Il tonfo del Nasdaq

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Startup e rischio bolla
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Twitter ha lasciato sul terreno il 44%, Amazon ha perso il 23%, Facebook perde il 18% e Netflix arretra del 28%. In questa nuova tempesta del Nasdaq, ad attrarre sono i vecchi brand dell’IT, da Microsoft a Oracle, da Cisco a Intel

Gli investitori temono lo spettro del marzo 2000, quando avvenne lo sboom della bolla della Net economy. Questa settimana si apre dopo sei settimane dure e pesanti per le azioni tecnologiche. Intel, Oracle, Microsoft e Cisco, i quattro cavalli di razza che hanno resistito anche nel 2000, hanno registrato rally dall’inizio di marzo: anche oggi sono i titoli rifugio di chi vuole investire nel mercato IT, ma senza esporsi troppo con titoli ad “alta crescita, ma crush rapido” come Netflix.

La settimana scorsa è stata archiviata con un calo dell’1,3% del Nasdaq, che seguiva il -3,1%  di giovedì. Rispetto ai massimi di marzo, Twitter ha lasciato sul terreno il 44%, Amazon ha perso il 23%, Facebook perde il 18% e  Netflix arretra del 28%.

Ad attrarre sono oggi i vecchi nomi, quelli che hanno resistito a bolle ancora più letali: i cavalli di razza catalizzano l’attenzione degli investitori perché crescono, ma le loro azioni non sono sopravvalutate, inoltre hanno portafogli ampi e riserve di contante in cassaforte. Sono viste come solidi rifugi contro la tempesta in arrivo.

Twitter ha lasciato sul terreno il 44%, Amazon ha perso il 23%, Facebook perde il 18% e Netflix arretra del 28%. In arrivo una nuova bolla al Nasdaq?
Twitter ha lasciato sul terreno il 44%, Amazon ha perso il 23%, Facebook perde il 18% e Netflix arretra del 28%. In arrivo una nuova bolla al Nasdaq?

Sembra di giocare in difensiva con i titoli che sono a sconto” spiega Oak Associates, che guarda alle aziende con alti livelli di cash e buoni margini di profitti: meglio investire in questi titoli che in utility, che sì danno dividendi ma non crescono.

Netflix e TripAdvisor hanno perso il 20% del loro valore, mentre i componenti Dow come Intel e Cisco Systems registrano, rispettivamente, una crescita del 5.7% e del 3%. Anche Microsoft è salito del 2.3% e viaggia sui valori che aveva ai tempi dello scoppio della bolla Dot.com nel 2000.

Anche IBM è sotto del 40% il suo valore intrinseco misurato da StarMine, mentre Facebook e Netflix supererebbero questa soglia anche se i titoli perdessero un altro 50%.

Ipervalutazioni sono all’origine della bolla? Workday è scambiata a 30 volte i suoi ricavi e non ha mai registrato un utile. Splunk, 23 volte; Netsuite, 15. Meglio è Netsuite a 8,2 volte.

Ma il cloud computing rimane solido: IHS ritiene che la spesa nel cloud passerà da 174 miliardi di dollari previsti nel 2014 a 235 miliardi di dollari nel 2017, mettendo a segno un incremento del 35%.

Infine, diamo uno sguardo a Apple: è l’azienda con maggiore capitalizzazione, ma viaggia sotto i record del 2012. Pur essendo sotto il suo valore intrinseco, gli investitori sono scettici su un recupero, nonostante le voci su iWatch e iPhone 6. Apple è arretrata di appena l’1.3% da marzo, ma ha fatto meglio del crollo del 7.2% del Nasdaq. Morgan Creek Capital Management ritiene che Apple sia un titolo “in-betweener”: “In crescita, ma non così tanto come altre aziende del vecchio mondo: “Ha il meglio di entrambi i mondi, ma anche il peggio di ambedue“.

Il tonfo del Nasdaq è sotto i nostri occhi. Ma titoli e settori solidi ci sono, per chi vuole mettersi al riparo dalla tempesta.

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