Stefano Parisi (Confindustria Digitale): In Europa serve un digital compact per spingere Paesi verso innovazione

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Banda larga, la UE deve accelerare per attuare l'Agenda Digitale 2020
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Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale, ha avanzato la proposta di un digital compact per costringere i Paesi ad investire in innovazione IT

Il Fiscal compact, lettarlmente il “patto finanziario”, è il patto di bilancio europeo, ideato per costringere i Paesi dell’eurozona al bilancio strutturale. Adesso l’L’Europa prepara il digital compact per spingere i Paesi, anche quelli più refrattari ad investire nell’IT, verso l’innovazione, dal momento che ogni euro di investimento nel settore ICT è in grado di generare un incremento sul PIL nazionale pari a 1,45 euro. Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale, ha avanzato la proposta in occasione del convegno “Imprese Ict, istituzioni e associazioni in campo per la formazione gratuita dei giovani italiani” che si è tenuto ieri a Roma presso la Sala Polifunzionale di Palazzo Chigi per presentare i programmi europei “E-Skills for Jobs 2014″ dedicato ai giovani europei alle competenze digitali e “Fostering Digital Enterpreneurship” per aprire le imprese alle tecnologie digitali.

L’Italia è indietro in molti settori, dalla banda larga all’e-commerce: sono 30 milioni gli italiani che navigano in Rete e 4 milioni gli utenti che usano uno smartphone per lavoro, ma le applicazioni della Pubblica amministrazione (PA)sono ancora scarse; inoltre le fasce di popolazione, soprattutto tra gli anziani,  vanno alfabetizzate. A livello europeo, solo l’1,7% delle imprese con più di 10 dipendenti è al passo con l’uso completo degli strumenti digitali, mentre il 40% delle aziende non usano ancora il web. D’altra parte l’Agenda Digitale è in grado di creare occupazione, a differenza di altri settori manifatturieri o tradizionali, in crisi: John Higgins, direttore generale DigitalEurope, ritiene che l’Europa necessita di 500 mila posti di lavoro digitali entro il 2015; e da 730 mila a 1,3 milioni al 2020, ma dipenderà dal ritmo di crescita economica.

L’Agenda digitale italiana finora ha lavorato sulla fatturazione elettronica, una colonna portante per il fisco digitale. L’identità digitale è alla base della diffusione dell’e-government e dei servizi delle aziende private, dove l’Italia sconta un forte ritardo.

L’estensione della fatturazione elettronica a regioni e comuni, i pagamenti elettronici e il fascicolo sanitario elettronico, possono generare 8-10 miliardi di euro di risparmi “della macchina pubblica”.

Il sottosegretario alla Pa Angelo Rughetti ha confermato l’impegno del Governo Renzi per l’attuazione dell’Agenda Digitale: “Dobbiamo cambiare verso alla Pubblica amministrazione, utilizzando le tecnologie digitali. Non possiamo avere 23 mila centri di spesa nella Pa e 8094 procedure per le concessioni edilizie, tante quanti sono i Comuni. Dobbiamo standardizzare le procedure a vantaggio dei cittadini e dare, nell’ambito del Jobs Act, incentivi fiscali specifici per l’assunzione di giovani per favorire la digitalizzazione delle imprese e le start up digitali”.

Lo sviluppo delle competenze digitali nella scuola e nel lavoro – ha dichiarato il presidente di Anitec Cristiano Radaelliè il vero driver del rilancio economico italiano e uno dei punti per accrescere la competitività del sistema Italia nel contesto europeo. Attraverso i progetti europei di alfabetizzazione digitale possono essere potenzialmente raggiunti più di 600 scuole e un milione di studenti”.

I ritardi italiani sono: in tema di diritto d’autore, protezione dei dati, copie private, dove le norme italiane mettono i bastoni fra le ruote nell’adozione delle tecnologie digitali; inoltre in Italia sui libri cartacei si paga l’Iva al 4% e sui libri digitali al 22%. “Bruxelles – ha concluso Parisi – dovrebbe autorizzarci ad aumentare i 6 miliardi che attualmente la Pa spende per tecnologie digitali, perchè questo è l’unico vero modo per ridurre la spesa pubblica nei prossimi anni. Usiamo il semestre di presidenza italiana nel quale sara’ rinnovata la governance delle istituzioni europee per varare un piano di digitalizzazione che consenta all’Europa e al nostro Paese di recuperare il terreno perduto, anche attraverso l’adozione di un digital compact che costringa i Paesi europei ad adottare le innovazioni necessarie”.

Stefano Parisi consiglia unn Digital compact per spingere l'Italia a investire in IT
Stefano Parisi consiglia unn Digital compact per spingere l’Italia a investire in IT
Autore: ITespresso
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