Tft per tutti

LaptopMobility

In prova quindici monitor Tft da 17" con prezzo compreso tra 430 e 700
euro

Le previsioni che vedevano i monitor con tecnologia Lcd sostituire quelli dotati di tubo catodico (Crt) si stanno fondamentalmente realizzando. Fatti salvi alcuni mercati, in particolare quelli più sensibili al prezzo oppure quelli dove l’uso del monitor è estremamente sporadico, la scelta si è concentrata in prevalenza su dispositivi Lcd. Uno dei motivi più importanti che spinge alla scelta di questo tipo di tecnologia è sicuramente legata agli ingombri, che sono sensibilmente inferiori a quelli di un monitor tradizionale a tubo catodico. A questo si aggiungono vantaggi come per esempio i minori consumi, la minore dissipazione di calore e di radiazioni. La qualità di visualizzazione è quasi sempre più che idonea per la maggior parte delle applicazioni. Il mercato è molto dinamico, con frequenti periodi di shortage per alcuni tipi di pannelli, e quindi con le relative oscillazioni di prezzo. Per esempio, i produttori di monitor Lcd, per avere i pannelli da 15″ spesso devono competere con le aziende che producono notebook, visto che ormai molti portatili usano appunto display da 15″. Ci sono stati comunque anche periodi di elevata produzione e scarsa richiesta da parte del mercato, fattori che hanno contribuito a abbassare i prezzi. Per questo grouptest abbiamo focalizzato l’attenzione sui monitor da 17″, un segmento molto ampio di prodotti. Tra i vantaggi offerti dai prodotti di questo segmento ci sono aspetti come una risoluzione nativa maggiore di quella dei monitor Tft da 15″, spesso una migliore qualità dei pannelli legata anche alla diversa generazione degli impianti produttivi, e, non ultimo, un prezzo non troppo distante da quello delle versioni con diagonale inferiore. Le tecnologie Se il principio di funzionamento dei display a cristalli liquidi è relativamente semplice (i cristalli fanno passare, o meno, la luce polarizzata, a seconda che si applichi un campo elettrico che li fa ruotare) le tecnologie per orientare i cristalli possono essere diverse, sia in termini di prestazioni, sia di costi di produzione Una delle più diffuse, e mature, tecnologie per i pannelli Lcd è quella chiamata Twisted nematic (o Tn), che utilizza degli elettrodi su entrambi gli strati di vetro del pannello. Questa tecnologia utilizza anche una pellicola superficiale utilizzata per la compensazione della visualizzazione. In questo modo si migliora l’angolo sotto cui si può osservare il display senza eccessive aberrazioni cromatiche. I valori originariamente non erano elevatissimi (da 90 a 120 gradi), ma sono stati fatti notevoli progressi da questo punto di vista con i pannelli più recenti. Lo strato trasparente condiziona però anche il contrasto. Alcuni di questi inconvenienti sono stati risolti dalla tecnologia In plane switching (Ips) che fa ricorso, fra l’altro, a una collocazione degli elettrodi solo sulla lastra di vetro inferiore. I vantaggi di questa tecnologia consistono principalmente in un maggiore angolo di visualizzazione, ma ci sono anche degli inconvenienti. Solitamente occorre, infatti, una maggiore quantità di luce per la retroilluminazione, almeno rispetto alla soluzione Twisted nematic, e quindi una lampada più potente. Questo elemento ne rende problematico l’impiego nei portatili visto che una delle esigenze principali è appunto la riduzione dei consumi per prolungare l’autonomia della batterie. La terza tecnologia è chiamata Multi domain, associata a quella Vertical alignement, (esistono varianti a seconda dei produttori, come per esempio quella chiamata Pva) e permette ottime prestazioni. In questo caso la cella del pixel è suddivisa in più aree che permettono di orientare i cristalli i direzioni diverse. La tecnologia Vertical alignement forza, invece, i cristalli a posizionarsi verticalmente. L’angolo di visualizzazione è molto ampio, così come il rapporto di contrasto. I pannelli costruiti con questa tecnologia sono però anche i più costosi, almeno rispetto a quelli realizzati con le tecnologie precedenti. Come abbiamo effettuato i test I test a cui abbiamo sottoposto i display Tft giunti in laboratori prevedono diversi step successivi. Il primo consiste nel collegamento e l’installazione degli appositi file di riconoscimento *.inf, indispensabili per sfruttare al meglio ogni singolo monitor. Il secondo passaggio, consiste nell’esecuzione di una piccola utilità denominata Flat Panel Monitor Test che ci permette di rilevare rapidamente eventuali interferenze e quindi regolare di conseguenza lo schermo via Osd. Questa utility consiste di una schermata nella quale sono visualizzati pattern a differente gradazione, con linee alternate di diverso spessore e orientamento. Ciò permette di evidenziare subito eventuali disturbi e di correggerli variando le regolazioni di fase e clock. Ultimo dei tre passi è la taratura del monitor e l’utilizzo dei test veri e propri: DisplayMate. Per rendere omogeneo il criterio di valutazione e rendere così la valutazione più oggettiva possibile, abbiamo realizzato ogni prova con la medesima condizione di luce ambientale, alla risoluzione di 1280×1024 punti e un refresh rate verticale di 75 Hz, sfruttando l’ingresso analogico dei monitor. Come di consueto, la prima parte di questi test, si articola con una lunga fase di taratura che, grazie a immagini di riferimento consente di regolare lo schermo al meglio. Il test vero e proprio consiste di cinque sezioni che comprendono, prove geometriche, motivi geometrici complessi, test di colore, pattern ripetuti e alcune schermate generali per uniformità, stabilità e dettaglio delle immagini visualizzate. Il risultato ottenuto è la somma della valutazione di 70 schermate che vanno dalla visualizzazione di toni a gradiente a temi a contrasto elevato, da pattern geometrici all’accostamento di testo colorato su diversi background.

Autore: ITespresso
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