Storage olografico

DataStorage

Fantascienza? Moda del momento? Niente di tutto questo, perché forse è quasi realtà

Il processo di registrazione a tre dimensioni promette una resa sessanta volte superiore a quella degli attuali supporti di archiviazione Della tecnologia di archiviazione olografica si è iniziato a parlare già nel lontano 2000, quando addirittura sono stati creati i primi prototipi e sono state ipotizzate alcune date relative alla prima apparizione delle soluzioni di storage olografico sul mercato. Quasi tutte le prime ipotesi individuavano il 2006 come anno della comparsa ufficiale della tecnologia. Ma oggi che abbiamo raggiunto finalmente la data indicata la tecnologia di archiviazione olografica che fine ha fatto? La buona notizia è che a differenza di numerose altre tecnologie che promettevano analoghe rivoluzioni e di cui nessuno parla più, di quella di storage ologafico si continua a discutere. Grandi aziende si sono unite ai pochi pioneri che avevano inizialmente affrontato l’argomento e a volte trapelano programmi di ricerca nel settore. Il fatto che si continui a parlare della tecnologia e che si investa in ricerca è un chiaro segnale che sono state individuate potenzialità che potrebbero rendere la tecnologia olografica disponibile su larga scala. Futuro possibile Prima ancora che il Blu Ray si affermi sul mercato e che i consumatori possano apprezzare i vantaggi dei nuovi supporti, una fetta di vendor si è già spinta oltre, convogliando la ricerca nella direzione dei supporti di storage olografici. Pioniera è stata Ibm che nei suoi laboratori di ricerca da anni sta lavorando sull’impiego dell’olografia per la registrazione dei dati. Anche oggi mentre scriviamo, i ricercatori IBM dell’Almaden Research Center stanno lavorando ad alcuni dispositivi olografici. I segnali sono forti e lasciano sperare che il momento in cui la tecnologia olografica riuscirà finalmente ad affermarsi sono ormai molto vicini. Inphase Technologies ha, per esempio, lanciato il primo prototipo mondiale di storage drive olografico: il disco è il capostipite della famiglia dei prossimi Tapestry holographic drives, con capacità da 200 GB a 1.6 TB su disco singolo. Inphase sta distribuendo il prototipo Tapestry HDS5000 agli sviluppatori per il testing. I tecnici stanno già lavorando per stabilire e fissare gli standard HVD, ma l’ Holographic Versatile Disc Alliance ha fatto sapere di voler procedere per gradi. Responsabile dell’elaborazione dei nuovi standard è il gruppo T44 di ECMA-International, che programma di sottoporli ad ISO per l’approvazione nel corso di quest’anno.

Minori i dettagli forniti da altri grandi vendor, come HP e Emc, che comunque a questo punto non possono certo esimersi dal considerare strategica la tecnologia olografica e rischiare, quindi, di trovarsi in svantaggio nel momento in cui le premesse dovessero realizzarsi. Il meccanismo che consente la memorizzazione di dati sfruttando la tecnologia dell’olografia è, nonostante quello che si possa pensare, piuttosto semplice. Più raggi laser passano contemporaneamente attraverso un substrato semi-trasparente che a seconda delle informazioni contenute genera delle interferenze nei fasci luminosi. Da queste viene ricavata l’informazione. In pratica in quello che in un CD o in un DVD è lo spazio per memorizzare un bit (un micro specchio che fa o meno rimbalzare la luce del laser) con la tecnica olografica si riescono a memorizzare un milione di bit. Conclusioni A differenza di molte tecnologie cadute nel dimenticatoio o pesantemente ridimensionate e relegate in settori di nicchia o a semplici discorsi accademici, di storage olografico si continua a discutere. Un altro chiaro segnale che fornisce indicazioni sul fatto che la tecnologia potrebbe rappresentare un futuro possibile è che importanti società, leader del settore, hanno unito il loro contributo alla ricerca di soluzioni di memorizzazione olografica. Rispetto a quanto ipotizzato durante gli entusiasmi del primo momento, forse la tecnologia è leggermente in ritardo rispetto alle tempistiche, che fissavano il 2006 come anno della nascita delle prime soluzioni di archiviazione olografica. In ogni caso i segnali ci sono e sono importanti, sono stati annunciati i primi prototipi e arrivano le prime conferme relative alla fattibilità e alle potenzialità della tecnologia. Volendo quindi interpretare i segnali disponibili potrebbe essere possibile azzardare delle ipotesi e immaginare che l’iniziale previsione, che vedeva il 2006 come anno ufficiale dell’affermazione della nuova tecnologia, debba in effetti essere spostata di uno o al massimo due anni.

Autore: ITespresso
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