Sony accusa il cloud di Amazon

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Sony teme che l’attacco contro PlayStation Network e SOE abbia sfruttato i servizi cloud di Amazon, economici e potenti

Mentre è avviato il graduale ripristino di PlayStation Network, Sony punta il dito contro il cloud di Amazon. Ma il colosso giapponese, reduce da un black-out di quasi un mese, e da una colossale violazione dei dati personali ai danni di oltre 100 milioni di utenti, non vuole rimanere sul “banco degli imputati” e cerca di spostare le accuse. Secondo Sony i cracker (hacker malevoli) avrebbero sfruttato Amazon per sferrare un violento attacco contro i server di Playstation Network, Qriocity e SOE (Sony Olnine Entertainment).

Gli esperti di sicurezza accusano da giorni Sony non aver mai aggiornato la versione di Apache sui server né di aver implementato firewall, lasciando i server in balia di vulnerabilità ed exploit da anni. Ma Sony cerca di distrarre i media da questa pesante accusa, puntando i riflettori sul fatto che a un hacker bstano 3 penny all’ora per affittare i server Elastic Computer Cloud, o EC2.

Ma il servizio di cloud-computing di Amazon è economico e conveniente non solo per gli hacker, ma anche oer aziende come Netflix o il colosso farmaceutico Eli Lilly. Il fatto che gli account di Amazon possano essere utilizzati in modalità anonima, secondo Sony è un percolo. Ma Amazon difende la sua piattaforma cloud che ha soprattutto un uso legale, sia consumer che business. Sony sta cercando da tempo un “capro espiatorio” per giustificare il secondo data breach più grande della storia (compromessi i dati personali di 101,6 milioni di utenti) dopo il “caso Heartland Payment Systems” del 2009.

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La sfida del Cloud Storage
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Autore: ITespresso
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