SPECIALE Nomine AgCOM: Risponde Fulvio Sarzana Di Sant’Ippolito, uno dei candidati

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L’avvocato ed esperto di Internet Fulvio Sarzana Di Sant’Ippolito risponde alle domande di ITespresso in qualità di candidato all’AgCom. Il dibattito pubblico è aperto. Seguiranno le risposte degli altri candidati interessati a fare conoscere il proprio punto di vista

Questa è la settimana del voto per eleggere presidenti e commissari di AgCom. La redazione di Itespresso ha posto ai principali candidati alcune domande chiave per potere valutare, con la massima trasparenza, le posizioni di chi si appresta a ricoprire un ruolo importamte.  Abbiamo rivolto a tutti i candidati le medesime domande, Fulvio Sarzana Di Sant’Ippolito è stato il primo a inviarci le risposte, per farci conoscere la sua  visione sul futuro dell’AgCom in qualità anche di esperto del settore.

Diversi siti in rete hanno chiesto che le nomine nelle Authority seguano criteri trasparenti e meritocratici, invece che politici, in quanto la Rete è cruciale nell’economia digitale e per parlare di Tlc, copyright e pluralismo, le competenze non sono un optional, ma una priorità. Inoltre, il gruppo su Facebook “Quote Rosa in AgCom” ha aggiunto la rappresentanza di genere, in un paese dove il Fattore D stenta ad affermarsi. Il dibattito pubblico sul futuro dell’AgCom parte da qui.

ITespresso: L’Italia è in ritardo nello sviluppo della banda larga e di quella “ultralarga”. Secondo la Commissaria europea per l’agenda digitale, Neelie Kroes, solo il ritardo nella banda larga costa all’Italia l’1,5% del Pil. Come pensa di recuperare il gap con il resto d’Europa sulla banda larga e ultralarga?

Fulvio Sarzana Di Sant’Ippolito: L’Italia appare in ritardo non solo nello sviluppo della banda larga, ma soprattutto nella realizzazione di una concorrenza nella fornitura di servizi di telecomunicazione . Il cittadino è penalizzato da entrambe queste precondizioni allo sviluppo nel settore delle tlc.
E’ un fatto che la liberalizzazione delle TLC in Italia, come sostenuto anche da autorevoli quali l’istituto bruno leoni, abbia registrato un sostanziale fallimento a causa di una politica normativa mirata a perpetuare condizioni di monopolio di fatto, nel settore delle telecomunicazioni fisse, e di oligopolio di diritto nel settore delle comunicazioni mobili.
Il vizio originario delle telecomunicazioni risiede nella mancanza di coraggio nelle scelte del legislatore che si è tradotta in una sostanziale inattività. Piuttosto che toccare gli interessi di questa o di quell’altra lobbies si è preferito non fare nulla. L’Italia è digital divisa, (anche se i dati forniti dai ministri Passera alla Commissaria Kroes, parlerebbero di un 5 % di popolazione esclusa dalla banda larga), eppure, anche nelle zone più depresse del nostro Paese, ove è più facile paradossalmente creare una microsocietà che partecipare ad un concorso pubblico, ci sono centinaia di giovani in Italia che potrebbero essere messi in condizione di realizzare progetti innovativi.
Il che non significa dare ai giovani la possibilità di creare società con un euro bensì quello di offrire loro un mercato anche su base locale ed un’opportunità di lavoro.
Le due priorità del legislatore (e di AGCOM) dovrebbero essere una politica delle frequenze che premi i progetti innovativi e radicati sul territorio, e non solo i progetti elefantiaci o creati ad hoc in occasione di gare pubbliche, e la semplificazione delle procedure amministrative, che oggi danneggiano tutte le piccole e medie aziende.
Nel recente passato, ad esempio nel settore delle web tv si è assistito esattamente al contrario, ovvero ad un’ appesantimento delle regole burocratiche a danno delle realtà più piccole.

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