Still Life

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Una pericolosa indagine di natura? morta.

Still Life è una avventura grafica dal gusto decisamente macabro, e il divieto di gioco per i minori di 18 anni si rivela ben più che un limite formale. Cadaveri e strumenti di sadismo sono rappresentati in modo fin troppo realistico e potrebbero urtare gli animi più sensibili di tutti coloro che, per esempio, non andrebbero mai al cinema a vedere film truculenti come “Saw – L’enigmista”. Di fronte a un videogioco come Still Life, il paragone col cinema è dovuto, e non solo per la curata realizzazione tecnica. Due trame si rincorrono e incrociano come in un montaggio cinematografico: la storia di Victoria McPherson si alterna alle vicende del nonno, detective in una Praga di inizio secolo. La fotografia dona agli scenari a due dimensioni e ai filmati un aspetto freddo e decadente e gli amanti dei film thriller riconosceranno molte situazioni tipiche di questo genere (visite medicolegali, indagini sul luogo del delitto, false piste…). La colonna sonora e il doppiaggio in italiano sono la ciliegina sulla torta per questa avventura molto bella da vedere e, tutto sommato, molto coinvolgente. L’aspetto di Still Life che però delude maggiormente è la scarsa interattività e in particolare la contestualizzazione degli enigmi. Nelle avventure grafiche devono contare infatti non solo la messa in scena ma anche la meccanica di gioco. In particolare, i puzzle escogitati per far progredire il giocatore nella storia devono essere ben amalgamati con tutto l’impianto e con la sceneggiatura. Questo purtroppo in Still Life non avviene: gli enigmi sono distaccati dal contesto, sono sì parte della scenografia, ma non della trama, e risultano alla fine solo delle prove logiche per appassionati di enigmistica. Adottare questo tipo di puzzle non è un errore in sé. Si tratta di un modello di gioco consolidato da anni caratterizzato da un nutrito seguito di appassionati e che ha fatto la fortuna delle cosiddette avventure contemplative nate sulla scorta del celebre Myst e della saga di Zork. Utilizzare però questa impostazione in un’avventura basata sul brivido e su un’indagine poliziesca pare un azzardo. In Still Life gli enigmi hanno purtroppo il terribile effetto di distrarre il giocatore e di distoglierlo dall’atmosfera cupa creata alla perfezione dalle musiche e dalla storia. Un vero peccato per un’avventura poliziesca altrimenti coinvolgente e quasi cinematografica.

Autore: ITespresso
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