Stampante di frontiera

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La Epson Stylus Photo R2400 si colloca esattamente nel punto di congiunzione fra le stampanti professionali e quelle amatoriali evolute

Appena tirata fuori dalla scatola, la R2400 impressiona per la sua mole: 62 centimetri di larghezza per 40 di profondità “fuori tutto” non passano certo inosservati, come i quasi 12 chili di peso; del resto, è il prezzo da pagare per poter stampare formati di carta fino all’A3+, ovvero 329×483 mm. Lo chassis è identico a quello della R1800, versione “allargata” della popolare Stylus Photo 800, ma possiamo dire che le somiglianze fra le due macchine si fermano qui. La differenza salta all’occhio quando iniziamo il “rifornimento” della macchina. Il carrello mobile che trascina la testina micropiezo (da 1440 ugelli) dispone infatti di ben otto alloggiamenti per cartucce. Nella scatola però di cartucce ne troverete nove. Dove va la nona cartuccia? Semplice, nella gamma di inchiostri K3 ci sono due neri pieni, uno “photo” per carte lucide e uno “matte” per carte opache. A seconda del supporto che userete, dovete inserire una o l’altra cartuccia nell’alloggiamento del nero. Anche gli altri inchiostri differiscono dai precedenti UltraChrome. Trovate infatti i classici ciano, magenta e giallo, il ciano e il magenta attenuati, e due tipi di grigio, chiaro e chiarissimo. In pratica, Epson ha approfittato del più ampio gamut (estensione tonale) e della maggiore gamma dinamica dei nuovi inchiostri per eliminare i colori supplementari (blu, rosso) forniti con la serie 800, sostituendoli con i due nuovi grigi. L’obiettivo, chiaramente, era di spingere verso l’alto la qualità del bianco e nero, un genere che riscuote grande successo fra i professionisti, ma che ha sempre sofferto nella stampa digitale. Riprodurre la finezza del bianco e nero infatti non è possibile usando solo l’inchiostro nero (il retino sarebbe troppo evidente), ma sfruttando la combinazione dei vari colori per ottenere i toni di grigio si incappava nel problema del metamerismo (ovvero, la stampa che sembra grigia neutra con un tipo di luce diventa rosata, o azzurrina se vista con altri tipi di luce). C’è chi aveva già risolto il problema alla radice: Hp, per esempio, con una sua speciale cartuccia a tre grigi; e produttori indipendenti come Lyson che proponevano gli inchiostri “Quad”, quattro grigi da caricare sulla stampante al posto delle cartucce “ufficiali”. Con gli UltraChrome K3 Epson chiude dunque il gap tecnologico sul bianco e nero. A proposito, K3 vuol dire proprio “3 neri”, perché la K è la lettera che nel gergo degli addetti ai lavori identifica il nero (blacK). L’installazione della R2400 non dà problemi: dispone di due interfacce, USB 2.0 o FireWire, e viene fornita con driver per Windows (98, Me, 2000 e Xp) e per Mac (Os 9 e OS X). Inoltre la dotazione comprende alcuni programmini per facilitare le operazioni di stampa, come Epson DarkRoom e il File Manager. Collegata la macchina, installati i driver e inserite le cartucce, la R2400 è pronta a operare, ovviamente dopo aver completato il caricamento dell’inchiostro all’interno della testina, operazione che avviene in un paio di minuti. È interessante notare che se volete sostituire il nero matte con il nero photo, solo il relativo canale verrà “ripulito” e ricaricato per consentire il cambio istantaneo ? altre stampanti Epson all’inserimento di una nuova cartuccia eseguivano il “flush” su tutte quante, con gran spreco di costoso inchiostro.

Autore: ITespresso
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