Titan Quest

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Portare a termine questo gioco è veramente? un’impresa titanica!

Forse è la miglior riedizione di Diablo vista da dieci anni a questa parte. Una definizione un po’ cinica, ma che a nostro avviso descrive accuratamente non solo la natura di Titan Quest, ma anche il suo maggior pregio, ovvero l’aver saputo riscaldare al meglio una ?minestra d’autore?. Era dai tempi di Sacred che non si vedeva ?un gioco di ruolo d’azione? così ben realizzato e, soprattutto con così tanto carattere. Le meccaniche non riservano sorprese: si tratta in buona sostanza di combattere senza sosta contro una miriade di mostri a colpi di clic del mouse, raccogliendo oggetti ed equipaggiamenti. Scontro dopo scontro il personaggio accumula esperienza, sale di livello, può procurarsi armi via via più potenti e, soprattutto, può specializzarsi in tecniche di combattimento avanzate e acquisire particolari abilità. La possibilità di caratterizzare a fondo il proprio eroe è un modo, abbastanza riuscito, di mitigare l’estrema linearità del gioco. Il personaggio può appartenere a una classe scelta tra le otto disponibili e, una volta raggiunto l’ottavo livello, può entrare a far parte di una seconda, così da generare una figura ibrida in grado di cavarsela tanto nel combattimento quanto nell’uso delle arti magiche. Con l’aumentare dell’esperienza, le classi prescelte possono essere ulteriormente sviluppate sia nel loro complesso, sia nelle singole abilità specialistiche che le contraddistinguono. L’ambientazione scelta per Titan Quest è molto suggestiva: l’azione si svolge nelle località e nei periodi resi celebri dalla mitologia classica, con ampie ?licenze ludiche? che fondono mito e storia in un originale impasto dal sapore leggendario. Si parte dalla Grecia classica, con tutto il suo bagaglio di miti, per passare all’Egitto dei Faraoni, fino a scivolare nei misteri dell’esotica Cina del Gran Khan. È proprio nella capacità di rendere visivamente questi affascinanti scenari che Titan Quest dà il meglio di sé. Il comparto grafico unisce infatti una straordinaria varietà di ambienti e mostruosità nemiche a una cura maniacale per il dettaglio: l’alternarsi di giorno e notte, le increspature dell’acqua, lo stormir di fronde e mille altri piccoli particolari, rendono gli scenari qualcosa di più che un semplice fondale per l’azione. Senza contare che il motore grafico si presta a essere facilmente scalato per ?entrare in sintonia? con la specifica dotazione hardware del proprio PC. Purtroppo non c’è rosa senza spine e Titan Quest non fa eccezione. Il difetto più fastidioso è sicuramente costituito dal minuscolo inventario, del tutto sproporzionato rispetto alla pletora di oggetti che il gioco offre tra bottini, acquisti e ricompense: ogni sessione si trasforma rapidamente in un continuo ?micro-management? dell’inventario, fatto di lunghe riflessioni, scelte dolorose e difficili riposizionamenti nel modestissimo spazio a disposizione. A confronto dell’inventario il sistema di salvataggio ci ha addirittura strappato una smorfia di dolore. Ogni partita può essere salvata solo in corrispondenza di specifici punti del percorso, indicati dalla presenza di speciali fontane (le cosiddette ?sorgenti della rinascita?). Il fatto drammatico non sta tanto nella mancanza della possibilità di salvare in ogni momento, quanto nella disposizione, assolutamente maldestra, di questi check-point sistemati sadicamente nei punti meno opportuni delle mappe: un’incomprensibile scelta di design che ci spinge a sconsigliare il gioco, seppure molto bello, a coloro che si perdono d’animo facilmente.

Autore: ITespresso
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