Startup e imprese, matrimonio da 87 miliardi di euro di fondi strutturali

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Il rapporto fra startup e imprese al centro del convegno inaugurale della 50esima edizione di Smau. Le politiche concrete a supporto delle aziende devono partire dai fondi strutturali 2014-2020

Il convegno inaugurale della 50esima edizione di Smau ha catalizzato l’attenzione sulle politiche concrete a supporto delle imprese. Gli assessorati alle attività produttive allo Sviluppo economico e all’Innovazione delle più dinamiche regioni italiane, le agevolazioni e gli strumenti finanziari, lo sviluppo di startup e nuove imprese, il rapporto con le strategie della Comunità Europea: sono tutti fattori che concorrono a innovare il mondo delle imprese. Ma il matrimonio perfetto fra startup e imprese avverrebbe se si sfruttassero gli 87 miliardi di euro di fondi strutturali.

Pierantonio Macola, Amministratore Delegato di Smau, ha puntato i riflettori sul ruolo centrale dell’imprenditore per il rilancio del nostro Paese: “Per il nostro Paese la sfida, l’impresa più grande e affascinante di questi tempi è sicuramente quella dell’innovazione digitale, mettere a stretto contatto le PMI e la carica innovativa delle startup. Ma anche valorizzare le uniche risorse sostanzialmente disponibili per il cambiamento delle imprese: quelle della UE, con cui le Regioni fungono da decisivo anello di congiunzione. Questo è il passaggio obbligato per un Paese che deve agganciare i primi segnali di ripresa. L’innovazione che può e deve fare il bene del nostro Paese è quella che parte dagli imprenditori che hanno idee, progetti e li mettono a disposizione del territorio in cui vivono, quella degli imprenditori che allevano talenti e hanno la visione del futuro. Da loro si deve partire, dalle loro esigenze, dall’ascolto e dalla capacità di parlare la loro lingua. Non ci sono altre strade se si spera davvero di avere una declinazione concreta di progetti come l’Agenda Digitale. Nel nostro Roadshow Smau 2013 abbiamo visto aumentare la presenza di imprenditori ai nostri eventi del 15-20% su ciascuna tappa. È un segnale di un fermento che non possiamo sottovalutare: l’imprenditore infatti è la risorsa più importante per creare sviluppo, in Italia e nella nostra cultura, più che in qualsiasi altro Paese al mondo. Per supportare l’impresa e l’imprenditore bisogna lavorare in primis sull’ecosistema che lo circonda. Pubblica Amministrazione Regioni, Associazioni di categoria, Aziende ICT che vendono innovazione… e ovviamente Imprese. Per questo abbiamo deciso che in questa cinquantesima edizione dovesse essere presente l’interno ecosistema italiano dell’innovazione”.

Quello tra startup e industria è un ‘matrimonio’ perfetto – spiega Alvise Biffi, presidente Piccola Impresa Assolombarda e vicepresidente Assolombarda come rappresentante delle imprese in sala – Il nostro tessuto industriale è composto prevalentemente di piccole e medie imprese. Hanno il vantaggio della flessibilità, ma la loro dimensione è un problema nel mercato globale. Attraverso le nuove tecnologie, però, possono confrontarsi anche con colossi da decine di migliaia di addetti, raggiungere un mercato mondiale di 7 miliardi di consumatori, sviluppando nicchie di eccellenza che facciano leva sull’innovatività dell’industria italiana. Per accedere a questo mercato servono spinta all’innovazione, entusiasmo, competenze tecniche e familiarità con le tecnologie, elementi tipici di una startup, che a sua volta trova nelle PMI strutturate un mercato già consolidato, una relazione con il territorio, risorse e competenze economiche, tecniche e gestionali”.

Ma anche le Regioni sono un partner fondamentale – prosegue Biffi – Hanno un ruolo guida per le imprese, conoscono le eccellenze del territorio e sono il canale attraverso cui drenare risorse fondamentali, come gli 87 miliardi di euro messi a disposizione dall’Ue con i fondi strutturali 2014-2020”.

“Il digital divide delle nostre imprese si supera solo se si sfruttano le opportunità dei fondi strutturali dell’UE – chiarisce Andrea Rangone, Coordinatore Osservatori ICT&Management, School of Management Politecnico di MilanoL’Agenda digitale è entrata finalmente nel linguaggio politico. Mai come in questa fase c’è un’attenzione della politica su questi temi. L’Agenda però si focalizza soprattutto sulle pubbliche amministrazioni. Lo sforzo fatto finora per le imprese, cuore del Paese, non basta. Lo dicono i dati più recenti: le PMI che vendono on line sono il 13% nell’UE a 27, il 4% in Italia. Si investe in ricerca è sviluppo molto meno risorse rispetto alla media europea (1,26% contro il 2,01%) e i certificati hi tech europei sono solo 3,3 per milione di abitanti contro i 9,3 della media UE a 27. I fondi Fse e Fesr sono quindi fondamentali. L’Italia oggi è il Paese a cui spettano più fondi dopo Polonia e Spagna. Ma ne utilizza solo il 40,27%. Fanno peggio solo Bulgaria e Romania. I più bravi ne utilizzano il 70%. Per l’Italia raggiungere questa percentuale significherebbe drenare 8,5 miliardi di euro, 17 miliardi se utilizzasse tutti i fondi disponibili. In realtà la situazione italiana è a macchia di leopardo. Ci sono regioni che hanno già raggiunto il 70% dello sfruttamento delle risorse, altre sono ferme al 20%. La mappa delle startup ricalca questo divario: si concentrano, infatti, soprattutto in Lombardia e nel Lazio”.

È partito un treno che andrà lontano, quello delle tecnologie digitali – avverte Massimo Pezzini, VP & Gartner Fellow – Da un’indagine che abbiamo condotto su un campione di 350 top manager nel mondo è emersa la propensione a investire l’anno prossimo in questo mercato nel 78% dei casi. Parliamo di un mercato di 5 miliardi di device con connessione a internet, 5,5 miliardi di cellulari, 1,5 di smartphone, altrettanti di PC, 2 miliardi di accessi, un miliardo di utenti Facebook (se fosse una nazione, sarebbe la terza più popolosa al mondo), 100 miliardi di ricerche su Google. Questo significa un mare di opportunità per le aziende dell’offerta, per quelle della domanda e per le pubbliche amministrazioni, per le collaborazioni possibili, per gli accessi pervasivi, per l’industrializzazione dell’It e per lo sfruttamento dei dati come prodotto. Gli stessi consumatori oggi non sono più segmenti di mercato ma hanno un volto ben distinto, c’è una segmentazione individuale. Occorre dunquecavalcare l’onda, con innovazioni di servizi e prodotti, migliorando i rapporti con i clienti/utenti, con accessi a nuovi mercati, riducendo il rapporto costi/efficienza. Soprattutto si deve sperimentare, non temere di sbagliare. Mettersi in gioco, fallire presto se necessario ma ricominciare subito. Così sono nati fenomeni come Facebook e Twitter”.

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Smau: imprese e startup, matrimonio da 87 miliardi di fondi strutturali
Autore: ITespresso
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