Tra Toshiba e Western Digital spuntano gli avvocati

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Toshiba ‘accusa’ Western Digital di eseguire una campagna di “interferenza intenzionale” con il processo di vendita dei chip

Tra Toshiba e Western Digital, la battaglia si disputa a colpi di avvocati. O meglio a colpi di lettere di avvocati. Tutto ruota attorno al fatto che Toshiba ‘accusa’ Western Digital di eseguire una campagna di “interferenza intenzionale” con il processo di vendita. Tutto parte dall’intenzione di Toshiba di procedere a uno spinoff delle attività collegate alla produzione di memorie e di cedere parte di questo business una volta completata l’operazione.

Lo spinoff riguarda anche le attività di produzione delle memorie flash per lo storage SSD ma non comprende quelle legate ai sensori d’immagine. L’operazione era nell’aria, perché la casa giapponese ha un evidente bisogno di fondi da mettere a bilancio dopo che l’acquisto della statunitense CB&I Stone & Webster da parte della controllata Westinghouse si è rivelato un grosso problema finanziario. L’acquisizione riguarda il settore degli impianti nucleari e si è formalmente completata alla fine del 2015.

Toshiba SSD A100
Toshiba SSD A100

Da allora Westinghouse ha scoperto che completare la costruzione dei nuovi impianti che ha assorbito con CB&I comporterà un costo superiore al previsto di diversi miliardi di dollari. Da qui l’idea di scorporare la produzione di memorie: questo business nel 2015 ha portato in cassa a Toshiba circa 845 miliardi di yen di ricavi e 110 di utili operativi, circa i tre quarti dei profitti di tutta l’azienda. A febbraio scorso, l’acquirente maggiore indiziato era Western Digital, con cui Toshiba già co-gestisce il maggiore impianto al mondo per la produzione di memorie flash: quello giapponese di Yokkaichi che era rientrato nella fusione con SanDisk.

Oggi la novità. Toshiba avverte Western Digital di non interferire sul business e sulla trattativa di un business che, secondo il Financial Times, si aggirerebbe intorno a 20 miliardi di dollari per il mercato delle memorie chip. Secondo le lettere degli avvocati, che sono cadute nelle mani dell’Associated Press, questa sarebbe la risposta più forte di Toshiba al colosso americano, reo, secondo le accuse di aver inscenato una campagna impropria di interferenze intenzionali con il tentativo di Toshiba di vendere il business dei chip.

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La risposta di Toshiba, potrebbe essere riconducibile ad alcuni episodi secondo i quali, proprio in una lettera al consiglio di amministrazione di Toshiba, Western Digital abbia puntato i piedi e sostenuto l’esigenza di avere diritti esclusivi di negoziazione. Secondo Western Digital la vendita dei chip senza il proprio consenso sarebbe una violazione del loro accordo di joint venture. Toshiba ha rifiutato questa argomentazione e in una intensificazione delle ostilità, ha minacciato di bloccare i dipendenti di Western Digital da tutti i locali e le banche dati di Toshiba coinvolti nel chip making joint venture.

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