Tim Berners-Lee: Open Data nel pubblico, privacy nel privato

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Tim Berners-Lee: Open Data nel pubblico, privacy nel privato
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Dati pubblici aperti, dati privati tutelati dalla privacy. Lo chiede il padre del Web, Tim Berners-Lee

Dopo aver messo in guardia gli Stati contro la cyber-sorveglianza del caso Nsa, il padre del Web, Tim Berners-Lee, torna a parlare di Open data e privacy, due concetti che non sono in contrapposizione: i dati pubblici devono essere aperti, mentre i dati privati dovrebbero essere protetti dalla privacy.

Tim Berners-Lee: Open Data nel pubblico, privacy nel privato
Tim Berners-Lee: Open Data nel pubblico, privacy nel privato

Ai Paesi serve stabilire un insieme di princìpi sulla vita digitale” ha spiegato Sir Tim Berners-Lee, in occasione dell’evento organizzato da Telecom Italia per svelare il nuovo marchio Tim.

Fondatore della World Wide Web Foundation, che traccia la censura globale, Tim Berners-Lee ritiene che sia necessario istituire princìpi sulla vita digitale. Ma essi non devono rimanere lettera morta e buone intenzioni, bensì devono essere implementati dai governi. Approva la Dichiarazione dei diritti in Internet, in precedenza noto come Internet Bill of Rights, ma non se rimane nei confini nazionali, serve a poco: sarebbe importante trovare una sintesi in una versione internazionale fra tutti gli Stati, tuttavia una dichiarazione valida in tutto il mondo rischierebbe di essere eccessivamente generica.

Il padre del Web ora è impegnato in un’iniziativa che consenta “agli utenti di essere davvero proprietari dei loro dati e di decidere se come e quando condividerli“. Invece gli Open data vanno aperti tutti, anche perché Internet ha un forte impatto nella crescita economica. Insomma il Web conviene e fa bene al PIL, ma soprattutto per i governi è giunta l’ora di aprire tutti i dati ai cittadini.

Autore: ITespresso
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