Stessa spaggia stesso mare

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L’estate, oltre che la stagione delle vacanze, è anche quella delle fotografie. In quindici giorni di vacanza al mare, si fotografa di più che durante tutto il corso dell’anno.

Sono le statistiche a dirlo. Quando si è in vacanza si ha più tempo a disposizione, e si ha voglia di conservare, a futura memoria, testimonianze di attimi felici: il figlio che gioca con la sabbia; quel tramonto così romantico; l’amica/o carino che sa di esserlo. Invece che pinne, fucile e occhiali, tormentone di una vecchia canzone estiva, nella borsa da spiaggia il fotografo mette fotocamera, flash e qualche accessorio. Chi vuole solo attimi di ricordo metterà una compatta e si accontenterà di premere il pulsante di scatto e di vedere immediatamente dopo, assieme al soggetto, com’è venuta la foto. Un modo di socializzare, più che di fotografare, ma molto diffuso. Chi, invece, ha un fotografo che sonnecchia dentro, desidera fare qualcosa di più: immagini da stampare, rivedere e condividere sullo schermo del computer, o del televisore di casa, con amici e parenti; per rivivere momenti felici e anche per farsi un po’ ammirare come bravo fotografo. Il soggetto: mare, spiaggia, bambini, gente, sono lì, davanti a tutti; eppure le foto che si vedono sono molto diverse. Spesso la bella fotografia, come il peccato, sta nell’occhio di chi guarda, meglio: di chi fotografa. E anche, si può aggiungere (per la fotografia naturalmente) nelle sue conoscenze tecniche. Nei piccoli/grandi trucchi e segreti di cui si avvale.

La fotocamera

L’elettronica ha compattato, in poco spazio, tutte le funzioni necessarie alla ripresa, anche il flash. Le fotocamere digitali, quelle compatte, sono molto piccole. A volte troppo, rapportate alla dimensione delle mani del fotografo. Il primo consiglio riguarda come si impugna l’apparecchio, perché è molto frequente coprire con un dito la parabola del flash, o interferire con altri comandi. Quindi: attenzione a dove si mettono le dita. Altro punto debole delle digitali usate nelle giornate di sole, è il mirino, o meglio, il più delle volte, lo schermo. Il monitor a cristalli liquidi, per quanto luminoso, lo è sempre meno della luce ambiente. Con il sole di lato o alle spalle, diventa illeggibile: impossibile vedere cosa si inquadra. Si può cercare di migliorare la situazione agendo sul comando della luminosità, e aumentarla. Purtroppo i risultati non risolvono la situazione. Il monitor continua a essere poco leggibile. In queste situazioni di ripresa è bene possedere una fotocamera che, oltre al monitor, abbia anche il classico mirino a traguardo: permette d’inquadrare sempre correttamente. Alcuni distributori di accessori, per esempio Bogen (www.bogenimaging.it) hanno nel catalogo piccoli soffietti paraluce da applicare ai monitor LCD delle fotocamere. Sono utili, ma non sempre eliminano la difficoltà, oltre a essere un po’ ingombranti, rapportati alle dimensioni delle compatte.

La ripresa

Ogni digitale incorpora un piccolo flash. La sua luce è sufficiente a illuminare, al buio, soggetti distanti un paio di metri. È utile, anzi molto utile, anche in spiaggia, quando splende il sole.Grazie agli automatismi integrati, la luce emessa serve a rischiarare le ombre; a eliminare quelle brutte occhiaie nere che affliggono anche la più fresca delle ragazze ripresa al sole della spiaggia. Usare il flash in questo modo è il modo più semplice e alla portata di tutti, per eliminare le ombre troppo contrastate. Un altro sistema consiste nell’usare un ombrellone bianco come diffusore di luce e riprendere i soggetti sotto la sua ombra. È l’equivalente, casalingo, delle ?butterfly? usate nel cimena: grandi pannelli di tela leggera che si mettono tra il sole e i soggetti per ammorbidire e diffondere la luce. Non si vuole usare il flash, non c’è un ombrellone nei paraggi? Un asciugamano bianco, usato come pannello riflettente, basta per ottenere dei buoni ritratti. Basta avere un aiutante che lo sorregga vicino al viso da fotografare, in modo che gli rifletta sopra la luce del sole. Già da queste poche righe si capisce che la difficoltà maggiore per fotografare in spiaggia, e in modo particolare nelle ore centrali della giornata, sia la luce, che è troppa e contrastata. Una luce pessima per i ritratti. Però, se si fa posare il soggetto all’ombra di un muro, si disporrà di una grande quantità di buona luce morbida: la più adatta a questo genere di fotografia. Attenzione, però, alle dominanti di colore. Se l’ombrellone, il muro alla cui ombra si fotografa, sono colorati, sarà inevitabile avere una immagine con delle dominanti.

Il sistema migliore per eliminarle è effettuare il bilanciamento del bianco personalizzato. Si inquadra, al posto del soggetto, una superficie bianca, per esempio un foglio di carta, e si agisce sul comando del bilanciamento del bianco personalizzato. Solo in questo modo si è sicuri che la foto avrà i colori che si vedevano nella realtà. Naturalmente cambiando il luogo di ripresa bisogna ricordare di escludere il bilanciamento del bianco così personalizzato. Molte compatte dispongono di questa modalità, altre no. In caso negativo, dobbiamo provare con le altre opzioni di bilanciamento offerte, oppure intervenire successivamente a computer con un programma di fotoritocco. Un altro accorgimento tecnico per ottenere buoni ritratti, sia in primo piano, sia a figura intera, è impostare lo zoom dell’obiettivo su di una lunghezza focale di medio teleobiettivo. Quella che meglio ridà le proporzioni del viso e del corpo. Altrettanto importante è il punto di ripresa. Quello più usato è all’altezza degli occhi del soggetto. Quando si fotografano bambini, è bene abbassarsi alla loro altezza. Un punto di ripresa dall’alto verso il basso causerà sgradevoli deformazioni. E il pargolo si trasformerà suo malgrado, in un indesiderato e deforme Igor.

Salvate la fotocamera digitale

Per portare a casa buone foto non basta essere bravi fotografi, bisogna anche essere fotografi scrupolosi nel curare la propria attrezzatura. La spiaggia è il posto dove corre più rischi. La sabbia finissima, spesso sollevata dal vento, gli spruzzi d’acqua e l’umidità salmastra, mettono a rischio le macchine. La prima precauzione da adottare è tenere sempre la macchina fotografica dentro una borsa e tirarla fuori solamente quando si fotografa. Attenzione anche alle mani sudate e sporche di crema antisolare: è necessario pulirle prima di impugnarla. Non dimenticare, ogni sera, di pulire tutta l’attrezzatura. Per la pulizia esterna basta usare un panno morbido e asciutto. Le lenti si puliscono da polvere e sabbia con un soffio d’aria. Per generarlo sono utilissime le perette di gomma, vendute in farmacia per i clisteri. Oppure, quelle bombolette piene di gas inerte, vendute per questo scopo nei negozi di fotografia. È opportuno evitare l’uso delle cosiddette cartine speciali per lenti: se sulla lente dell’obiettivo si sono depositati dei granelli di sabbia, la cartina si trasformerà in carta vetrata. Evitare anche di soffiare con la bocca. Assieme all’aria è facile che sulla lente arrivino microscopiche goccioline di saliva. E se la macchina è colpita da uno spruzzo d’acqua salata? È doveroso pulirla subito, con uno straccio asciutto, sperando che non sia penetrata all’interno. Se si ha questo dubbio è indispensabile portarla immediatamente da un fotoriparatore. Il sale, anche a fotocamera asciutta, continuerà a corrodere le parti metalliche. Una volta, quando le macchine fotografiche erano solo meccaniche, si consigliava di immergere in un secchio di acqua dolce quella danneggiata dall’acqua di mare e portarla subito a riparare. Spesso il rimedio era peggiore del male.Oggi, fortunatamente, questa estrema risorsa non è nemmeno pensabile: le parti elettriche ed elettroniche ne sarebbero irrimediabilmente danneggiate. Infine: non lasciare mai la fotocamera nell’automobile parcheggiata al sole. L’alta temperatura dell’interno ne danneggerebbe le parti più delicate e potrebbe addirittura deformarne alcuni pezzi costruiti con materiali plastici. Non è possibile nemmeno lasciare la macchina fotografica con l’obiettivo, senza protezione, rivolto verso il sole: le lenti concentrerebbero la luce sul sensore, bruciandolo.

Autore: ITespresso
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