Stati Uniti: approvata la legge per filtrare i contenuti pornografici.

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Il Congresso si è battuto per difendere i bambini dai siti nocivi.

Ottenuta quella che viene considerata una vittoria sul fronte della difesa dei minori dall’esposizione a contenuti osceni: la Corte Suprema degli Stati Uniti ha approvato una legge che obbliga le biblioteche pubbliche a filtrare ed escludere i contenuti pornografici di internet. La Corte ha stabilito che il «2000 Children’s Internet Protection Act», che impone che i computer vengano dotati di filtri anti-pornografia, non viola i diritti di libertà d’espressione del Primo Emendamento. La decisione comporta che le biblioteche che ricevono sussidi statali per le tecnologie debbano utilizzare software che schermano le oscenità, pornografia infantile e contenuti sessuali espliciti definiti nocivi per i minori, o rinunciare ai fondi. Una coalizione di biblioteche, di utenti delle stesse e operatori web si erano appellati sostenendo che la legge avrebbe trasformato i bibliotecari da fornitori di informazione a censori. Secondo le loro argomentazioni, i filtri dei software impediscono agli utenti delle biblioteche di accedere ad informazioni su soggetti che hanno diritto di conoscere, tipo cancro alla mammella, omosessaulità, malattie sessualmente trasmissibili, diritti degli omosessuali e controllo delle nascite. Due precedenti tentativi del Congresso di regolamentare la pornografia su internet erano stati resi vani dal tribunale. William Rehnquist, presidente della Corte, ha detto che la legge non trasforma i bibliotecari in censori. Se un sito legittimo fosse stato bloccato, chiunque «potrebbe chiedere di sbloccarlo o (in caso di maggiorenni) di disabilitare il filtro». I sussidi statali per le tecnologie, che dal 1999 hanno raggiunto la cifra di 1 miliardo di dollari, sono utilizzati per pagare l’accesso ad internet, i cataloghi automatizzati e altri servizi. Oltre 14 milioni di americani utilizzano i computer delle biblioteche pubbliche per effettuare ricerche, inviare e ricevere la posta elettonica, e si tratta soprattutto della fascia a basso reddito che non dispone di accesso ad internet a casa o al lavoro. La decisione della Corte Suprema ha sollevato le severe critiche dell’American Library Association, secondo la quale le biblioteche pubbliche sono il principale punto d’accesso alle informazioni online per chi non ha l’accesso ad internet e tutti hanno uguale diritto ad accedere all’Autostrada dell’Informazione, e ha dichiarato di voler chiedere alle compagnie che producono software filtro quali siti sono stati bloccati dal loro software e per quale motivo. La Electronic Frontier Foundation ha pubblicato recentemente un nuovo studio secondo il quale i più utilizzati software per il filtraggio dei contenuti bloccano decine di migliaia di pagine web i cui contenuti sono in realtà inoffensivi.

Autore: ITespresso
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