Sophos verso una soluzione integrata

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Marco D’Elia, country manager di Sophos Italia
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Per la seconda metà del 2015 sarà pronta la soluzione integrata di Sophos che raccoglierà l’eredità tecnologica delle aziende acquisite negli anni, ultima Cyberoam. Marco D’Elia, country manager in Italia, declina il progetto Galileo. L’utente al centro

Dopo l’acquisizione di Cyberoam, la strada intrapresa da Sophos e ribadita da Marco D’Elia, country manager in Italia, è quella di rinforzare l’offerta sul fronte network security e creare un’unica linea completa, a brand Sophos, che sarà indirizzata con forza alle richieste di sicurezza delle medie imprese. Entro la seconda metà del 2015.

Vogliamo portare nel mondo della sicurezza una logica applicativa – precisa -. E’ opportuno che le aziende la smettano di dotarsi di infrastrutture separate per gestire le varie problematiche legate alla sicurezza, ma devono capire che è bene gestire la network security nel suo complesso da un unico punto di vista. Non bisogna più dotarsi di piattaforme verticali che non parlano tra loro ma di un unico strumento per la protezione degli attacchi Apt, la minaccia ad oggi più seria per qualsiasi realtà. La maggior parte delle aziende deve ottimizzare le risorse dedicate alla sicurezza. Sophos sta continuando a lavorare sull’integrazione delle componenti tecnologici via via acquisite negli anni per creare un’unica soluzione integrata, che sia un’offerta modulare da offrire alle aziende mid enterprise.”.

Marco D’Elia, country manager di Sophos Italia
Marco D’Elia, country manager di Sophos Italia

 

Integrazione riassunta nel Progetto Galileo che ha l’ambizione di traslare nel mondo della sicurezza quello che Galileo ha fatto nel mondo della scienza, portando il sole al centro dell’universo e mettendo ordine attraverso l’osservazione dei fenomeni. Oggi le minacce Apt stanno subendo un’accelerata e si parla di un fenomeno cresciuto del 600% negli ultimi due anni. “La strategia d’attacco più che l’attacco vero e proprio deve essere sventata, perché i criminali sono in grado di sfruttare ogni tipo di vulnerabilità per raggiungere il proprio scopo – sostiene D’Elia -. Il progetto Galileo porta a un’integrazione dell’offerta delle componenti di network security, end point protection e server protection, mettendo ordine nel mondo della sicurezza e semplificandone la gestione da parte dell’utente”.

La logica è quella di mettere l’utente al centro, e non il device utilizzato, per gestire la sicurezza su qualsiasi dispositivo associato a quell’utente, sia esso pc, smartphone o tablet, in una logica di sicurezza end-to-end. L’obiettivo è raggiungibile attraverso un’unica console di management, che renda più semplice la gestione della sicurezza per le aziende e unifichi in un unico punto di controllo gli aspetti legati all’infrastruttura di neworking, end user computing e server. Il progetto Galileo parte con l’integrare le soluzioni delle aziende acquisite da Sophos: Astaro (maggio 2011) per la parte di UTM, Dialogs (aprile 2012) per la parte di mobile management e Cyberoam (febbraio 1014) per la parte di network security, per rilasciare sul mercato un unico prodotto integrato entro la seconda metà del 2015.

Accanto a questo primo progetto, trova spazio anche un secondo trend che spinge ad utilizzare la sicurezza come servizio o in modalità cloud. I partner italiani, anche coloro che non sono dei Manage Service Provider (MSP) e non hanno investito in soluzioni di data center, potranno offrire soluzioni in cloud appoggiandosi ai data center di Sophos ospitati su data center Amazon in UK e in Germania. “In questo modo i partner liberano risorse al loro interno e si appoggiano alla piattaforma del vendor – precisa D’Elia -. Le soluzioni sono fruibili via web e questo garantisce maggiore flessibilità nel gestire le policy anche per i dispositivi mobile al di fuori dell’azienda. Qualsiasi  partner potrà mettere in piedi un servizio di MSP basato sul nostro cloud. L’idea di aprire un data center anche in Italia, sempre presso Amazon, è al vaglio ma per il momento ci appoggiamo principalmente ai servizi in UK prima di fare ulteriori investimenti locali”.

La crescente richiesta di soluzioni in cloud contribuisce oggi al 20% del fatturato Sophos, sia da parte di pmi sia di aziende enterprise, veicolate attraverso il canale oramai  unificato per logiche e programmi (4 distributori e circa 600 partner) . “La crescita prevista per il 2014, pur non potendo comunicare valori assoluti, sarà a due cifre” conclude D’Elia, vantando anche il fatto che in Italia Sophos mantiene il team di supporto tecnico, senza averlo delocalizzato.

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