Tre atteggiamenti della Generazione Mobile che in azienda mettono a rischio i dati e la sicurezza

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Tre atteggiamenti della Generazione Mobile che in azienda mettono a rischio i dati
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Oggi l’ambiente di lavoro agevola la condivisione a discapito della sicurezza. Aruba Networks analizza la “generazione mobile”, definendo l’Italia è il terzo Paese più a rischio in Europa

Aruba Networks ha analizzato la “generazione mobile” (#GenMobile), scoprendo che l’Italia è il terzo Paese più a rischio in Europa a causa della condivisione insicura di dispositivi.

Oggi l’ambiente di lavoro agevola la condivisione a discapito della sicurezza. Emerge, inoltre, che aziende più evolute dal punto di vista IT in settori fortemente regolamentati, uomini con alto livello di reddito e mercati emergenti  mettono più a rischio la sicurezza dei dati aziendali.

Tre atteggiamenti della Generazione Mobile che in azienda mettono a rischio i dati
Tre atteggiamenti della Generazione Mobile che in azienda mettono a rischio i dati e la sicurezza

Lo studio, intitolato “Securing #GenMobile: Is Your Business Running the Risk?“, condotto su 11.500 professionisti di 23 Paesi, fotografa la propensione  dei dipendenti a condividere i dispositivi e le informazioni. Si tratta di un’attitudine in forte aumento con un impatto che mette a rischio la sicurezza di dati in azienda. Ma a rischio sono sia i sistemi personali che aziendali.

La ricerca si focalizza sulla nuova generazione Mobile, composta da utenti esperti che delegano ai dispositivi mobili ogni aspetto della propria professione e delle comunicazioni personali.

Dallo studio, svolto a livello internazionale, emerge che le differenze di età, sesso, livello di reddito, settore e posizione geografica hanno un impatto diretto sulla sicurezza dei dati aziendali.

Sono tre gli atteggiamenti della Generazione Mobile più pericolosi per i dati aziendali analizzati da Aruba Networks: la condivisione, lo sprezzo del pericolo e l’approccio fai da te.

  • La condivisione. Sei dipendenti su dieci condividono regolarmente dispositivi personali e di lavoro con altri utenti. Quasi un quinto degli intervistati non adotta  password per proteggere i dispositivi, il 22% dei dipendenti ha ammesso di non aver effettuato una condivisione sicura. I dati relativi al piano globale riguardano anche per l’Italia dove, in particolare, il 23% di chi non imposta password, dichiara di farlo per poter semplificare la condivisione del proprio dispositivo con altri.
  • L’indifferenza verso le procedure sicure. La sicurezza IT crolla al quinto posto, dietro a brand e sistema operativo, nella classifica dei fattori che la #GenMobile adopera nelle scelte d’acquisto di nuovi dispositivi. Quasi 9 intervistati su 10 (87%) assumono che al reparto IT sia affidata la loro sicurezza; circa un terzo (31%) ha perso dati a causa di un uso scorretto del dispositivo mobile. In Italia, il 35% ha perso informazioni o dati personali e l’8% ha perso dati di carattere finanziario della propria organizzazione. Nella scelta di acquisto di un nuovo dispositivo, la sicurezza è al terzo posto dopo OS e prezzo. Il 91% sostiene che il reparto IT della propria azienda abbia attuato misure adeguate per proteggere device e applicazioni, l’88% si affida ad esso per la protezione dei dati personali.
  • L’approccio fai-da-te. Più della metà (56%) degli intervistati dice di non seguire i consigli del proprio responsabile per terminare un progetto, un’altra metà (51%) affermano che il Mobile genera maggiore produttività e condivisione, oltre tre quarti (77%) sono pronti a risolvere in autonomia problemi tecnici. In Italia, resta elevata – anche se scende leggermente(47%) rispetto al dato globale – la percentuale di dipendenti disposta a disobbedire al proprio responsabile; il 54% dichiara che l’adozione di device mobili incrementa la produttività; il 72% ha gestito in autonomia problemi tecnici o ritiene di poterlo fare.

I dati persi affliggono il settore finanziario (nel 39% dei casi, il 25% in più rispetto alla media degli altri settori). La PA subisce meno furti di dati.

I dipendenti di aziende tecnologiche corrono più rischi, quasi due volte (46%) superiori, di quelli che operano nella sanità o nell’istruzione: sono più propensi a rinunciare alle password.

Gli insegnanti tendono più di altri (28%) a scrivere le password su supporti cartacei rispetto ai dipendenti del settore IT. Gli educatori hanno ottenuto il punteggio inferiore, rispetto agli altri settori, sull’uso di password per la protezione degli smartphone personali.

Gli uomini sono più esposti (20%) nella perdita i dati personali o di clienti a causa dell’uso scorretto dello smartphone, hanno il 40% di possibilità in più delle donne di cadere vittima del furto d’identità.

I giovani sono più a rischio: i dipendenti Over55 hanno la metà delle probabilità di essere vittima del furto di identità o di perdere dati personali e di clienti in confronto ai dipendenti più giovani. La fascia d’età più a rischio nella perdita di dati e nel furto di identità è quella dei dipendenti che hanno tra i 25 e 34 anni.

I pericoli crescono di pari passo con il reddito. I dipendenti nella fascia di reddito di 60mila dollari, rispetto ai dipendenti che guadagnano meno di 18mila dollari, hanno una probabilità due volte maggiore di perdere i dati finanziari dell’azienda e sono più esposti (20%) nella perdita di dati personali per l’uso scorretto o il furto del dispositivo mobile. In tema di condivisione delle password dei dispositivi, la percentuale dei dipendenti che guadagnano più di 75mila dollari è tre volte più disposta a condividere le password rispetto ai colleghi sotto ai1 8 mila dollari.

I mercati emergenti e ad alta crescita come Cina, Thailandia ed Emirati Arabi Uniti (UAE) sono classificati fra i Paesi più a rischio. Assumere più rischi equivale a maggiore crescita e a migliori opportunità.

I Paesi più sicuri sono i mercati occidentali tra cui Stati Uniti, Regno Unito e Svezia.

Più di un terzo delle imprese (37%) non ha adottato alcun tipo di policy di base per gestire i dispositivi mobili – in Italia la percentuale sale al 38%. Quasi un quinto (18%) dei dipendenti non ha configurato una password – il 10% degli italiani accede a qualsiasi dispositivo con la stessa password, dai siti alle applicazioni web –, tanto che i dipendenti non sono protetti da una strategia basica in tema di sicurezza.

Secondo Aruba Networks, se le aziende considerassero strategica la sicurezza, potrebbero sfruttare l’approccio della Generazione Mobile orientato alla condivisione delle informazioni per trainare l’innovazione dell’impresa: “Nella realtà iper-connessa in cui viviamo le aziende devono coltivare la creatività e ridurre al minimo i rischi derivanti dalla perdita di dati e informazioni. E portare i dipendenti ad avere un atteggiamento responsabile verso la connettività e la sicurezza dei dati, individuando le preferenze dei singoli lavoratori ai diversi livelli in base a differenti contesti al fine di realizzare un’infrastruttura sicura intorno a loro”.

Infine, Aruba Networks ha messo a punto il Security Mobile Risk Index a cui le imprese possono accedere per confrontare il livello di sicurezza in ambito mobile con altre aziende di settori e Paesi diversi.

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Autore: ITespresso
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