Telecom Italia studia lo scorporo della rete?

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Per rilanciarsi dopo il logorio dei rapporti con Telefonica, Telecom Italia potrebbe aprire ai fondi sovrani. Intanto il presidente dell’Authority Corrado Calabrò ipotizza una società per la rete in fibra ottica per combattere il Digital Divide

C’è gran fermento intorno al titolo di Telecom Italia. Forse, dopo tanto parlarne, lo scorporo della rete esce dal porto delle nebbie, e acquista credito. Dopo il lunedì nero di Wall Street, in un martedì non meno fosco per le Borse mondiali, Telecom Italia potrebbe aprire ai fondi sovrani: lo scopo sarebbe lo spin off dell’infrastruttura di rete. Per rilanciarsi dopo il logorio dei rapporti con l’iberica Telefonica, Telecom Italia aprirebbe ai fondi arabi e del Kuwait, per ristabilire un equilibrio degli azionisti, finora troppo sbilanciato sulla spagnola Telefonica.

Intanto, in audizione alla Camera, l’Authority Tlc, guidata da Corrado Calabrò, guarda a una società per rete in fibra ottica, per combattere il Digital divide italiano. Ha detto Calabrò: “Sul piano dei modelli astratti si potrebbe ipotizzare la costituzione di una società dedicata alla realizzazione ed alla posa della rete in fibra ottica. Una siffatta ipotesi aprirebbe la strada alla partecipazione azionaria di investitori finanziari e industriali, pubblici e privati, e potrebbe realizzare quel salto d’iniziativa di cui si avverte il bisogno per superare il gap che abbiamo di fronte”, ha detto Calabrò precisando che comunque “ogni decisione al riguardo è rimessa esclusivamente alle aziende, non rientrando tra i poteri di questa Autorità quello d’imporre alle società qualsiasi soluzione che incida sulla struttura societaria”.

Finora Open Access era stato il massimo di democrazia delle reti che si è ritenuto di compiere per l’annosa questione dell’apertura della rete e del suo uso più trasparente verso le Authority e i concorrenti. Open Access non è uno scorporo, ma il risultato di una riorganizzazione interna: Open Access non è Open Reach come nel modello britannico. Bruxelles preferisce il modello inglese perché ha promosso la diffusione della banda larga nel Regno Unito, ma non ha bocciato a priori la via scelta da Telecom Italia, purché si trattasse di un primo passo. Ore seguiremo i prossimi.

A giugno , oltre all’annuncio di 5000 esuberi, Telecom Italia aveva anche promosso interventi concreti volti a portare parità di trattamento tra gli operatori del mercato.

Forse qualcosa si muove nel (finora) troppo ingessato mercato delle Tlc italiane.

Autore: ITespresso
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