The Elder Scrolls IV: Oblivion

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Tornano i ragazzi della Bethesda… e il gioco è già un cult

Nell’Olimpo dei giochi di ruolo per computer ci sono sicuramente la saga di Ultima, i capitoli di Baldur’s Gate, Forgotten Realms, Might and Magic… e la quadrilogia creata da Bethesda Softworks: The Elder Scrolls. Malgrado la grafica e mezzi tecnici disponibili ai tempi, il gioco ebbe subito un successo enorme, tanto che a questo primo capitolo, The Elder Scrolls: Arena (1994), seguirono Daggerfall (1996), Morrowind (2002) e le relative espansioni. Come consuetudine, anche in Oblivion tutto comincia con la creazione del proprio personaggio, ovvero: sembianze, classe e abilità. Questa fase è curata in ogni minimo dettaglio. Avremo l’ultima parola su decine di caratteristiche del viso, del tono della pelle, degli occhi e dei capelli, tanto da poter ricostruire, con un po’ di pazienza, qualsiasi volto reale, aiutati da una qualità grafica che si rivela fin dall’inizio senza precedenti. Per non annoiare il neofita, alcune fasi della definizione del personaggio sono mescolate con un po’ d’azione: si parte in una poco onorevole prigione e ci si confronta subito con le prime battute della trama principale, che si dipana a partire dall’assassinio del Re. L’aumento di esperienza nelle abilità principali porta a salire di livello e a ridistribuire punti per le caratteristiche del personaggio, esattamente come accadeva in Morrowind, e questo aumento è strettamente legato alle azioni compiute più frequentemente durante il gioco. Correre migliora l’abilità Atletica, combattere con la spada aiuta a migliorare le proprie doti di schermitore, e così via. Per quello che riguarda le mappe di gioco, torna un sistema di generazione casuale delle ambientazioni, che non è totale come quello di Daggerfall. In altre parole, ?il mondo alla luce del sole? resterà uguale, mentre ?le terre oscure? e parte delle missioni secondarie saranno generate casualmente. Una soluzione che dà una buona longevità al gioco. Di conseguenza non viene troppo ridimensionata neppure la libertà d’azione che ha sempre caratterizzato la saga di The Elder Scrolls, pur essendo soggetta ad alcune semplificazioni che rendono questo titolo appetibile anche per i neofiti del genere. Aprendo la mappa si scoprono le dimensioni generose dell’ambiente da esplorare, che non raggiungono però l’immensità di Daggerfall. Per evitare iter troppo ripetitivi, ora per viaggiare da un luogo all’altro basta richiamare la mappa (equivalente a 41 chilometri quadrati) e selezionare il villaggio o la città dove vogliamo andare. Oblivion calcolerà autonomamente il tempo trascorso nel viaggio. Questo vale comunque solo per i siti già visitati e le città principali: i luoghi più misteriosi bisognerà andarseli a cercare con pazienza. Quanto al motore grafico, una volta usciti dai tunnel delle prigioni del Re, l’emozione di trovarsi in un mondo straordinariamente complesso e ricco di dettagli è notevole, con l’erba che ondeggia, l’acqua che riflette il paesaggio circostante, corazze e armature che brillano al sole e fiori e piante incredibili per realismo e varietà. Buona l’interazione con gli oggetti, che rispondono quasi tutti alle leggi della fisica. Avvincenti le fasi di combattimento. Tutto questo si paga però con delle richieste hardware molto elevate, che tolgono gran parte dell’atmosfera a chi non ha un sistema all’altezza.

Votazione: 96

Autore: ITespresso
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