Toshiba vende la divisione chip al consorzio guidato da Bain Capital

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Nelle prossime ore sarà ufficializzata la vendita della divisione chip di Toshiba al consorzio capitanato da Bain Capital e di cui fanno parte SK Hynix, la Banca dello Sviluppo del Giappone, Apple, Dell, la giapponese Hoya e Seagate Technology. L’operazione è valutata 18 miliardi di dollari

Toshiba ha siglato l’accordo definitivo per vendere la propria divisione dei chip di memoria flash ad un consorzio guidato dal fondo di investimento statunitense Bain Capital per circa 2 mila miliardi di yen (18 miliardi di dollari).

Secondo quanto si evince dalle informazioni sul sito della Borsa Italiana, il consorzio che ha acquistato la divisione include la sudcoreana SK Hynix, la Banca dello Sviluppo del Giappone, assieme a Apple e Dell. Ne fanno parte anche la giapponese Hoya e Seagate Technology, società del data storage. Il conglomerato nipponico, produttore numero due al mondo di memorie Nand Flash, ha bisogno di raccogliere il denaro della vendita della divisione di memorie di massa entro la fine dell’anno fiscale, il prossimo 31 marzo, per far fronte alle perdite miliardarie registrate dalle attività nucleari in Usa e impedire il delisting del titolo dalla Borsa di Tokyo.

Toshiba, che manterrà comunque una quota nella divisione, prevede quindi di chiudere l’accordo entro il 31 marzo e auspica di recuperare un valore netto positivo entro la fine dell’anno fiscale. L’acquisizione verrà finanziata con 350 miliardi di yen da Toshiba, 212 miliardi di yen da Bain e 27 miliardi da Hoya. Hynix investirà 395 miliardi di yen, mentre gli investitori statunitensi aggiungeranno 415,5 miliardi di yen.

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Toshiba vende la divisione chip

Già nelle prossime ore potrebbe arrivare l’annuncio di questo accordo che chiuderebbe il cerchio sulla vicenda che ha coinvolto Toshiba e Western Digital. Tutto ruotava attorno al fatto che Toshiba accusasse Western Digital di eseguire una campagna di “interferenza intenzionale” con il processo di vendita. Tutto partì dall’intenzione di Toshiba di procedere a uno spinoff delle attività collegate alla produzione di memorie e di cedere parte di questo business una volta completata l’operazione.

Lo spinoff riguardava anche le attività di produzione delle memorie flash per lo storage SSD ma non comprendeva quelle legate ai sensori d’immagine. L’operazione era nell’aria, perché la casa giapponese ha un evidente bisogno di fondi da mettere a bilancio dopo che l’acquisto della statunitense CB&I Stone & Webster da parte della controllata Westinghouse si è rivelato un grosso problema finanziario. L’acquisizione riguardava il settore degli impianti nucleari e si è formalmente completata alla fine del 2015.

Da allora Westinghouse aveva scoperto che completare la costruzione dei nuovi impianti che ha assorbito con CB&I avrebbe comportato un costo superiore al previsto di diversi miliardi di dollari. Da qui l’idea di scorporare la produzione di memorie: questo business, nel 2015, ha portato in cassa a Toshiba circa 845 miliardi di yen di ricavi e 110 di utili operativi, circa i tre quarti dei profitti di tutta l’azienda. 

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