Stati Uniti: si rivaluta le legge sui contenuti pornografici su internet

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La corte suprema deve decidere se una legge che tenga lontani i bambini da contenuti pornografici su internet sia o meno incostituzionale.

È la seconda volta in diversi anni che la corte suprema riceve richiesta di revisionare una legge votata dal Congresso nel 1988 ma mai applicata. Il controverso «Child Online Protection Act» prevede, tra l’altro, che chi gestisce un sito debba richiedere i dati inerenti carte di credito prima di consentire la visione di contenuti per adulti. Tale disposizione continua a scatenare polemiche fra i gruppi di difesa delle libertà civili, in particolare l’American Civil Liberties Union, che rappresenta editori, artisti, siti web che sostengono come questa violi la libertà di espressione voluta dal Primo Emendamento. Il Dipartimento di Giustizia si è rivolto alla corte suprema affinché decida se la legge ponga troppe restrizioni su quale materiale gli adulti abbiano il diritto di vedere o acquistare. Va presa anche una decisione definitiva riguardo al diritto del governo di obbligare gli operatori del web ad implementare un sistema di controllo che dia accesso solo agli adulti e lo impedisca ai bambini. L’amministrazione Bush si è rivolta alla corte suprema, ssotenendo che i bambini sono indifesi dagli effetti dell’enorme quantità di pornografia su internet. La legge, conosciuta con l’acronimo COPA, è la soluzione ragionevole alla proliferazione della pornografia online, ha dichiarato alla corte il procuratore generale Theodore Olson. La legge colpirebbe chi commercia in pornografia. L’ACLU ha risposto che la legge invece renderebbe colpevoli molte persone che utilizzano internet per ragioni legittime, spesso legate a questioni di salute. Chi si occupa su internet di siti di informazione su ginecologia o sesso sicuro deve essere tutelato. Olson ha ribadito che il bersaglio principale sono i commercianti di pornografia che utilizzano avvisi che provocano curiosità senza nominare il prodotto per attrarre consumatori. Se la legge venisse applicata, le violazioni comporterebbero fino a sei mesi di reclusione e una multa di 50.000 dollari. La Corte Suprema valuterà gli argomenti all’inizio del 2004 e prenderà una decisione entro la fine di giugno.

Autore: ITespresso
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