Tecnologia e innovazione

Management

A colloquio con Nick Donofrio, responsabile per le strategie di innovazione di Ibm

Se si dovesse valutare l’innovazione in base alla quantità di brevetti posseduti da un’azienda, Ibm sarebbe un chiaro leader del settore It. Big Blue è in prima linea nello sviluppo tecnologico praticamente da quando esistono i computer. Nick Donofrio, senior vice president of technology and manufacturing, ha la responsabilità di guidare la global innovation strategy di Ibm. Donofrio ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Computing (sister magazine di Network News) per spiegare le sfide dei prossimi anni correlate all’innovazione tecnologica. Come descrive lo stato attuale dell’innovazione nel settore It? Di per sé, la tecnologia non rappresenta un problema, ma non è neppure la soluzione. Non sarà la tecnologia a darci una vera innovazione. La vera innovazione deriverà invece da una conoscenza più approfondita dei problemi aziendali, associata a migliori capacità di determinare e sviluppare i punti in cui la tecnologia e il business convergono. La questione è sempre stata questa, anche se nel ventesimo secolo era meno evidente. Molte cose scoperte o inventate sono state considerate innovative. I transistor ne sono un esempio. Tv, radio, computer… tutte queste tecnologie devono la propria esistenza al transistor, ma il semplice transistor non rappresentava di per sé il valore. È grazie alle idee di persone che hanno perfezionato, personalizzato ed esteso la tecnologia del transistor a nuovi concetti che sono emersi interi nuovi settori e cose che in precedenza nessuno avrebbe potuto immaginare. Questo è il valore reale per il business. Quali fattori determinano l’innovazione? Ci saranno molte transizioni, ed esse rappresentano sempre un’opportunità per fare meglio. Nei quarant’anni che ho trascorso in questo settore sono avvenute molte transizioni, come il passaggio dalle valvole ai transistor, ai circuiti integrati, ai circuiti monolitici e così via, fino alle nanotecnologie. Queste discontinuità offrono a tutti l’opportunità di diventare maggiormente innovativi, mentre ci si concentra sempre più sul business. La tecnologia è sempre presente nelle trasformazioni, per plasmare costantemente ciò che facciamo. Sarà sempre più potente e più capace, ma probabilmente anche meno visibile; verrà percepita come di minore importanza, dal momento che sarà sempre più sullo sfondo mentre in primo piano vi sarà l’innovazione reale. Attualmente, quali sono i principali ostacoli all’innovazione? I motivi di preoccupazione sono molti: uno è rappresentato dalle capacità. Probabilmente non stiamo offrendo una preparazione e una formazione adeguata alle persone. Qualcuno ha notato qualche cambiamento nei curriculum, in grado di offrire una maggiore preparazione ai servizi? Quanto bisognerà aspettare ancora prima che venga creato un corso di laurea nei servizi, per quanto possa apparire inverosimile? Adesso abbiamo i corsi di laurea in informatica, ma fino a venticinque anni fa la gente si beffava di questa idea. Abbiamo percorso una lunga strada, ma tutto ciò è stato fatto di mala voglia. Mi domando se verrà introdotta qualche innovazione che farà accadere quello che mi auguro, oppure se sarà necessario fare qualcosa di più manifesto. Negli Usa stiamo portando a termine un lavoro importante: la National Innovation Initiative. Si tratta di una questione importante: cosa bisogna insegnare alla gente, come devono cambiare i curriculum, quali riforme è necessario introdurre, quali dovranno essere gli eventuali cambiamenti nell’istruzione primaria e secondaria. Si parla molto di problembased learning. Le società di maggiore successo, spesso non hanno mai eccelso in matematica e scienze. Secondo una scuola di pensiero, è sbagliato sostenere l’apprendimento di tipo mnemonico. Nell’industria in cui operiamo dobbiamo agire come risolutori di problemi e per fare ciò dobbiamo pensare in modo originale e multidisciplinare. Non intendo dire che dobbiamo mandare tutti i nostri esperti a ottenere una laurea in economia e commercio, ma c’è bisogno di un cambiamento nei curriculum per strutturare un problem-based learning collaborativo e multidisciplinare. Bisogna imparare gli elementi fondamentali – somma e sottrazione – ma questa non è di per sé una formula vincente. Dobbiamo fare riferimento al lavoro di ieri, oppure a quello di domani? Sono più interessato a quello di domani. Se si continua a basarsi sul lavoro di ieri – caratterizzato da un valore inferiore – si commette un grosso errore. I consumatori sono ancora diffidenti nei confronti delle nuove tecnologie – cosa si può fare per abbattere le barriere culturali? Una parte del problema è che l’It è troppo difficile. Molte tecnologie attualmente in fase di evoluzione permetteranno di risolvere questo problema, rendendo più naturali e intuitivi i frontend di molti sistemi. Non ci saranno più schermi e tastiere, ma si userà la voce, la vista, la scrittura. Lo chiamiamo mondo pervasivo – a volte non richiede nessun impegno da parte dell’utente: deve semplicemente rendersi conto della sua presenza e fare qualcosa per lui, proprio come un portiere d’albergo. In definitiva, nei front-end la tecnologia sarà straordinaria. Si potrà parlare al Web, non sarà più necessario usare la tastiera. Ciò permetterà di abbattere molte barriere culturali e la gente non sarà più costretta a dire “non sono un esperto di computer”. Il settore It è ormai maturo per questa fase e tutte le prossime innovazioni tecnologiche andranno in questa direzione. Questo problema culturale si può risolvere se ci concentriamo bene su di esso. In ogni caso, sono preoccupato dalla cultura multidisciplinare. Possiamo prevedere dei cambiamenti culturali, in base ai quali l’idea innovativa sarà rappresentata dal pensiero collettivo e non da un singolo prodotto. Sono le cose che fai tu, connesse a quelle che faccio io, connesse a quelle che fa lui. Sono queste le barriere culturali che possono danneggiarci di più mentre pensiamo a come l’innovazione dovrà progredire più velocemente. La vecchia idea di scoprire qualcosa da sé è probabilmente ormai superata, o quanto meno non avrà più lo stesso valore se si lavora in modo collaborativo. Quali sono le sfide a livello di tecnologia? Non si tratta della tecnologia, non si tratta del quanto siamo bravi o se possiamo vedere o trovare qualcosa. Siamo in grado di fare tutto ciò. Il problema è invece se possiamo fare dei passi avanti in termini di cambiamenti culturali. Sono meno preoccupato dalle tecnologie fisiche. Ci saranno nuove creazioni, scoperte e invenzioni. Il problema principale è come le useremo.

Autore: ITespresso
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