Steve Jobs si dimette: Ceo di Apple è Tim Cook

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Tim Cook prende il posto di Steve Jobs. Il titolo di Apple perde terreno

Steve Jobs, 56enne co-fondatore di Apple, ha dato le sue dimissioni. Nuovo Ceo di Apple è il 50enne Tim Cook, finora Coo dell’azienda. Steve iJobs aveva detto che se un giorno non fosse più stato in grado di prendersi le proprie responsabilità e adempiere ai propri doveri, avrebbe lasciato: “E sfortunatamente quel giorno è arrivato“. Da quando Jobs era in congedo malattia, Cook aveva assunto il ruolo di Jobs nelle attività quotidiane, ma ora avviene il passaggio di consegne formale. Il titolo di Apple perde terreno: la figura carismatica di Steve Jobs ha portato Apple a toccare il maggior valore di capitalizzazione di Borsa (circa 350 miliardi di dollari) mai raggiunto da un’azienda hi-tech. Nelle scorse settimane, mentre Wall Street crollava, Apple capitalizzava più di Exxon Mobile, ora è la seconda società per capitalizzazione di Borsa, alle spalle del colosso petrolifero. Jobs resta nel ruolo di presidente e rimarrà coinvolto nella strategia e sviluppo di nuovi prodotti.

Steve Jobs non ha solo rivoluzionato il mercato computer, ma, secondo Qatalyst Partners, ha anche “rinnovato il modo in cui il mondo comunica, compra, gioca e lavora“. L’addio di Steve Jobs come Ceo di Apple avrà un impatto, almeno a breve termine, sul valore delle azioni di Apple.

Apple detiene più di 70 miliardi di dollari in contanti (si dice che abbia Hulu nel mirino). Nell’ultima trimestrale dei record ha registrato 28,57 miliardi di dollari di fatturato e profitti in crescita del 125% pari a 7.31 miliardi di dollari, o 7.79 dollari. Il fatturato è in crescita dell’82%. A trainare la trimestrale sono i 20.34 milioni di iPhone venduti, con un incremento del 142%, superiore alla crescita a doppia cifra del mercato smartphone. Gli iPad venduti si attestavano a 9.25 milioni. A settembre Apple presenterà la quinta generazione dell’iPhone, con iCloud. Ma Apple non è riuscita ad imporre iOS come sistema operativo, nemmeno negli Usa: nel mercato americano Android detiene il 52% delle vendite mentre Apple cresce lievemente aggiudicandosi però solo il 29% del mercato smartphone. Apple detiene lo scettro solo del segmento tablet, un segmento sì in crescita, ma dove oogle-Motorola, Samsung e la stessa Microsoft con il prossimo Windows 8 (Beta a settembre e Rtm in primavera 2012) sono ogni giorno più agguerrite.

Di recente il Presidente Usa Barack Obama e il Financial Times hanno reso omaggio alla figura di Steve Jobs, in quanto, l’inventore dell’interfaccia intuitiva dei Mac, di iPod ma soprattutto del jukebox musicale iTunes (per il noleggio di contenuti legali da contrapporre al Peer to peer pirata), e poi dei device multitouch, iPhone e iPad (che hanno innovato il mercato smartphone e il mercato dei media tablet nell’era del Mobile).. Jobs rappresenta la parabola e l’incarnazione più schietta del mito americano del self made man che, abbandonato dai genitori ed adottato da una famiglia modesta, costruisce una fortuna (valutata oltre 6,1 miliardi di dollari), solo grazie al suo genio, alla creatività e alle possibilità offerte a tutti dal libero mercato statunitense.

L’ex hippie che ha sperimentato l’Lsd, l’ex studente che abbandona il corso di studi senza laurearsi per non pesare sulla famiglia, l’ex amico degli smanettoni libertari delle Blue box nei college (nel nome della guerra degli hacker contro lo strapotere delle Tlc), ha saputo rinascere e reinventarsi più volte nella sua vita, fino a diventare oggi l’uomo dell’anno secondo il Financial Times. Ma, per Obama, è anche un faro per l’americano medio che oggi, nella difficile uscita dalla crisi, non sa ritrovare fiducia nel modello dell’American way of life: Jobs dimostra che l’America offre una possibilità di rivincita a tutti. Steve Jobs come emblema di chi è caduto ed ha assaggiato la polvere, ma poi ha saputo rialzarsi. A testa alta.

E in questo (come nel marketing) Steve Jobs è maestro. Cacciato da Apple, inventò la Pixar (che oggi crea i cartoni animati più poetici e visionari per bambini). Ma soprattutto, richiamato da Apple dopo il forzato esilio, quando la Mela era prossima alla bancarotta, l’ha saputa ricostruire dalle fondamenta, regalandole una nuova visione non più legata al desktop (dove Apple aveva fallito, battuta da Microsoft), bensì traghettandola nell’era Post-Pc del Mobile dove a dominare sono smartphone e tablet. Se il sorpasso del Mobile sul Pc è ormai vicino, Apple ha saputo fiutare l’aria del cambiamento in anticipo e rifocalizzarsi sui nuovi mercati (a differenza di altri vendor), con prodotti eleganti e minimalisti, sottili e leggeri, ma soprattutto semplici da usare, alla portata di tutti.

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Steve Jobs (su PlayBoy, 1985)
Steve Jobs (su PlayBoy, 1985)
Steve Jobs agli esordi
Steve Jobs agli esordi
Autore: ITespresso
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