Social Media Week, dal telelavoro allo smart working

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Alla Social Media Week è andato di scena il telelavoro, o meglio lo smart working che fa rima con smart cities. Lavorare da casa porta vantaggi o rischi?

C’era una volta il telelavoro. Nell’era dei social network e della tecnologia smart, invece, siamo passati allo smart working. Se ne è parlato alla Social Media Week di Milano partendo da una domanda: i social media riescono a creare un ambito di condivisione per tirare fuori dal loro isolamento i telelavoratori? Al panel sono intervenuti Alessia Mosca, capogruppo Pd alla Commissione politiche europee e che ha promosso il testo di legge sullo Smart working in Italia, Chiara Bisconti, che ha la delega al Benessere, Qualità della vita, Sport e tempo libero del Comune di Milano, Paola Cavallero, General Manager Nokia, Rita Querzé giornalista Corriere della Sera e Monica Fabris, sociologa. A moderare l’incontro Barbara Stefanelli, vicedirettore Corriere della Sera.

Ed è proprio il blog del Corriere, La 27esima ora, che ha lanciato una campagna su smart working e il problema di conciliare lavoro e sfera personale in quest’epoca in cui la tecnologia sembra non permetterci mai di staccare davvero dal lavoro. Come sottolinea Wired, il rischio è che si ricada in uno squilibrio di genere (sempre che questo squilibrio si sia mai sanato). Uno dei punti cardine è la legge attuale, ormai troppo obsoleta considerata l’evoluzione della tecnologia nell’ultimo decennio. Anche per questo è stato necessario presentare un nuovo disegno di legge che prevede un’organizzazione verticale del telelavoro che consenta una vera flessibilità e il rapporto con i colleghi.

E smart working fa rima con smart city, come sottolinea l’assessora Bisconti secondo cui una smart city è un luogo in cui si può lavorare ovunque. La Social Media Week è stata anche l’occasione per Bisconti per parlare della “Giornata del lavoro agile” che si è tenuta a Milano il 6 febbraio scorso in cui 6000 lavoratori di 100 tra aziende ed enti locali, hanno lavorato in smart working evitando di perdere più di due ore in macchina per un totale di circa 3.500 auto in meno nel traffico milanese.

Paola Cavallero di Nokia porta ad esempio il modello della sua azienda in cui nessuno timbra un cartellino, ma tutti possono lavorare da remoto. Sperimentazione in corso anche a Torino, dove si stanno recuperando i fondi investiti per installare le postazioni di lavoro da casa e, secondo Rita Querzé, chi ne trae più giovamento sono le donne, il cui lavoro viene valutato in base ai risultati davvero raggiunti.

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