Summit Tilt: le start up devono monetizzare in 18 mesi

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Il primo compleanno di Tilt (Teorema Incubation Lab Trieste) è momento di verifica delle relazioni tra pubblico e privato, per lanciare start up con focus sul digitale. Michele Balbi, ceo di Teorema : “Non basta l’idea, una start up non può rimane tale a vita”

Nella riqualificata sede Magazzino 26 di Porto Vecchio a Trieste si è tenuto questa settimana il summit organizzato da Teorema e AREA Science Park per dibattere di Industria 4.0 e opportunità legate al mondo delle start up. Se “TILT. Impresa, economia digitale e startup. Innovazione tra passato e futuro”  è il titolo dell’evento, la traccia è quella di capire come l’innovazione sia al servizio delle nuove imprese,  ripercorrendo l’ultimo anno dalla nascita di TILT (Teorema Incubation Lab Trieste) in cui  si è  lavorato per selezionare idee di valore, consolidare le partnership tra pubblico e privato, sostenere start up in ambito digitale.
Gli attori coinvolti sono gli stessi a distanza di un anno: aziende private in partnership  (Teorema e Microsoft) e pubbliche istituzioni (Area Science Park, Università di Trieste) che con il bene placito  di regione e municipalità  cooperano al fine di valorizzare le potenzialità nascoste in imprenditori in erba.
Abbiamo creato una sinergia virtuosa tra istituzioni, aziende, università prossime sul territorio per fondare un ecosistema dove la start up può crescere e proliferare per poi entrare in un’azienda strutturata solo quando è ormai avviata – esordisce  Michele Balbi, ceo di Teorema e co-ideatore di Tilt -. Non  abbiamo semplicemente delegato alle start up la responsabilità dell’innovazione”.

I relatori al Summit Tilt a Trieste
I relatori al Summit Tilt a Trieste

Tutti presenti al summit gli interlocutori in gioco: regione (Debora Serracchiani, Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia), autorità portuale (Zeno D’agostino, Presidente Autorità Portuale di Trieste), autorità cittadina (Roberto Dipiazza, Sindaco di Trieste), mondo della ricerca (Sergio Paoletti, Presidente di AREA Science Park e Stefano Casaleggi, Direttore Generale di AREA Science Park), università (Maurizio Fermeglia, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Trieste), tecnologia e investitori (Sebastiano Musso, Regional Manager Nord Est UniCredit  e Carlo Purassanta, Amministratore Delegato di Microsoft Italia) .

 “Siamo nel mezzo della Rivoluzione delle Rivoluzioni – esordisce Balbi facendo riferimento alla quarta rivoluzione industriale guidata da big data, IoT, intelligenza artificiale -. Le aziende che non sono pigre capiscono che devono inserire nei loro processi la tecnologia e non possono basarsi solo sulla loro ricerca e sviluppo. Non si può più fare tutto in casa, bisogna trovare dei consulenti digitali per capire quale sarà la tecnologia che arriverà domani”.  Un nuovo modello di business  basato sull’innovazione digitale, che trova in Tilt un facilitatore per promuovere lo sviluppo economico partendo dalle start up, non solo a livello regionale.

Siamo in un momento magico per Trieste, replicabile anche a livello globale  – aggiunge Serracchiani –.  Quello che abbiamo oggi raggiunto è frutto di un lavoro di squadra che viene da lontano, a partire dalla scelta dell’autorità portuale che rilancia il porto di Trieste come uno delle piattaforme naturali dove portare investimenti e innovazione. Credo che in Friuli Venezia Giulia ci sia un terreno fertile, grazie alla ricerca, alle tre università e ad aziende come Teorema che  hanno continuato ad investire nonostante la crisi, dimostrando che qui c’è  voglia di recuperare. Abbiamo sonnacchiato per un po’ e ora ci siamo svegliati ”.

Il Porto Vecchio di Trieste, area da riqualificare
Il Porto Vecchio di Trieste, area da riqualificare

La storia dei 65 ettari dell’area portuale di Trieste, abbandonati e ora tolti al demanio, volgerà verso  l’integrazione delle attività portuali, dove la componente di progettazione è fondamentale. ”Stiamo preparando il nuovo piano operativo del porto che si basa su una serie di I:  Industria,  Ibridazione, Informatica, Innovazione tecnologica, Infrastrutture. Il futuro del porto di Trieste è legato all’innovazione” afferma  Zeno D’agostino.  “Trieste ha tutte le caratteristiche per essere una delle città italiane che crea  posti ad alta innovazione e condizioni per attirare talenti e valori – aggiunge Stefano Casaleggi di AREA Science Park  -.  Può proporre e implementare iniziative per lo sviluppo industriale, per le università, e creare sinergie fra i vari attori, con una vocazione anche verso i paesi balcanici, un elemento di sviluppo prossimo venturo”.  

Dalla teoria alla pratica

E’ in questo contesto che Tilt presenta oggi tre nuove startup tecnologiche valutate non solo sull’idea ma sulla capacità di monetizzare l’idea a vantaggio della trasformazione digitale delle imprese italiane.
Vincono il bando, in una selezione finale tra 30 candidature, Foodchain, una startup di Como, che  ha realizzato una piattaforma informatica su  tecnologia blockchain per tracciare e rintracciare materie e prodotti alimentari lungo tutta la filiera produttiva, rendendo i dati fruibili e condivisibili sia sul web sia su mobile a chiunque intenda consultarli.
Emoj , start up di Ancona, che ha creato un Toolbox per catturare e interpretare le emozioni del cliente in prossimità del prodotto a livello emotivo, che possa migliorare la customer experience, e che si rivolge alle agenzie marketing, ai produttori di beni di  consumo nei diversi settori quali farmaceutico, alimentare, fashion, retail, viaggi.
E infine, Mysnowmaps, start up di Trento  fondata da ingegneri ambientali, che grazie ad un algoritmo matematico monitora la neve e le precipitazioni, condividendo su mappe previsioni, monitoraggio del territorio, utili alla comunità scientifica, agli escursionisti e alla protezione civile. “Queste start up sono pronte alla collaborazione con sei aziende del territorio grazie al progetto Adotta una Start Up  e questo è strategico in quanto dimostra che non stiamo parlando solo di teoria, ma di dare una mano concreta alle start up che dimostrano di avere un progetto concreto con entusiamo e passione” precisa Balbi citando Fincantieri, Illy, Principe, Geoclima, Specogna e Azienda Agricola Sancin.

Poli di aggregazione

Aiutare le start up non è dare loro solo finanziamento, ma strumenti di vendita, marketing, sviluppo che nell’arco di 12-18 mesi le rendano monetizzabili. “Se questo non avviene, la start up è un fallimento poiché un’azienda non può rimanere una start up a vita”  precisa Baldi che partendo da una sua verifica (nel 2016 sono state lanciate in Italia  496 start up ma ne sono state chiuse 490)  spinge perché le start up mettano a terra i progetti, adottino una logica operativa.

Michele Balbi, ceo di Teorema
Michele Balbi, ceo di Teorema

“Con Tilt non offriamo il classico modello di incubatore –incalza Casaleggi di Area Science Park – la volontà è quella di creare un modello italiano, che pure non paragonabile a quello californiano per dimensioni, deve essere ugualmente attrattivo. Credo che gli incubatori debbano essere una decina  a livello nazionale e non più di cento come lo sono oggi.  Il nostro approccio è quello di investire in capitale, mentre altri fanno semplicemente affittacamere tecnologici. Bisogna avere pochi incubatori e alloggiare le imprese in una decina di poli di aggregazione per fare massa critica, per generare la fiducia del mondo bancario. Io sono critico sul venture capital che in Italia ha tradito le proprie attese: dobbiamo riuscire a trovare un nostro sistema che permetterà agli imprenditori di affiancarsi alle imprese per aiutarle nel credito, ma questo è un tema ancora più ampio”. Perché di fondo, sostiene Casaleggi, alle start up mancano la fiducia del sistema bancario, le competenze di altro livello, il tempo. Sangue, sudore e fatica devono essere lo spirito dietro alle nuove start up, non  l’idea di solo finanziamento” conclude.

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