Tessile: è tempo di cambiamenti

Management

Il settore, che sta vivendo un momento congiunturale difficile, deve sapersi ripensare su tutta la catena del valore, se non vuole soccombere di fronte alla concorrenza internazionale.

Il settore del tessile-abbigliamento italiano sta vivendo un momento congiunturale difficile. La concorrenza internazionale è sempre più aggressiva e l’industria della moda italiana, caratterizzata principalmente da piccole e medie imprese, deve ripensarsi su tutta la catena del valore: dallo stile alla progettazione, dalla confezione vera e propria alla distribuzione, dai sistemi informatici, soprattutto gestionali, al servizio globale. L’eccellenza del prodotto senza una buona distribuzione non è più sufficiente, come non lo è più il marchio disgiunto dalla qualità del prodotto. “L’industria del tessile-abbigliamento italiana sta attraversando un momento di cambiamento geografico, globale e nella gestione delle risorse umane, spesso collocate in altri territori. Si tratta di capire quali sono le sfide e quali i vantaggi che questa situazione può portare”, ha commentato Giuseppe Rossi, presidente Assoconfezione nel corso del convegno “Made in Italy, modello di riferimento”, che ha aperto Samab 2004, l’undicesimo Salone internazionale delle macchine, accessori e strumenti di competitività per l’industria dell’abbigliamento e della confezione organizzato presso la Fiera di Milano. “L’Italia non ha ancora conosciuto la ripresa, le vendite sul mercato italiano hanno vissuto l’ennesima flessione consecutiva, ha dichiarato Rossi. Per il futuro sarà importante gestire la globalizzazione con coerenza, valorizzando i punti di forza del Made in Italy e sapendo essere competitivi a livello mondiale. Puntare sulla creatività, sulla forza della filiera, sull’innovazione tecnologica e di design è fondamentale. Bisogna essere innovativi sul prodotto e sul processo, investire, migliorare lo spirito collaborativo tra gli anelli della filiera. Si tratta di capire dove il mercato sta andando e progettare il futuro, migliorando le proprie strategie”. Secondo Rossi, di fronte alla delocalizzazione sempre più imperante, caratterizzata dallo spostamento dei processi produttivi in aree geografiche extraeuropee, è invece necessario rispondere puntando sull’Italia, valorizzando le competenze progettuali e creative. Strategico è che le Pmi si consorzino tra loro per diventare più forti, per raggiungere economie di scala, realizzando investimenti in comunicazione altrimenti impossibili, valorizzando l’informatizzazione e la logistica, per garantire consegne sempre più rapide ed efficaci. Bisogna restare in Italia, investendo in innovazione, su prodotti e processi, diventando competitivi. Necessario è lasciare la logica dei grandi numeri, per puntare su rapidità, cambiamento, legami strategici. Potrà essere migliorata la competitività coinvolgendo tutti gli anelli della filiera. Anche Mario Boselli, presidente della Camera nazionale della moda italiana, ha sottolineato che i punti di forza dell’Italia sono rappresentati dalla capacità di coniugare tecnologia e creatività. “Questi elementi – ha detto Boselli – sono vincenti, ed è importante creare sinergia tra quanto resta nel nostro Paese e quanto è delocalizzato all’estero”.

Autore: ITespresso
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