Thief Deadly Shadows

Management

Mano ferma e passo felpato? Attenti, Garrett è tornato!

Con il suo esordio, nel lontano 1998, Thief segnò la nascita del genere degli “stealth game”, ossia dei giochi tridimensionali incentrati sulla furtività dell’azione del protagonista. Fu uno straordinario successo, dal quale tutti “coloro che sono venuti dopo” hanno attinto idee e meccaniche di gioco a piene mani. Purtroppo anche IONStorm, che si è occupata dello sviluppo di questo terzo episodio, altro non ha fatto che riproporre tutte le idee di Looking Glass, lo sviluppatore originale, aggiungendo davvero poco del proprio sacco. Il gioco prevede dunque sempre la stessa ambientazione – oscura, gotica e medievaleggiante – la consueta struttura a missioni, il medesimo personaggio (Garrett il ladro) e, soprattutto, le stesse meccaniche. Le uniche novità sono costituite dalla possibilità di accedere a una visuale in terza persona e dall’aggiunta di un oggetto alla dotazione di Garrett (dei guanti per arrampicata che vanno a sostituire il rampino). L’idea di fondo comunque, è sempre la stessa: portare a termine una serie di furti e agguati, evitando lo scontro diretto con l’avversario, dal momento che questo è quasi sempre garanzia di morte sicura (uno spadino corto e un arco lento non sono quello che si dice un “equipaggiamento killer”). Diviene dunque tassativo imparare a muoversi silenziosamente, sfruttando le ombre o, che è lo stesso, evitando ogni fonte di luce. Per facilitare la valutazione della propria invisibilità agli occhi del nemico, un indicatore a foggia di cristallo, illuminandosi o scurendosi, indica in ogni momento l’efficacia della propria copertura. L’armamentario di Garrett comprende, comunque, un ricco assortimento di strumenti che hanno lo specifico compito di “spegnere ciò che è acceso” (le frecce ad acqua) ed “accecare chi può vedere” (dalle granate fumogene ai dardi stordenti) e che permettono di far fronte anche alle situazioni in cui la furtività deve necessariamente cedere il passo. Non è un caso che la parte più riuscita del gioco, insieme allo straordinario impianto sonoro, sia proprio quella che concerne la gestione delle ombre e delle fonti di luce in tempo reale. D’altronde, per il resto, il motore grafico tridimensionale (lo stesso di Deus Ex 2) si rivela piuttosto deludente. Le architetture sono ripetitive e poco ispirate, le texture piuttosto scialbe, per non parlare delle animazioni dei personaggi, che si muovono come pupazzi senz’anima e privi della benché minima movenza labiale. Un altro punto debole del gioco è l’erratica intelligenza artificiale di guardie e nemici: sebbene reagiscano anche troppo prontamente ai rumori e ai movimenti sospetti, talvolta non si rendono conto di fatti plateali o non percepiscono la presenza di Garrett neppure quando questi li sfiora se ha l’accortezza di rimanere in ombra. Questi difetti, uniti a una certa ripetitività dell’azione, alla monotonia degli ambienti e all’oscurità perennemente imperante rischiano di far scemare l’interesse di chi non sia seriamente appassionato dopo qualche ora appena di gioco. Non si può dire che Deadly Shadows sia brutto, ma bisogna ammettere che il gioco è anni luce dai quei livelli di eccellenza che invece pareva lecito potersi aspettare dall’ennesimo capitolo di una simile saga. Testo e sottotitoli in italiano.

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore