Symantec, come cambia lo storage dei data center

DataManagementStorage

Bassa percentuale di utilizzo delle risorse dell’infrastruttura It, ridotto sfruttamento degli array di storage e piani di disaster recovery spesso obsoleti

Una ricerca di Symantec realizzata sul finire dello scorso anno con il titolo “State of the Data Center “ fotografa una realtà che è cambiata di pari passo con l’inizio della recessione economica mondiale.

In sintesi l’attenzione dei 1600 manager interpellati in 21 paesi si è sposata verso le necessità immediate di riduzione dei costi facendo passare in secondo piano i programmi a lungo termine. L’esigenza è di mostrare ai vertici aziendali un recupero immediato delle spese fatte negli investimenti It. Dalla ricerca emerge anche che la sostanza del movimento verso il green It è ispirata da una esigenza di tagli dei costi di energia e di condizionamento di server farm sempre più stipate di oggetti – server, switch e storage – la cui potenza cresce a spese di consumi energetici altrettanto crescenti.

Costretti dalla constatazione che diventa sempre più costoso o difficile mantenere i livelli di servizio richiesti dall’organizzazione aziendale con utenti, che nella maggior parte hanno aspettative crescenti di fruizione delle applicazioni, gli It manager o i network manager puntano su tecniche come l’automazione dei compiti di gestione, la virtualizzazione o almeno il consolidamento dei server per la riduzione della complessità dei data center. Tutte belle cose, se la ricerca di Symantec non evidenziasse una bassa percentuale di utilizzo delle risorse dell’infrastruttura It, addirittura in diminuzione rispetto al 2007, un ridotto utilizzo degli array di storage e piani di disaster recovery spesso obsoleti.

Nello scenario così delineato diventa facile per Symantec indicare alcune vie di uscita che passano per una rivisitazione dello storage e l’utilizzo di risorse software e di consulenza operativa e di pianificazione che lavorano in ambienti eterogenei a prescindere o per supervisionare le risorse di gestione fornite dai fornitori puri di hardware. “Ad esempio – si è chiesto Vincenzo Costantino Italy Presales country manager di Symantec – Cosa vuol dire in pratica riduzione di costi ? Con quali strumenti, se i clienti non partono più con nuovi progetti, ma vogliono investimenti in maggiore efficienza con quanto c’è già in azienda? La realtà è che quelli in storage sono ancora la voce più importante degli investimenti nei data center. L’unico modo è di rivedere l’infrastruttura di storage”.

Secondo gli esperti di Symantec sono necessari due approcci.

Il primo riguarda l’infrastruttura in quanto tale e l’altro l’analisi dei dati e delle informazione da gestire e da conservare. Costantino elenca quattro temi/suggerimenti di vie da percorrere: smettere di comprare storage, adottare le tecniche di thin provisioning, implementare la deduplicazione, archiviare i dati non necessari. Per ognuna di queste attività Symantec ha presentato nei mesi scorsi una serie di prodotti puntuali , da Veritas Netbackup Puredisk a Enterprise Vault , di cui eweekeurope.it ha già riferito.

Ma l’ultima novità di Symantec orientata alla gestione delle modifiche infrastrutturali riguarda la nuova versione di Veritas CommandCentra l , una suite per l’ottimizzazione dello storage che aiuta le organizzazioni alle prese con una valutazione delle risorse di memorizzazione dei dati a mapparne il consumo sule reali esigenze delle applicazioni di business. Il focus , come richiesto dagli It manager interpellati dalla ricerca torna sulla gestione operativa del data center : si risparmia spazi di storage e si fa leva sulla gestione attiva dei cambiamenti.

Al software si affianca un’offerta di servizi configurata secondo quello che in Symantec chiamano “ Rapid It Cost Containment”. Come spiega Roberto Spaziani per la business unit Global Services di Symantec Italia, “ spesso si richiede un’analisi che identifica subito la causa di un inconveniente specifico. La causa riguarda a spesso una gestione sbagliata delle attività di Change Management o anche intervento scorretto del personale. Si parte subiti con un piano specifico . Ma l’approccio Reap riguarda tre aspetti: data center, desktop e d endpoint, Information Risk Management”.(gf)

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore