Social Media Week: il digitale è punto di rottura come la rivoluzione industriale

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Social Media Week 2015, Milano
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Per cinque giorni Milano si trasforma nella capitale del Social Media. Riflessioni sull’uso dei device mobili e sui cambiamenti nei comportamenti delle persone. La digitalizzazione della società è vista come fattore rivoluzionario che può battere la crisi

Nonostante la crisi economica, che morde ancora, il digitale e il mobile hanno cambiato tutto: dai sistemi sociali a quelli economici, quasi anche il modo con cui le persone sono portate a ragionare nella loro quotidianità. Un po’ come avvenne con la rivoluzione industriale, oggi con i social, con la digitalizzazione spinta e con la mobilità, stiamo assistendo a un nuovo punto di rottura dove niente, o quasi, è più come prima.

Sono queste, in sintesi, le considerazioni a caldo che emergono dalla conferenza e presentazione della Social Media Week che dal 23 febbraio 2015 e per cinque giorni terrà banco in città con più di 50 eventi e oltre cento relatori tra ospiti nazionali e internazionali.

Social Media Week 2015, Milano
I relatori presentano l’edizione della #SMWmilan 2015

E’ Marco Massarotto, partner Dnsee – Hagakure, a fare gli onori di casa nella cornice della sala delle conferenze di Palazzo Reale a Milano, una delle location in cui si terrà l’evento, e spiega che per il terzo anno consecutivo Hagakure, l’agenzia di digital marketing del gruppo Dnsee, con il patrocinio del comune di Milano, è l’organizzatore e che la Social Media Week è un evento in contemporanea in altre dieci città nel mondo. Il tema centrale, come annunciato da ITespresso.it è La ‘mobile class’. Il digitale e la società che cambia, quindi “l’interesse è la verticalità delle interazioni mobili come stimolo, anche per prepararci al prossimo Expo di Milano”, spiega Massarotto. “Il tema di fondo – continua – è l’incrocio tra la social media mobile e la vita delle persone, intesi come i gesti quotidiani, e intravedere come cambia la società che ci circonda, velocemente e radicalmente, attraverso il mondo mobile: dagli smartphone alla banda larga fino al mondo dei social network”.

Per comprendere come cambia o sta cambiando il rapporto tra imprese e consumatori, ci pensa uno studio di Accenture, dal quale risulta che a essere più competitive nell’era digitale sono le aziende capaci di stabilire interazioni più personali con i consumatori e realizzare servizi in grado di anticipare le loro esigenze senza essere invadenti e, una delle caratteristiche che è in grado di determinare se l’esperienza di un consumatore sarà positiva e di successo è proprio la capacità, per un’azienda, di connettere al meglio i servizi offerti, device e luoghi di fruizione. Entusiasta del periodo è Pietro Sella, ceo del gruppo Banca Sella, che vede nel digitale il punto di svolta, come lo fu la rivoluzione industriale. “In Italia abbiamo tutto quello che ci serve per avere vantaggi – spiega – dalla capacità di trattare meglio i valori intangibili, al concetto di qualità e di capacità manifatturiera tecnica. Ma dove solo le opportunità? – si domanda Sella – “La maggior parte delle persone pensa che la crisi abbia tutta la colpa ma ci si dimentica che guardando oltre le opportunità ci sono. Cambia il modo di innovare: pensiamo all’ingresso di startup e di acceleratori di decisioni che stanno sbarcando nelle imprese tradizionali; sono una ventata di novità”.

Social Media Week 2015, Milano
I relatori presentano l’edizione 2015 della Social Media Week 2015

Chi ha fatto suo il concetto di relazione col cliente attraverso i social è Anna Testa, head of Tim #WCAP Milan di Telecom Italia.Crediamo nel potere dei social e crediamo nelle startup che analizziamo e ‘portiamo in casa’ facendole diventare fornitori”. Cristina Tajani, assessore politiche per il lavoro, sviluppo economico, università e ricerca con delega Innovazione e Agenda Digitale del Comune di Milano, è entusiasta nel vedere come i grandi progetti digitali, così come quelli infrastrutturali riescono a prendere piede e danno una sorta di senso all’Agenda digitale. “Non possiamo pensare di isolare l’uso dei social: si pensi che in due anni il sistema di comunicazione istituzionale via social ha raggiunto 100 mila persone che segue su Facebook mentre sono 110 mila su Twitter”, spiega Tajani.

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