Tony Blair contro il cyberbullismo su YouTube

Aziende

Il sito di video sharing di Google deve vedersela non solo contro la piaga
della pirateria, ma anche contro nuovi fenomeni sociali di violenza giovanile

A YouTube il governo inglese ha chiesto maggiore responsabilità. Senza arrivare a chiedere di rimuovere i video dei bulli, il governo di Tony Blair ha rotto gli indugi contro la nuova piaga. Dopo i video che prendevano in giro il re Thailandese (rimossi, ma poi moltiplicatisi in poche ore), YouTube deve affrontare una nuova emergenza: il cyberbullismo che dilaga in Occidente. Per una volta non si tratta di pirateria (YouTube è nel mirino di Viacom da settimane). Ma il tema è di quelli altrettanto scottanti: video clip che ritraggono impietosamente abusi su insegnanti e studenti abbondano sul sito di video sharing (in Italia il caso è all’ordine del giorno da mesi), e anche Tony Blair è sceso in campo, o meglio nella rete, per chiedere ai siti come YouTube “maggiore responsabilità e di assumersi un obbligo morale contro la diffusione del bullismo”. La Bbc ha riportato un sondaggio dei mesi scorsi secondo cui il 17% degli insegnanti del Regno Unito ha ricevuto molestie e subito episodi di bullismo via Rete (dall’email alle chat, dal Web). Lo stop ai filmati dei bulli su YouTube è un richiamo diretto da parte del governo inglese alle grandi aziende (vedi Google, YouTube eccetera). In Italia, per arginare il fenomeno in ascesa, il ministro Fioroni ha stilato un decalog o (soprattutto contro l’uso dei videofonini in aula). Ma additare YouTube dell’esplosione della violenza giovanile, sembra un po’ come la strategia non lungimirante dello struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia: non argina il problema, ma evita soltanto di guardarlo in faccia e affrontarlo di petto.

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