Symantec avverte i genitori sui rischi dei minori in Rete

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L’indagine promuove maggior controllo e interventi di prevenzione contro rischi di molestia e adescamento nelle chat room

La ricerca C.I.R.P (Child Internet risk perception), promossa da Symantec e condotta da I.C.A.A (Associazione internazionale di criminologi diretta da Marco Strano), si è focalizzata sulla valutazione dei comportamenti dei minori che facilitano i rischi di molestia e di adescamento nelle chat room e sugli atteggiamenti degli adulti di riferimento (genitori ed insegnanti) che sono deputati al controllo e alla prevenzione. Il Progetto di Symantec “Pollicino nella rete: educare i minori a una navigazione sicura in Internet” nasce dalla volontà di sensibilizzare genitori e figli sulla cultura della sicurezza per la navigazione sicura e di offrire suggerimenti per un uso consapevole della rete. Il progetto C.I.R.P., iniziato nel 2003, è stato patrocinato dal Ministero delle Comunicazioni, dall’UNICEF, dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni e dal Consiglio Regionale del Lazio. Secondo i minori intervistati la percentuale dei genitori che svolgono sistematicamente un monitoraggio della loro navigazione su Internet, accompagnandoli in prima persona, risulta abbastanza contenuta (26%) mentre per la maggior parte del campione il controllo è saltuario (47%) o addirittura assente (27%). Tale situazione mostra come in effetti una rilevante percentuale di giovani navigatori affrontino il web senza la guida di un soggetto adulto e che sia ancora diffusa una certa sottostima del rischio. Le ragioni specifiche di tale leggerezza sembrano essere le più disparate: da una totale non conoscenza del mezzo telematico fino ad arrivare ad una eccessiva fiducia in sistemi di prevenzione tecnologica i cosiddetti filtri. Capitare occasionalmente su di un sito pornografico rappresenta una esperienza vissuta da circa il 52% del campione di minori intervistati, cosa del resto intuibile vista la presenza elevata di tali contenuti sul web e la loro disponibilità anche da portali commerciali (non dedicati) e da banner pubblicitari di tipo “intrusivo”. È inoltre rilevante (13%) la percentuale di minori che utilizzando le chat ha avuto un incontro on-line con un adulto (presumibilmente pedofilo) e ha intrapreso discorsi su tematiche sessuali: dimostra come tale ambito costituisca realmente uno scenario di rischio. Una allarmante percentuale del campione di coloro che hanno avuto un incontro in chat con adulti presunti pedofili (nel 70% dei casi) riferisce l’assenza di comunicazione dell’accaduto ai genitori. Le ragioni riportate dai minori che hanno incontrato dei presunti pedofili in chat e che non hanno informato di ciò i genitori, sono in larga parte attribuibili alla loro scarsa “confidenza” e all’imbarazzo nel trattare determinate tematiche. Nella seconda fase dell’indagine, un importante obbiettivo conoscitivo della fase avanzata del progetto CIRP 2005-2006 è rappresentato dall’analisi delle diverse modalità di molestie da parte dei pedofili. In particolare si è tentato di discriminare e quantificare attraverso la simulazione di identità le “semplici” molestie verbali e i tentativi di incontro del minore off-line. In pratica in 14.1 collegamenti su 100 si sono rilevate azioni di molestia di cui l’11,8% solo di tipo verbale e in circa 2.5 casi ogni 100 contatti si sono rilevati tentativi di incontrare il bambino fuori dalla rete. Le fasce orarie di maggior rischio di sono quelle del tardo pomeriggio (17-19), la sera (19-21) e le ore notturne (21-23). Tali fasce orarie rappresentano, come documentato dalla ricerca di Nielsen e dalla prima fase del progetto CIRP dell’ICAA (2003-2004), quelle maggiormente utilizzate dai minori per collegarsi ad internet. Infine, i primi risultati della fase avanzata CIRP sembrano inoltre indicare che i bambini ben educati, dotati di buona intelligenza e abbastanza indipendenti e nel contempo curiosi e affascinati dalla trasgressione sono maggiormente a rischio per quanto riguarda un possibile adescamento da parte di un pedofilo su internet. Le sperimentazioni dell’ICAA offrono così dati utili oltre che all’investigazione anche alla realizzazione di percorsi di prevenzione mirata, fornendo a genitori ed educatori importanti indicazioni per orientare ed incrementare la loro opera di dialogo e di controllo. In questa prospettiva è importante dotarsi di soluzioni di protezione che consentono all’adulto di predefinire i confini di navigazione, in termini di accesso e contenuti, ma per un c orretto e consapevole uso della Rete ancor più importante è l’educazione sia degli utenti più giovani che degli stessi educatori. La comunicazione fra genitori e figli e la creazione di percorsi guidati per la condivisione delle esperienze in Internet giocano un ruolo decisivo nel successo delle attività di prevenzione a tutela dei minori, mentre le figure “istituzionali” come famiglia, scuola, centri sociali o ricreativi, possono contribuire con una serie di attività educative e di formazione per insegnare un approccio consapevole a Internet, ovvero quale strumento di indubbia opportunità di crescita senza sottovalutarne i rischi.

Autore: ITespresso
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