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Autore: ITespresso
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